lunedì 7 luglio 2014

SIMENON SIMENON. DESTINAZIONE TAHITI, VIAGGIO O VACANZA?

Marzo 1935. Simenon è partito nel dicembre dell'anno prima dal porto di Le Havre per fare il giro del mondo. A febbraio del '35 sbarca  in quella che Tigy, la sua prima moglie, descrive come "...l'isola dell'amore, dei fiori, della dolcezza del vivere, conosciuta da tutti per il suo charme seducente..." (Souvenir - Gallimard 2004). I coniugi Simenon sono sistemati a una dozzina di chilometri da Papeete. Simenon è lì ma, come al solito, non per fare il turista, infatti vi rimane ben due mesi, fortemente intenzionato a conoscere e scandagliare bene l'isola, gli abitanti, le tradizioni, le abitudini... E' sbarcato sotto una pioggia battente, ma poi il sole e il clima gli peretteranno di fare una vita da tropici... Anche se in qualche modo si tratta di tropici casalinghi. Tahiti infatti faceva e fà tutt'oggi parte della Polinesia francese, tanto che Papeete è ancora comune francese. Anche qui Simenon non si ferma, e finisce di scrivere Ceux de la soif (uscito poi per Gallimard nel '38). Questo giro intorno al mondo serve al romanziere anche a cercare quel famoso "uomo nudo" da lui spesso citato, senza condizionamenti sociali, senza le sovrasrutture della cosiddetta civiltà, convinto com'era che tra le popolazioni più primitive si
potesse cogliere meglio l'essenza più intima comune a tutti gli uomini. Ma come abbiamo detto, Tahiti era una colonia francese e quando Simenon sbarca finisce sulle prime in un hotel, il Blue Lagon, che lui stesso definisce "stile Montparnasse". Ma qui, come ci racconta lui stesso "... era capitato in mezzo ai Bianchi in pantaloni corti, che praticavano il culturismo sulla spiaggia, dove rimanevano anche ad abbronzarsi... tutto ciò puzzava così intensamente di Saint-Tropez che decisi di partire... al Blue Lagon ero in una colonia yankee e non a Tahiti...". I coniugi Simenon trovano sistemazione in un'abitazione tipica dei mahori, con un pianta ovale, costruita in bambù, con il tetto in foglie di pandano, e con diverse aperture, ma senza porte né finestre. Quella era la vera Thaiti, dove poteva stare a contatto con la popolazione locale e, per quanto possibile, vivere come loro.
Le fotografie utilizzate in questo post appartengono alla Fondazione Simenon

4 commenti:

Andrea Franco ha detto...

tra i romanzi firmati simenon ambientati a tahiti ricordiamo long cours(1935) touriste des bananes(1938),
Le passager clandestin(1947),vi è anche un romanzo precedente al viaggio:l homme de proie(georges sim),in piu va aggiunto il racconto Little Samuel à Tahiti del 1939

Andrea Franco ha detto...

va ricordato anche il reportage "en marge des meridiens"pubblicato su marianne nel 1935 proprio.si tratta di 11 articoli raccontando aneddoti su tahiti tra il serio e il faceto,una lettura molto apprezzabile

Anonimo ha detto...

Simenon Maigret e il fiuto del segugio


I cani hanno uno sguardo. E occhi indagatori. E la coda di pavone drizzata e scodinzolante. La coda parla. è davvero strano che i cani non parlino. Secondo me dio con gli animali ha sbagliato molto di più rispetto all’uomo.

I cani sono degli accaniti investigatori. E scrivono come George Simenon invece che sulla carta sui muri scrostati, ma nessuno ha letto i loro romanzi. E scrivono anche poesie.
In un misto di allegria e tristezza i cani ci guardano. In lungo e in largo. Dal basso verso l’alto. Noi sempre dall’alto, in una nera dura cocciutaggine malata.

I cani per farsi ascoltare sbuffano. Pisciano. E guardano.
I cani quando dormono sono come le suocere, ovvero
vigili; dormono ma l’occhio è a 360 gradi, e vigile.
I cani ti guardano accaniti dal basso verso l’alto. E fanno una vita da marciapiede e pisciano in maniera romantica.

Gli sguardi dei cani e i nostri non si incontrano mai dritti e quando si incontrano sono tutti storti. C’è un dislivello.
I cani hanno sempre un sacco di cose da dire, ma gli manca la parola. Dicono che è nella coda l’apparato foniatra dei cani, però è un apparato afasico. E poi una coda è una coda.

La differenza principale tra i cani e gli umani è costituita dalla posizione per urinare che assumono entrambe le specie.
La donna canesca abbassa il culo e allarga le zampe. L’uomo cane invece alza la gamba e piscia. Le donne sia cane che umane quando vanno in bagno dopo che è uscito l’uomo cane sbraitano sempre. Mai a centrare il buco i cretini. Pisciano tutto intorno come se stessero a innaffiare il giardino.

Se dio avesse dotato i cani dell’apparato foniatrico sviluppato e funzionante come quello dei cani umani di certo avrebbero fatto una schifezza mille volte il pensiero umanoide. I cani sono come gli schiavi alla Kunta Kinte.
Anche quando sono alla corte delle famiglie ricche e per loro l’osso e tutto il resto è assicurato.Adesso però devo smettere di scrivere perché è arrivata lei con cui devo guardarmi negli occhi. E’ straordinaria. Parla. Mi ha donato una figliata di tredici cuccioli. E’ Lelloccia, la mia compagna.


Armando T

Maurizio Testa ha detto...

Gentile Armando, siamo assolutamente d'accordo che i cani siano... accaniti! Ma quanto al fiuto da "segugio" di Maigret la questione é un po' più complessa. Infatti non è proprio un fiuto, anche se Simenon ci dice più volte che il commissario "annusa" l'aria o meglio l'atmosfera. Ma quell'annusare gli serve solo per capire dove dovrà installarsi, per sedersi e poi" impregnarsi" come una spugna degli umori, delle abitudini, della mentalità, delle dinamiche interpersonali del "milieu" in cui si è consumato il delitto o il reato. Solo una volta che Maigret sarà diventato parte di quell'ambiente e riuscirà a ragionare come quelli che in quell'ambiente vivono, allora sarà sull'onda giusta per riuscire a risolvere il caso del momento.