venerdì 27 marzo 2015

SIMENON SIMENON. LA PARIGI E LA PROVINCIA DI SIMENON SONO ANCHE QUELLE DI PIERO CHIARA?


"... andare a Parigi a quell' epoca era come darsi a un mestiere, a una professione, a un corso di studi. Vivere in quella gran città voleva dire imparare, capire, fiutare il vento...". Questo lo scriveva nel 1978 lo scrittore italiano Piero Chiara nel suo romanzo Il cappotto di astrakan. Ci è capitato in mano questo libro, che avevamo letto una trentina d'anni fa' e, rileggendolo, ci sono apparse alcune liaison con Simenon. Mettiamo subito i punti sulle "i". Chiara non è Simenon. Né meglio né peggio, è un altro romanziere. Ma Il cappotto di astrakan, che è ambientato in gran parte a Parigi, ci ha riportato alle descrizioni tratteggiate da Simenon di una città spesso protagonista dei suoi romanzi. Le vie, le brasserie, i bistrot, la gente. 
Quello descritto da Chiara in questo romanzo é lo sguardo di un giovane provinciale italiano in una Parigi degli anni '50, un po' stupefatto e un po' speranzoso di trovarvi "...  il terreno favorevole alla nuova vita… il bandolo di un avvio e magari… la fortuna...". Nel romanzo c'è anche un piccolo giallo animato da passioni che s'incrociano e dalle sorprese del destino, ma che non costituisce il fulcro della narrazione, anche se conferisce ritmo e vivacità alla trama.
Va detto che quello di Chiara è di solito uno sguardo disincantato e volte divertito, con i suoi personaggi balordi, fannulloni, perdigiorno... che sono coinvolti dai casi della vita, ma casi quasi mai tragici o non così cupi come per i "predestinati" di Simenon.
Però in questo libro di Chiara si avverte, più che in altri, l'amarezza, la solitudine, la mano del destino e non pensare a Simenon diventa difficile. Anche perché i personaggi degli altri libri di Piero Chiara abitano una provincia che a ben vedere non è così lontana da quella descritta da Simenon, una provincia che diventa un luogo dello spirito e una quinta delle piccolezze e del destino di tutti gli uomini che vivono quelle realtà.
In un articolo del 2003, sul Corriere della Sera, Donata Righetti scrivendo de Il cappotto di astrakan,  affermava che "... la cena in una locanda ha gli aromi di un Simenon..".
Ed è vero, quella di Simenon è notoriamente una scrittura attenta alle piccole cose della vita quotidiana, e così è pure quella di Chiara.
Ma tra i due scrittori ci sono degli altri punti di contatto. Curiosamente come per Simenon, anche se in misura minore, pure la produzione romanzesca di Chiara è stata spunto per numerosi film, con oltre una decina di adattamenti cinematografici.
E poi la Svizzera, che per Simenon è stata la sua residenza per oltre qurant'anni, e che invece per Chiara, che era di Luino un paesino sul Lago Maggiore a pochi chilometri dalla frontiera elvetica, costituisce un paese presente sia nella sua vita (lì fuggì dal fascismo durante la seconda guerra mondiale), sia nelle storie dei suoi libri, come una presenza viva e familiare.
Ma queste sono solo nostre personali suggestioni, più volte affiorate durante la lettura di questo piacevole romanzo di Piero Chiara.

1 commento:

  1. Murielle Wenger27 marzo 2015 15:26

    Très jolie illustration, Maurizio ! Où as-trouvé la si belle photo de Paris ? As-tu une collection personnelle d'anciennes cartes postales de Paris ?

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