venerdì 18 ottobre 2019

SIMENON SIMENON. MI SI NOTA PIÚ SE CI SONO O SE NON CI SONO?

Parafrasata, una famosa frase di un film del regista italiano, Nanni Moretti, ben si attaglia all'assenza di Simenon in un convegno di giallisti organizzata e pubblicata dal "Corriere della Sera" 

SIMENON SIMENON. EST-CE QU'ON ME REMARQUE DAVANTAGE SI JE SUIS LÀ OU SI JE N'Y SUIS PAS ?
Cette paraphrase d'une célèbre déclaration du metteur en scène italien Nanni Moretti est bien adaptée pour signaler l'absence de Simenon dans une assemblée d'auteurs de polars organisée et publiée par le "Corriere della Sera"
SIMENON SIMENON. WILL THEY NOTICE ME MORE WHEN I'M HERE OR WHEN I'M NOT? 
This paraphrase of a famous statement by the Italian director Nanni Moretti fits well to point out Simenon's absence in a meting of mystery writers organised and published by the "Corriere della Sera"





La frase del sommario fa riferimento al film "Ecce Bombo" (1978) del regista attore Nanni Moretti in cui lui, da protagonista, si chiedeva se sarebbe stato notato di più essendo presente ad un certo evento o invece risultando assente?
Era una presa in giro di certe contorsioni mentali con cui all’epoca certa gente, soprattutto giovani, magari anche intellettuali, si “torturava” agitandosi tra l’essere e l’apparire, tra il privato e il pubblico, etc…
Qui la parafrasi si riferisce in modo assolutamente retorico e indipentemente dall’oggetto di questo gioco tra assenza/presenza.
Partiamo infatti da un’interessante iniziativa che la settimana scorsa ha preso l’allegato “La Lettura” del quotidiano “Corriere della Sera” organizzando una conferenza tra scrittori di gialli italiani e stranieri sotto l’invitante titolo “L’assassino siamo noi”. Sono intervenuti Carlo Lucarelli, Michael Connelly, Maurizio De Giovanni, Fiona Barton e David Lagercrantz.
L’animatrice, Anna Chiara Sacchi, parte chiedendo intanto qual è lo stato di salute della letterature “crime” dopo aver esplicitato nel sommario che questa letteratura “…è uno strumento straordinario per raccontare (e comprendere) la realtà. Questa realtà. Non più quella degli assassini mostruosi: ma quelli che abitano nelle nostre case, vicino a noi, accanto a noi…”.
Si parla di “comprendere” del fatto che l’assassino è uno come gli altri… il lettore si dice, “vedrai che qui si parla di Maigret…”.
Andiamo avanti. Fiona Barton afferma, a proposito della lettura dei noir: “…sia l’opportunità di esplorare e e capire perché certe persone commettano gesti terribili […] oggi le nostre storie si sviluppano dietro a porte chiuse, magari nella casa di fronte…”. Eccola lì, direbbe il lettore, adesso cita Maigret o Simenon che sono i capostipiti di questa concezione del giallo. E invece la Burton non lo fa e poi passa la parola a De Giovanni che, con altri esempi, e altre parole ribadisce lo stesso concetto “…il colpevole è evidente. E’ Tutto chiaro. Ma io voglio sapere perché l’ha fatto…”.
Fin qui nessun cenno al commissario simenoniano, al suo motto “comprendere e non giudicare”, nessuno si ricorda che quando Simenon propose al proprio editore un poliziotto del genere, quello gli rispose che sarebbe stato un fiasco colossale e invece fu l’inizio del giallo moderno in Europa. Maigret era molto simile ad un impiegato statale, i suoi assassini erano persone normali e non super-criminali. Le sue indagini si svolgevano tra gli odori di una cucina e le finestre aperte della casa di fronte, passando da una portineria ad una brasserie.
Inchieste normali che entrano in case e vite normali…
Ma, spera il lettore, “vedrai che prima o poi qualcuno lo tira fuori…”.
I primi dubbi sorgono però quando un’infografica, che sembra ricreare la genesi del racconto di genere poliziesco, cita correttamente Edgard Allan Poe, passando per Wiki Collins, e poi tra gli altri Conan Doyle, Hammett, Leroux, Menken, Agatha Christie, Ngaio Marsh, Chandler, James Mc Cain, William Mellvanney per arrivare ai contemporanei Dan Browne,Peter Temple, Stieg Larsson, Michael Connelly e James Ellroy…
