venerdì 31 gennaio 2014

SIMENON SIMENON. VANITOSO O INCOMPRESO?

La reputazione di Simenon. Sì, insomma come lo consideravano i primi colleghi di lavoro alla Gazette de Liège, poi i suoi editori, gli autori contemporanei, la critica...
Per esempio chi e/o cosa accreditava la definizione di Simenon "fenomeno-letterario". Nei primi tempi, una causa era costituita probabilmente dalla sua velocità nello scrivere... "fino ad ottanta pagine al giorno". Certo stiamo parlando della metà degli anni venti, quando Simenon, sbarcato da qualche anno a Parigi, si dava da fare a più non posso per emergere. E Parigi a quel tempo pullulava di aspiranti letterati come lui, ma che nella stragrande maggioranza evidentemente non reggevano il suo passo e la sua qualità. Forse l'invidia metteva in circolo quelle voci?
Dobbiamo dire che su questo però Simenon lasciava un po' correre. Infatti se da una parte considerava quel primo periodo come una "fase d'apprendimento", dall'altra non gli dispiaceva che intanto si facesse pubblicità al suo nome... Anche se dobbiamo ricordare che, nella fase della letteratura popolare, Simenon usò quasi una ventina di pseudonimi... ma c'è da credere che gli addetti ai lavori sapessero che la penna era sempre la sua.
"Il Citroen della letteratura", altra definizione dovuta ad una vignetta che lo raffigurava come un produttore industriale, come quello automobilistico, i cui fogli, che uscivano dalla sua macchina da scrivere, entravano sparsi in certi capannoni da cui uscivano come libri già confezionati, già caricati su dei camioncini, già pronti per la distribuzione.
Simenon lasciava correre? Beh, probabilmente sì. Ad esempio la famosa storia del romanzo scritto nella gabbia di vetro, quella del contratto con l'editore Eugene Merle, che l'avrebbe voluto per qualche giorno sotto una campana di vetro a scrivere un romanzo, sotto gli occhi di tutti, procedendo grazie agli spunti che sarebbero venuti dai lettori de Le Merle Rose. La cosa non si fece, ma se ne parlò così tanto che, anche dopo anni, veniva ricordata come un fatto realmente avvenuto. Leggende metropolitane, di cui Simenon si sarebbe poi lamentato, perchè facevano ombra alla sua immagine di romanziere serio, ma lì per lì, poco più che ventenne... beh, forse gli serviva anche a farsi conoscere.
Nella sua seconda fase, quella "semi-letteraria", cioè i Maigret, Simenon non rinunciò a fare sfoggio della sua velocità di scrittura e della sua inesauribie creatività. I primi undici titoli dei Maigret, quelli di Fayard, uscirono per il 1931 uno al mese (da febbraio a dicembre), neanche fosse un giornale periodico mensile. E poi si aggiunse il gran successo commerciale che fece conoscere stavolta il suo vero nome a una platea sempre più vasta.
Da autore popolare a scrittore di polizieschi (anche se molto "sui generis") nel giro di dieci anni. Nel 1932 già scriveva da "romanziere" anche se ancora per Fayard (Le Relais d'Alsace - Le Passager du Polarlys - La locataire). Un paio d'anni e, nel '34, arrivò la sua consacrazione con l'ingresso nella Gallimard, il sancta-sanctorum della letteratura francese. Sono passati solo dodici anni da quando era sceso alla Gare du Nord dal treno proveniente da Bruxelles.
Ma la vita di Simenon è piena di exploit a volte incofuntabili e a volte dubbi.
Certa e dimostrabile è la sua storia con Josephine Baker, che a quei tempi faceva impazzire tutta Parigi e che aveva ai  suo piedi ricchissimi banchieri, attori del cinema, fascinosi principi arabi... e invece scelse quel giovane sbarbatello, con velleità di letterato, appena ventenne.
Certo e dimostrabile è che Simenon sia stato l'unico al mondo ad intervistare Lev Trotsky nella sua fuga dall'Urss e da Stalin, verso il Messico.
Anche nell'età avanzata, Simenon, ormai stimato, famoso e celebrato, non rinunciò a dichiarazioni choc. Ad esempio a 74 anni, durante un'intervista a Fellini, si lasciò scappare(?) che aveva avuto rapporti sessuali con circa diecimila donne. La dichiarazione fece il giro del mondo e fece parlare per molto tempo.
La seconda moglie Denyse Ouimet, lo smentì, ridimensionando quella cifra
a qualche migliaio appena...
Insomma, sappiamo che Simenon era un ottimo curatore della propria immagine, soprattutto perchè non dava a verderlo. Sembrava sempre così ingenuo e disarmato nelle cose che faceva o in quelle che raccontava... ma il sospetto che calibrasse ogni parola, perchè sapeva perfettamente l'effetto che avrebbe prodotto, permane.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

credo che dalla storia del romanzo scritto nella gabbia di vetro in poi simenon(e chi con lui in un modo o nell altro collaborava)abbia saputo creare un personaggio attorno a sè,proprio ad hoc.in altre parole potremmo dire che sapeva vendere il "prodotto simenon"molto bene
ciò non toglie che alcune imprese,tipo l intervista su un 'isoletta turca a trosky, siano realmente accadute e sono da considerarsi delle vere e proprie imprese che hanno contribuito a rendere simenon un mito della letteratura a tutto tondo.(Naturalmente a tutto cià vanno aggiunti almeno i 192 romanzi cartacei firmati col proprio patronimo-117 non maigret e 75 maigret -quasi tutti capolavori o comunque di altissimo livello)