sabato 5 febbraio 2011

SIMENON NON E' PIU' UN ROMANZIERE?

5 febbraio 1973. Simenon ha settant'anni. Fa una regolare richiesta al consolato belga di Losanna di cambiare la dicitura relativa alla propria professione sul passaporto. Da romanziere a senza professione. Una decisione che non deve essere stata facile e che arriva un anno dopo la cosidetta crisi della pagina bianca che si era verificata per il romanzo che avrebbe dovuto chiamarsi Victor, per il quale non riesce nemmeno a tirar giù una scaletta. Ma non è solo questo. Ormai ha lasciato la faraonica villa di Epalinges e si è trasferito in un condominio, al'ottavo piano in un palazzone a Liegi. Ormai è rimasto solo con Teresa, mogli e figli hanno seguito ognuno il proprio destino. La ricchezza e lo sfarzo che lo hanno accompagnato durante i suoi anni migliori, ora iniziano ad essergli estranei. Non che sia povero, assolutamente! E proprio lui che sente il bisogno di una vita ritirata e modigerata, amorevolmente assistito da Teresa. Una vita fatta delle cose semplici di tutti i giorni. E il 7 febbraio concede un'intervista ad un quotidiano di Losanna, 24 heures, in cui annuncia pubblicamente di rinunciare alla letteratura. Così l'ultimo libro scritto sarebbe Maigret e Monsiuer Charles (1972). Il che non è proprio vero. infatti usciranno ancora altri libri di Simenon, ma saranno i famosi Dictées, cioè pensieri, considerazioni, commenti e ricordi registrati e poi sbobinati da una dattilografa. Saranno ventuno "dettati"  tra il 1974 e il 1980.E poi non si può ignorare l'ultimo grande sforzo. Quello che gli prenderà per la sola stesura quasi un anno, dal febbraio al novembre del 1980. Parliamo di Memoires Intimes (oltre 1000 pagine), uno dei suoi più importanti testi autobiografici, che sarà pubblicato l'anno seguente unitamente al Livre de Marie-Jo, la figlia venticinquenne che viveva a Parigi e che solo tre anni prima si era uccisa.
Insomma un Simenon in declino, un Simenon cui nemmeno più la scrittura, che per lui è stata una esigenza insopprimibile, a volte una terapia, a volte addirittura una salvezza, insomma una ragione di vita, ora non è più...vitale. Non cade più in état de roman, non si mette più nelle pelle degli altri e non cerca più  l'uomo nudo.
"...i romanzieri sono dei mostri che soffrono, si contorcono, si tendono, sudano  ore, giorni, mesi per cadere in trance - scriveva Simenon in "Problèmes du roman" (1943) - si sforzano di creare un mondo, con il rischio di scoppiare..."

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