sabato 7 marzo 2015

SIMENON SIMENON. MAIGRET E IL PICCOLO INTERVISTATORE


L’ispettore Torrence ebbe soltanto il tempo di dire: «Capo, c’è una visita…» che il ragazzo, sbucato da dietro la sua figura massiccia, irruppe nell’ufficio del commissario Maigret.
«Buongiorno!» disse il nuovo arrivato mettendosi quasi sull’attenti davanti alla grossa scrivania ingombra di carte, fascicoli e un boccale vuoto di birra. «Mi chiamo Gilbert Derrin. Ho dodici anni… Posso sedermi? Avrei alcune domande da farle.»
«Alcune… domande?» balbettò il commissario piuttosto stupito da quell’improvvisa apparizione. Poi, rivolto a Torrence: «Torna pure al lavoro.»
«Bene, capo!» esclamò l’ispettore chiudendo la porta.
Il piccolo Gilbert si accomodò nella poltrona degli ospiti e volse lo sguardo intorno.
«E così,» disse subito dopo, «questo sarebbe l’ufficio del famoso commissario Maigret della polizia giudiziaria!»
«Famoso, signor Derrin? Chi le ha detto che io sia famoso?»
«Non sia modesto, commissario. Quasi ogni giorno, sui principali quotidiani, non si fa che parlare di lei, delle sue inchieste, della facilità con la quale riesce a scoprire e ad arrestare i criminali. Vanta, finora, molti successi, più di qualsiasi altro commissario di polizia in tutta Parigi. È per questo motivo che abbiamo deciso di scegliere lei.»
«Oh, davvero, signor Derrin?»
«La prego, mi chiami Gilbert. Quel signore mi fa sentire più vecchio di quanto non sia, e più importante di quel che non sono.»
«Ecco, appunto,» disse Maigret che prese macchinalmente a caricare la pipa, «mi domando chi è lei e che cosa, con esattezza, vuole da me.»
Il ragazzo si fece più avanti sulla poltrona e trasse di tasca un taccuino e una penna.
«La mia scuola… la mia classe, precisamente…  mi ha incaricato, per uno studio che stiamo compiendo sulla giustizia e sulla legalità, di farle una intervista, se lei ovviamente acconsente.»
«Un’intervista?»
«Sì, commissario! Desideriamo conoscere meglio i suoi metodi investigativi, sapere qualcosa di più delle sue inchieste. Lei gode di grande ammirazione e stima per il coraggio più volte dimostrato, per l’acume e il fiuto da vero poliziotto.»
Maigret si schiarì leggermente la voce, un po’ imbarazzato da quei complimenti, poi, dopo aver messo la pipa tra i denti e averla accesa, disse:
«Veda, signor Der… voglio dire Gilbert… sarei felicissimo, oltreché onorato, di poterle essere utile, ma in questo momento, purtroppo, non ho molto tempo da dedicarle. Ho tra le mani un caso assai complicato da risolvere. Mi creda, non posso distrarmi da esso un solo momento, se non si vuole che pericolosi malviventi la facciano franca. Ma, per la sua intervista, cercherò di aiutarla in qualche modo.»
Gilbert Derrin si sporse un poco in avanti.
«E come, signor commissario?»
«Affidandola a una persona esperta delle mie inchieste, dei miei metodi investigativi… di tutto quanto, in sostanza, lei desidera conoscere; una persona che sicuramente ne sa più di quanto ne sappia io stesso.»
«Capisco,» disse il ragazzo con tono deluso della voce, «intende affidarmi a un suo ispettore.» Appoggiò le spalle allo schienale della poltrona, come d’un tratto svuotato di ogni vigore ed entusiasmo. «La ringrazio comunque, ma avrei preferito sentire direttamente da lei, dalla sua voce…»
«No, signor Der… Gilbert… nessun ispettore. Mi riferivo a una persona che mi conosce meglio di ogni poliziotto al mio servizio. Trascorrerà con lei qualche ora in piacevole e dolce compagnia perché, tra un racconto e l’altro, tra una confidenza e l’altra che le farà, saprà rimpinzarla di biscotti, caramelle, bibite e chissà quant’altro… Questa persona ama moltissimo i ragazzi, specialmente se svegli e molto educati. Mi creda, lei sarà sommerso di premure, di gentilezze, di affetto anche, meglio di quanto potrei far io.»
Un grande sorriso affiorò sulle labbra del giovane Gilbert.
«Oh! Chi sarebbe, commissario, questa persona? Sono ansioso e felice di conoscerla.»
Maigret non rispose. Premette il pulsante dell’interfono sulla scrivania:
«Torrence? Puoi venire un istante?»
Quando l’ispettore fu nell’ufficio del commissario:
«Torrence, ti spiacerebbe accompagnare, con un’auto nostra s’intende, il signor Gilbert  Derrin in boulevard Richard Renoir? C’è una persona che l’aspetta… la signora Maigret.»

Paolo Secondini

5 commenti:

  1. Murielle Wenger7 marzo 2015 09:39

    Très très jolie histoire, Paolo ! Mi piace molto ! Bravissimo !

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  2. Bella storia con finale a sorpresa! Con qualche colpo di lima sui dialoghi poteva essere firmata "Georges Simenon".

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  3. Il "tuo" Maigret è sempre più indistinguibile da quello di Simenon!
    Très bravo, Paolo!

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  4. Quelle belle histoire ! Toujours la femme, meme pour Maigret. Merci.

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