lunedì 1 settembre 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET SOTTO IL PONTE DI BERCY


Proponiamo oggi un racconto di un nostro appassionato lettore, Paolo Secondini, che ci presenta un Maigret un po' insolito, ma non per questo meno intrigante    . Ricordiamo a tutti che chi volesse inviare un racconto alla rubrica "...MAGARI COME SIMENON..." potrà farlo all'indirizzo simenon.simenon@temateam.com 
Buona lettura.



Erano circa le nove di una gelida sera di febbraio. 
Piovigginava.  
L’immancabile pipa tra i denti, il commissario Maigret si calcò il cappello sulla testa, poi si strinse al collo il bavero del cappotto.
In piedi, sotto il ponte di Bercy, aspettava il suo uomo.
Aveva voluto agire da solo, anziché incaricare una squadra di agenti. Voleva levarsi la soddisfazione di arrestare personalmente François Silorio, uno dei fuorilegge più ricercati di Parigi.
Un informatore della polizia aveva assicurato che Silorio sarebbe passato quella sera sotto il ponte di Bercy. La sua mèta era il battello Le vagabond, su cui ad attenderlo c’era la sua giovane amante, Giselle Dourdin.
Il commissario tremava dal freddo…
No, non era paura, la sua!
Aveva dovuto imparare a dominarla. E da un pezzo.
In quell’istante gli tornarono in mente le parole della signora Maigret:
Mi raccomando, non ti esporre, sii sempre prudente... Non sei più un giovanotto!... Ricorda che hai a che fare con individui privi di scrupolo, dalla rivoltella sempre pronta… Potresti restare ferito…
Il commissario conosceva assai bene i rischi del proprio mestiere; sapeva che molti poliziotti, tutti bravi ragazzi, avevano perso la vita nell’adempimento del loro dovere.
Era un poliziotto anche lui: non poteva tirarsi indietro per nessuna ragione. Anzi, doveva essere, per i suoi subalterni, esempio di coraggio e determinazione.
A un tratto, sentì dei passi avvicinarsi dalla sua parte. Gettò, rapidamente, lo sguardo verso destra, poi si nascose nell’ombra.
François Silorio era un tipo coriaceo, spietato; un tipo che più di una volta aveva affermato spavaldamente, ma con decisione, che nessun poliziotto lo avrebbe catturato vivo, che avrebbe venduto la pelle a caro prezzo.
C’era da credergli.
Maigret si tolse di bocca la pipa ormai spenta; la cacciò nella tasca del cappotto. Tirò fuori la pistola e serrò le mascelle.
Quando i passi furono alquanto vicini, uscì allo scoperto.
Riconobbe, alla vivida luce di un lampione, il volto di Silorio.
«Fermo!» intimò Maigret con durezza. «Non un movimento. Sono armato.»
Seguirono pochi secondi di silenzio.
«Buonasera, signor commissario,» disse, inaspettatamente, il fuorilegge. «Ma che bella sorpresa!»
«Che sia una sorpresa ne convengo, ma bella non direi, soprattutto per te… Lo sai perché sono qui?»
«Ma certo!» fece l’altro annuendo. «Per arrestarmi.»
«Ti consiglio di non fare gesti inconsulti, se non vuoi che spari.»
François Silorio sorrise leggermente, poi scosse la testa.
«Sparare lei? Non credo... Non si è mai sentito che il commissario Maigret, della polizia giudiziaria, abbia usato la propria pistola contro qualcuno.»
«Fa’ in modo, allora, che io non la usi neanche stasera. Dipende da te.»
«Non mi muoverò, commissario. Stia tranquillo. Non farò il minimo gesto… inconsulto.» Tacque un istante. Si schiarì la voce. «E poi, cosa vuole che faccia con questi?» aggiunse Silorio mostrando un gran mazzo di fiori gialli, che diffondevano intorno un profumo gradevole, intenso.
Ancora con la pistola puntata, Maigret rimase a fissarli, poi si spinse appena il cappello sulla nuca.
«Confesso che non ti capisco,» disse infine, crollando le spalle. «Mi aspettavo che avresti reagito, perfino rabbiosamente; per lo meno che avresti cercato di fuggire, invece… Eccoti qua a discutere con un poliziotto… e con tra le mani qualcosa che mai avrei immaginato di vedere.»
 «Ha proprio ragione, sa?» rispose il fuorilegge, rimirando il mazzo di fiori. «Cosa vuole, commissario!... Questa sera non è il solito François Silorio che lei ha davanti.» Emise un breve sospiro. «Ma un uomo profondamente innamorato. E l’amore, si sa, rende teneri e miti come agnellini.»
«Be’, ora andiamo.» Tagliò corto Maigret. «Prima che il freddo ci intirizzisca.»
L’altro non rispose. Annuì. Poi gettò il mazzo di fiori nella Senna e, docilmente, si lasciò ammanettare. 
Paolo Secondini
 

