domenica 4 maggio 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET ? VOTO: "10 ETERNO" ... SOSTIENE D'ORRICO

Nel consueto commento d'appoggio alla classifica pubblicata dall'allegato settimanale  La Lettura del Corriere della Sera di oggi, il giornalista saggista scrittore Antonio D'Orrico si dedica a Simenon e all'ultima raccolta di racconti di Maigret edita dall'Adelphi.
Lo citiamo perché, come abbiamo anticipato nel titolo, il voto che assegna D'Orrico non è un semplice dieci o un dieci con lode (come era successo all'uscita di "Maigret e l'informatore", vedi il post "Simenon un informatore dieci e lode"), ma addirittura un 10 (eterno).
Insomma se ne deve dedurre un'inccomensurabile ammirazione per il modo in cui Simenon scrive i suoi romans-durs più drammatici e le più ironiche indagini del commissario Maigret, ammirazione che lo spinge a scrivere che "...Leggendo le storie di Maigret si fà collezione anche di vertà della vita...".
Insomma D'Orrico parla così bene di questa raccolta di racconti che implicitamente contraddicesse le voci, più volte girate, che Simenon fosse un formidabile romanziere, ma non un altrettanto bravo scrittore di racconti. E invece no. Noi siamo perfettamente d'accordo con lui. Questi racconti che sono stati scritti tra la serie d'esordio (quella dei primi 19 titoli scritti per Fayard) e quelli della maturità (usciti per i tipi di Gallimard e poi per Presses de La Cité), dimostrano invece come già allora lo scrittore avesse raggiunto una maturità  e una versatilità da trovarsi a suo agio con entrambe le tipologie di narrazione. E certo a questo non possono essere estranei quei dieci anni passati a scrivere di tutto nell'ambito della narrativa popolare su commissione: romanzi brevi, a puntate, racconti, brevi articoli taglienti, racconti-reportage di viaggi esotici mai fatti e tutti compilati con una velocità e una disinvoltura che stupivano già allora. Insomma questa sinergia tra la potenza dell'inconscio (il suo famoso "état de roman")  e un consumato mestiere nello scrivere di tutto è quella che fà scaturire quella qualità della sua letteratura, quella qualità che dopo oltre settant'anni (questi racconti sono del '38/'40) fa dare ad un come D'Orrico un 10 (eterno).

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