martedì 8 luglio 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET (CERVI) A PIGALLE TROVA L'ASSASSINO, MA NON IL SUCCESSO


Il grande passo, dal piccolo al grande schermo. Stiamo parlando di Maigret a Pigalle, l'unica trasposizione cinematografica del romanzo simenoniano  realizzata dal regista Mario Landi e da Gino Cervi. Siamo nel 1966 la coppia ha portato a termine con grande successo la prima serie di quattro episodi televisivi de Le inchieste del commissario Maigret per la Rai e sta preparando la seconda serie. Sono tredici milioni e mezzo gli italiani che hanno seguito i primi quattro episodi e aumenteranno nel secondo, nel terzo e nel quarto ciclo fino ad arrivare a punte di oltre diciotto milioni di spettatori.
I presupposti per farne un film quindi c'erano tutti, o quasi. Infatti mentre Cervi aveva alle spalle una considerevole carriera cineatografica, Mario Landi aveva avuto solo qualche esperienza, e non el tutto brillante, ed era soprattutto un regista televisivo di tutto rispetto.
Il film infatti non replicò il successo dello sceneggiato televisivo, anche se la produzione italo-francese (Riganti produzione cinematografica - Roma,  Les films number one - Parigi) riuscì a piazzare la pellicola oltre che in Francia, anche in Germania e in Turchia.
Ma cerchiamo di capire perchè non funzionò. Trattandosi di una trasposizione per il cinema fu introdotta un po' di azione, come l'inseguimento automobilistico nel tunnel del Pont de l'Alma. Un poliiesco senza azione al cinema non avrebbe funzionato? Forse per compensare quella sceneggiatura un po' lenta, con molti interni, che dava allo sceneggiato tv una dimensione quasi teatrale, non congeniale al grande schermo?
Inoltre, come è lecito immaginare, il pubblico accorso era quello che seguiva il Maigret della Rai e non deve essere rimasto contento, ad esempio, di non ritrovare gli ispettori che aveva avuto modo di conoscere in tv (Mario Maranzana: Lucas, Manlio Busoni: Torrence, Daniele Tedeschi: Janvier, Gianni Musy: Lapointe). Ma la lacuna più grossa forse era la mancanza di M.me Maigret, quell'Andreina Pagnani che il pubblico italiano amava moltissimo.
Insomma un Maigret diverso, senza il suo contorno abituale, con quell'azione che non si trovava né nei romanzi, né negli sceneggiati. Insomma un Maigret diverso, anche se la recitazione di Cervi riscuoteva comunque i suoi consensi.
Abbiamo detto della sceneggiatura, in tv era affidata tra gli altri a Diego Fabbri e Romildo Craveri, mentre per il film Landi era affiancato da Sergio Amidei, vecchia volpe del cinema che aveva lavorato con registi del calibro di Camerini, Rossellini, De Sica, Monicelli, Lizzani... candidato quattro volte all'Oscar, vincitore di due David di Donatello e di due Nastri d'Argento...insomma le carte c'erano tutte. E poi anche per la colonna sonora era stato chiamato un musicista di tutto rispetto, Armando Trovajoli. Nel cast invece non si trovano nomi di richiamo eccetto Lila Kedrova (la Rose) attrice francese di origine russa, ma non conosciuta in Italia, e Riccardo Garrone (l'ispettore Torrence)... un po' poco.
Il film non ebbe un sequel, prova che non era andato secondo le aspettative.
A rivederlo oggi, si può dire  che il film parte bene ma poi si perde un po' per strada. Ma sopratutto nella preoccupazione di farne un prodotto adatto al cinema, si è persa quell'approfondimento psicologico che è uno dei tratti fondamentali dei Maigret.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

si tratta dell unico maigret/cervi a colori