Ben strane tappe, si direbbe il nostro lettore, giallista un po’ più esperto…vanno bene Poe, Doyle, la Christie, va bene Hammett… ma ne mancano un po’ e soprattutto dopo tutti i discorsi che hanno fatto i convenuti, di Simenon neanche l’ombra…
Ma continuiamo a leggere.
Anna Chiara Sacchi fa un domanda secca. “Chi è l’assassino oggi?” De Giovanni parla senza esitare di “… chi porta alle estreme conseguente lo stesso sentimento che proviamo noi. Invidia, gelosia, ossessione, paura, rabbia, voglia di potere, fame, disperazione….” Insomma é il destino, lo stesso dei protagonisti delle storie di Simenon, soprattutto nei romans durs, che tirano giù duro fino “alle estreme conseguenze…
E di Simenon e Maigret neanche un accenno? De Giovanni inizia a parlare di Andrea Camilleri che notoriamente, per sua stessa ammissione, deve moltissimo a Simenon. Forse lo scrittore napoletano parte dal padre di Montalbano per arrivare a quello di Maigret, ma poi si inerpica nella spiegazione di come Camilleri abbia avuto il merito di aver coniugato il “nero” con la propria terra. Ma nulla.
Al lettore si rizzano le orecchie quando Michael Connelly inizia citare il global e il local, specificando che “… viviamo in un piccolo mondo e le connessioni che si creano nei nostri quartieri sono le stesse che ci mettono in relazione con le altre parti della Terra. E così le buone storie diventano globali…”.
Il nostro lettore non sta in sé. Gli sembra di trovarsi tra le colonne della narrativa simenoniana. Ma nelle domande dell’animatrice e nelle risposte degli scrittori del papà di Maigret continua a non esservi traccia. Poi si passa a discettare ancora del dialetto come legame local, Lagercrantz anche lui dice la sua su global-local e poi si approda ad Agatha Christie. Quindi il dibattito prende tinte un po’ più forti affrontando la triade sesso, sangue, soldi ponendosi l’interrogativo di quali siano le dosi giuste come ingredienti di un romanzo “crime” e poi ognuno passa a omaggiare i propri numi tutelari: Connelly cita Chandler, Lucarelli ricorda Scerbanenco, Lagercrantz ne cita due, Umberto Eco e addirittura Jorge Jules Borges. Fiona Barton ricorda il suo attaccamento a Daphne de Maurier. Chiude de Giovanni con un fiume di nomi: Alxander Dumas padre, Fëdor Dostoevskij, Ed McBain, Andrea Camilleri…
Ma più il nostro lettore si avvicina alla fine del dibattito, più si allontana la speranza di veder almeno citato Simenon che pure è universalmente riconosciuto come uno dei padri del giallo moderno. Non solo ma anche il creatore di un personaggio che, per la prima volta, mette in scena alcuni dei concetti dispensati a piene mani durante il dibattito de “La Lettura”.
Insomma per il nostro lettore, l’ombra di Maigret aleggia lungo tutto l’articolo, ma non si palesa mai, né nelle memorie di questi scrittori, né negli stimoli della moderatrice.
Come mai?
Certo è una domanda che ronza nella testa di chi compila questo blog e in quella dei lettori assidui. Ma probabilmente non tutti hanno la stessa sensibilità e la stessa memoria (e la stessa passione). Però un anello mancante come Simenon non si capisce come possa passare inosservato... ma la letteratura è bella proprio per questo. 
Perché gente come noi farebbe entrare Simenon nell’Olimpo dei Geni dell’umanità e altra che invece lo considera uno come gli altri che, come tutti, può essere dimenticato. Anche se i suoi titoli nelle uscite odierne, dopo quasi cent’anni,non sono dimenticati, visto che entrano ancora nelle classifiche dei più venduti pubblicate dai quotidiani… Può darsi che gli scrittori succitati non leggano queste classifiche…o i quotidiani....(m.t.)    

P.S. Qui di seguito uno spezzone del film "Ecce Bombo" (1978), di e con Nanni Moretti in cui il protagonista pronuncia la famosa frase che dà il "la" al titolo di questo post 

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