sabato 6 settembre 2014

SIMENON SIMENON. CINQUE APPUNTAMENTI PER SCOPRIRE LO SCRITTORE ARTIGIANO

RTS, la radio televisione svizzera, ha dedicato uno speciale radiofonico in cinque puntate, di cui l'ultima ieri mattina, a Georges Simenon, in occasione del  venticinquesimo anno dalla sua scomparsa. "Simenon, profession artisan", professione artigiano. La definizione che piaceva molto al romanziere, quella che rispondeva di più alla sua concezione dello scrivere... gli piaceva pensare che la sua fosse un'attività che aveva a che fare (anche) con le mani da cui uscivano i fogli che tutti insieme componevano i suoi libri.
E questo è anche il modo in cui vedeva in prospettiva il lavoro fatto nel primo periodo, gli anni in cui iniziava a scrivere  su commissione, i racconti, i romanzi brevi, i feuilletton, quella letteratura popolare per la quale raccoglieva gli ordini, poi confezionava il prodotto secondo le indicazioni del committente e infine arrivava il momento della consegna... proprio la modalità di lavoro di un falegname, un fabbro, ma anche di un pittore, di uno scultore... E questa visione accompagnava e rafforzava la sua aspirazione ad essere "un comme les autres", uno come tanti che svolgeva con umiltà e competenza il proprio lavoro, concretamente, creando qualcosa solido e di tangibile.
"...Ero un fabbricante, un artigiano. Come un artigiano passavo ogni settimana a prendere le comande da quegli industriali che sono gli editori di romanzi popolari - ricorda Simenon nel 1945 ne Le Romancier, una sua conferenza a New York  - E come un vero artigiano arrivavo a calcolare il costo del mio guadagno secondo il rendimento orario...".
Certo, passati quei dieci anni e arrivato al lancio di Maigret, Simenon aveva concluso quella fase. Era entrato, come diceva lui stesso, nel periodo della semi-letteratura, quella che lo svincolava dagli ordini degli editori. La situazione era ormai capovolta. Era lui che imponeva agli editori le sue idee, i suoi romanzi, e lo faceva per la prima volta con il suo vero nome e cognome. Ma questa storia del faticare come un artigiano persisteva. Nel 1956 in un'intervista al giornalista americano Carvel Collins dichiarava "... sono un artigiano; ho bisogno di lavorare con le mie mani. Mi piacerebbe scolpire il mio romanzo in un ciocco di legno...".
Perché questo attaccamento a una tale concezione del proprio lavoro? In realtà il suo era un lavoro di testa, che veniva dal suo animo, dal suo subcoscente addirittura. Insomma niente di più immateriale. E invece, almeno in queste (ma anche in altre) dichiarazioni, sembra voler contrapporre a questa spiritualità una certa materialità... E poi se vogliamo quella sua predilezione per le "mot-matiére", che Simenon ripete più volte, ha un collegamento con la scrittura-artigiana. Una scrittura che vuole avere a che fare con delle parole concrete, che rappresentino degli oggetti, quasi fosse una scrittura che utilizzava elementi tridimensionali. O forse elementi veri, realistici, cose che la gente utilizzava tutti i giorni, di uso corrente, che tutti conoscevano... e così torniamo alla apparente semplicità della sua scrittura, della sua letteratura, così vicina alla gente qualunque, alla vita di tutti i giorni, ma comunque così sofisticata da portarlo un paio di volte nella rosa dei possibili premi Nobel.
Ma l'idea dell'artigiano non lo abbandona. Nemmeno a settant'anni, quando ha ormai smesso di scrivere da un anno, e registra per il suo Dictée Des traces de pas "...in fondo non sono stato altro che un bravo artigiano che si metteva a lavorare alla propria macchina da scrivere...".

4 commenti:

  1. Murielle Wenger6 settembre 2014 10:09

    Merci pour l'info, Maurizio ! Cette émission m'avait échappé... Je l'ai téléchargée, et je vais vite l'écouter !

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  2. intanto la7 continua assiduamente a trasmettere le repliche del maigret interpretato da bruno crémer,dopo aver terminato la trasmissione della serie hanno ricominciato con le prime puntate ed anche stasera è previsto un doppio appuntamento

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  3. Murielle Wenger7 settembre 2014 09:30

    Comme quoi, il semble bien que Bruno Crémer en Maigret ait aussi trouvé son public en Italie. S'il n'y avait pas un intérêt certain chez les téléspectateurs, je pense que la7 aurait déjà arrêté les rediffusions...

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