4 commenti:

Anonimo ha detto...

E' sorprendente notare come la vena letteraria di Paolo spazia dal genere horror alla fantascienza, dal western al giallo (sono un assiduo frequentaore dei suoi blog). Molto bello questo racconto. che è un degno omaggio al grande Simenon.
G.S.

Anonimo ha detto...

E' proprio lui, Maigret, tratteggiato con sapiente spirito di revival narrativo. Eppure appare insolito, in un racconto quasi struggente. Bello!

Giuseppe Novellino

Anonimo ha detto...

Oggi, sul tardi pomeriggio, sopra San Martino, da cui si vede buona parte della città e una porzione di mare e di porto, ma se si entra nel museo di San Martino, il panorama è mozzafiato. Infatti si vede il mare per intero e se ci sono le nuvole, le si tocca tranquillamente. Quando invece c'è l'azzurro, l l'azzurro ti ubriaca di luce. Oggi c'erano entrambi, anzi anche degli acquazzoni quasi tropicali e l'effetto è il passaggio da uno stato d'animo climatico all'altro, anche senza essere meteoropatici. In questo scenario, ma per la precisione c'è anche uno scenario sottostante, perché lì, nel sottostante, molti anni fa, un uomo e un bambino portarono un cadavere di donna fatto a pezzi di notte e lo lasciarono lì, mischiato tra terriccio e arbusti, calcinacci, rifiuti ancora normali e bottiglie e vetri rotti, oltre che topi e gatti randagi e mal sotterrato; per cui ho iniziato a scrivere il racconto che spero di spedire all'indirizzo sopra indicato. Il fatto è che oltre al commissario Maigret, ci sono tre anziane donne uccise in tre appartamenti diversi, ma ubicati nello stesso palazzo al quarto e quinto piano e al secondo. Ci sono almeno tre immagini che colpiscono Maigret prima che entri nell'appartamento dell'ultima anziana donna uccisa: un gatto dal pelo rosso che si comporta come un cane affettuoso e bisognoso di affetto e un uomo che il commissario vede di spalle mentre gli sfiora un braccio e lo supera frettolosamente. I personaggi però non ne vogliono sapere di incanalati, pretendono autonomia e lo stesso commissario Maigret, mentre indaga sulle uccisioni, ricorda quando sua madre ancora viva e alternava momenti di lucidità e delirio, inizia a vedere le idee che lo ossessionano come ad esempio la fissazione del numero quattro, la birra che lui beve avidamente per tenere a bada la malinconia che spesso lo azzanna come la vita randagio del gato dal pelo rosso e altre, altre ancora. Non si rimane indifferenti alla morte e alla sofferenza altrui, anche quando si tratta di esseri sia umani sia animali nella scala della vita.


Armando T

Anonimo ha detto...

Bonjour, Paolo, je ne savais pas que tu étais aussi un passionné de Simenon.
Bravo pour le pont de Bercy ! Ça n'est pas très loin de chez moi.
Amitiés
Pierre Jean Brouillaud