venerdì 11 ottobre 2019

SIMENON SIMENON. MA GEORGES MUORE NEL 1972 O NEL 1989?

Nel momento in cui chiuse con la scrittura narrativa o quando chiuse gli occhi per sempre?

SIMENON SIMENON. GEORGES EST-IL MORT EN 1972 OU EN 1989 ?
Est-ce au moment où il cessa la rédaction de fiction ou quand il ferma les yeux pour toujours ?
SIMENON SIMENON. DID GEORGES DIE IN 1972 OR IN 1989?
Was it when he stopped writing fiction or when he closed his eyes for ever?




1972 -1989. Diciassette anni di differenza. Si tratta di due anni famosi per chi conosce la biografia di Georges Simenon. Il primo è quello in cui il romanziere decise di smettere di scrivere. Il secondo invece è quello della sua scomparsa.
Nel settembre del 1972, Simenon ebbe per la prima volta in vita sua, almeno a quanto racconta lui stesso, l’impossibilità di entrare in quell’état de roman che per anni gli aveva consentito di scrivere decine e decine dei cosiddetti romans durs. Il romanzo di turno, che doveva intitolarsi Victor, non andò oltre i soliti appunti sulla busta gialla. A fine dell’infruttuosa giornata la decisione era presa. Se l’indomani l’état de roman non si fosse fatto vivo, Simenon avrebbe deciso di smettere di scrivere qualsiasi opera di narrativa, insomma non sarebbe stato più un romanziere.
E così fu.
A questo punto, sorge spontanea una domanda. Ma se erano specificatamente i romanzi che richiedevano quello speciale e faticoso stato di trance creativa, mentre i Maigret erano, sempre a detta di Simenon, una sorta di scrittura in relax, perché quando non poté più godere dell’état de roman, smise di scrivere anche i Maigret?
Probabilmente questo è uno dei tanti elementi che dimostra come le inchieste del commissario non fossero così dissimili dai romanzi. O almeno che tra le due produzioni c’é un legame più profondo di quello che potrebbe apparire.
Ma questo sarà tema di un altro post, perché si tratta di un argomento che richiede un certo approfondimento e una sua adeguata collocazione.
Torniamo al Simenon di quel settembre. Decisione di non scrivere più, dichiarazioni alla stampa, cancellazione della dicitura “romanziere” dai documenti, alla voce professione… insomma un taglio netto, sostanziale e formale.
Sia pure come giornalista in erba, Simenon aveva iniziato a scrivere a sedici/diciassette anni a La Gazette de Liège e poi, emigrato a Parigi, cominciò a pubblicare racconti nel 1923 su Le Matin. E da lì non si fermò più. Prima la letteratura popolare più o meno fino agli anni ’30, poi il debutto di Maigret quindi i romans durs….fino al ’72. In tutto più o meno cinquant’anni di vita dedicati alla scrittura.
Come poteva sentirsi nell’annunciare da un giorno all’altro che non avrebbe scritto più una riga?
Forse dentro si sentì un po’ morire? E’ un fatto che la sua produzione dopo questa data consisté solo nei Dictée, realizzati solo grazie ad un registratore (poi sistemati e messi insieme dagli editor di Presse de La Cité), tra cui un bellissimo e struggente sfogo intimo Lettre à ma mère e infine l’ultima opera scritta, il monumentale Mèmoires intimes, anch’esso di forte impronta biografica.
Ma la narrativa in quei diciassette anni era sparita dal suo orizzonte.
E’ stato detto che il suo modo di scrivere l’aveva svuotato, affaticato… potremmo azzardare che in realtà Simenon poteva anche essersi stancato di scrivere… E questo ci porta a pensare che la decisione potrebbe essere maturata nel tempo e non invece presa da un giorno all’altro. E il fatto di aver smesso di scrivere anche i Maigret, potrebbe avvalorare l’ipotesi di una saturazione nella scrittura che ormai era oltretutto troppo defatigante.
Quel che é certo, è che il "romanziere" era ormai scomparso in quel settembre del 1972 e con Maigret et monsieur Charles aveva concluso un‘epopea letteraria che non trova molti riscontri tra altri scrittori.
Quei diciassette anni che lo separano dalla morte vera e propria, ci mostrano un Simenon diverso, da una parte fiaccato dalla vecchiaia e da varie malattie, dall’altra stressato da tragedie come il suicidio della figlia Marie-Jo nel ’78.
A quel punto l’ex-romanziere aveva 75 anni, tenuto su dalle amorevoli attenzioni di Teresa Sburelin, la sua ultima compagna. Trascorreva una vita fatta di giornate tranquille, scandite da piccole abitudine quotidiane, molto lontane dalla vita frenetica, dal suo temperamento creativo, dalla sua voglia di cambiare, spostarsi, scoprire… Ci vollero diciassette anni perché, tra le braccia della sua Teresa quel sopito Simenon, che non riusciamo tanto ad immaginarci, trovasse pace in un sonno infinito.
Ma questo Simenon, almeno a noi, sembra una ombre del romanziere super prolifico, dell’uomo che viaggiava di continuo, del maschio dall’esuberanza sessuale e dal personaggio di fama mondiale. Dal 1972 questo Simenon era sparito. L’uomo invece gli era sopravvissuto e in quel periodo andò incontro al suo destino, senza più un ruolo da interpretare, senza più una dimensione pubblica da sostenere, spogliatosi di tutto, era soltanto Georges, ormai uno come gli altri, fino all’estremo attimo della sua vita. (m.t)    

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Fino a quando le sue opere resteranno attuali e lette in tutto il mondo Simenon non morirà,forse mai