venerdì 22 giugno 2012

SIMENON. LA PRIMA INCHIESTA DI MAIGRET... MA L'ULTIMA?

Quando Simeon presentò alla Boule Blanche nel febbraio de 1931 la serie dei Maigret, lo fece con due titoli scritti in precedenza, M. Gallet, décédé et Le pendu de Saint-Pholien (entrambe compilati nell'estate del 1930 a Morsang). In realtà il primo ad essere stato scritto era stato Pietr-Le-Letton, la cui stesura era stata completata a Delfzijl nel settembre del '29. Ma qui stiamo paralndo della compilazione letteraria delle inchieste del commissario. Infatti Simenon non rispetta una cronologia biografica precisa. Infatti nella prima inchiesta il nostro Maigret è già commissario ben installato a Quai des Orfèvres e nel pieno delle sue prerogative, titolare delle indagini, lavora con i suoi sottoposti. Non c'è notizia della sua carriera in polizia, fin da quando entrò come gendarme e faceva la ronda in bicicletta.
E quando nel 1933 Simenon pensò di aver chiuso con i primi diciannove romanzi scritti per Fayard, concluse la serie con un semplice Maigret, mandando il suo poliziotto in pensione a Meung-sur-Loire a fare il giardiniere.
La prima inchiesta di Maigret invece è esattamente il titolo di un libro scritto nel '48 che narra appunto un caso in cui Maigret non è ancora commissario, ma solo segretario del commissario del quartiere di Saint-Georges. Però è la prima inchiesta che conduce, e con successo, al punto che una nota di merito ne favorirà il trasferimento dal commissariato di quartiere all'ambìto Quai des Orfèvres. Certo con la cronologia non ci siamo, ma Simenon come altri giallisti (vedi Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes) cercano, dopo un po', di scrollarsi di dosso quel personaggio che riscuote talmente tanto successo da indentificare il proprio autore con l'eroe creato.
In effetti da Holmes, a Maigret, ma anche ad altri (pensiamo per esempio al Nero Wolfe di Rex Stout), invece poi seguono ineluttabilmente il proprio creatore fino alla sua scomparsa. Per Simenon fu decisamente diverso però. I suoi romans-durs riveleranno alla fine le sue capacità letterarie, convincendo anche i più scettici ed equagliando, anche in quantità, i Maigret.
L'ultima inchiesta di Maigret era sembrata quindi quella del '33, quando appunto la serie pareva conclusa. E invece l'ultima inchiesta (da un punto di vista di cronologia letteraria) fu Maigret et monsieur Charles, scritta nel '72, che per ironia della sorte, Simenon non immaginava certo fosse l'ultima ed infatti non è, come era stata la precedente, la conclusione di un ciclo. Simenon non sapeva che il suo état de romans sarebbe sparito da lì a qualche mese impedendogli di scrivere il roman-dur Victor.

giovedì 21 giugno 2012

SIMENON E I RICORDI DEL NONNO "CHAPELIER"

 Liegi nei primi anni del 1800, in fondo la cattedrale di St.Paul
Alto, capelli bianchi, portamento eretto nonostante gli ottant'anni, poche parole e un'aria serena di chi è tranquillo, sicuro di aver fatto nella sua vita il proprio dovere. Questo é il ricordo che il piccolo Simenon aveva del nonno. Un figura affascinante per il nipote come affascinante era il suo negozio a Liegi in rue Puits-en-Sock.
Di Lambert Simenon non si hanno notizie biografiche precise. Nato probabimete intorno al 1820 da una famiglia di fattori in un piccolo villaggio fiammingo. Già perchè sembra che il suo vero nome fosse Lambertus Siemonon. La prima notizia certa l'abbiamo al momento in cui va a denunciare la nascita di Chrétien Simenon, (il padre di Georges) il cui atto viene registrato nel febbraio del 1841. Risulta che allora Lambert risiedeva a Vliijtingen, un piccolo centro del Limburgo belga. Quindi è fiammingo. La sua gioventù è abbastanza movimentata come quella del nipote. Lascia infatti la fattoria di famiglia e inizia a girare l'Europa per diventare "cappellaio". I suoi spostamenti lo portano a Vienna, poi fino a Londra e anche in Italia. Una volta imparato il mestiere è "ouvrier en chapeaux de paille". Si sposa con una cucitrice belga e insieme avranno dodici figli. E, come avverrà poi per il nipote famoso, anche Lambert cambia più volte casa e città. E la famiglia si sobbarca almeno sette traslochi. Desiré, il padre di Georges dovrebbe essere il quinto o il sesto dei figli, ed é comunque nato a Liegi, al 29 di rue Saint-Séverin. Un'altro lato che affascinava Simenon, era l'incomprensibile linguaggio che parlava nonno Lambert: un misto di vallone fiammingo e dialetti. Era un uomo che si era fatto da solo, una di quelle persone che piavecevano a Georges. Parlava poco e confuso, non sapeva scrivere, ma era orgoglioso del suo lavoro di artigiano che sapeva il fatto suo. E capitava infatti che si rifiutasse di vendere i suoi cappelli a chi chiedeva modifiche o misure a suo avviso non adeguate. Era lui l'artigiano in "chapeax de paille", che aveva fatto esperienza nei cappelai di tutta Europa. Era lui l'esperto.
L'ammirazione per il nonno artigiano... e d'altronde proprio Georges non si definiva un artigiano della letteratura? Forse questa figura può essere stata non del tutto estranea all'interpetazione "nobile" della funzione dell'artigiano. Non sappiamo quando sia morto Lambert, ma di certo Georges lo ha conosciuto bene e raccontava del suo negozio con la tenda da sole di un bel rosso vivo, delle visite domenicali, delle teste di legno nel retrobottega dove si modellavano i cappelli e dove la paglia si ammorbidiva al vapore di recipienti di acqua bollente. Un'atmosfera che sembra tratta da certi romanzi di Simenon. Chissà che nell'ètat de roman non venissero fuori anche i ricordi più lontani e nascosti?

mercoledì 20 giugno 2012

SIMENON. I PICCOLI PIACERI DI UN EX-ROMANZIERE

"... una giornata nella quale si possono godere dieci piccoli piaceri, come quello di gustare la mattina una tazza di caffé, quello di passeggiare su un marciapiedi in un giorno con un po' di sole, con i rifessi e le ombre dei platani, io la chiamo una giornata felice....".
Sono le parole di un Simenon che ormai non scrive più, che ha smesso da tempo quella frenetica vita, tra il serrato ritmo di scrittura, gli impegni mondani, lo spostarsi di casa o addirittura di Paese e che vive in una tranquilla e modesta casetta, con un piccolo giardino in compagnia della sua amata Teresa. Gli rimangono i Dictées, che però lui considera quasi un gioco.
In un suo incontro con Francis Lacassin, ricorda che "... le grandi gioie sono come i grandi dolori, sono fatti di poche cose. Non rimangono. Ho goduto di grandi felicità, me e ricordo appena, ma mi ricordo delle mie piccole gioie. La vita è piena di piccole felicità; esse hanno un vantaggio, se ne può godere a tutte le età...".
E' di certo l'uomo che parla. L'uomo che ha vissuto una esistenza lunga e intensa, ricca di grandi soddisfazioni, ma anche di grandi dolori, sul piano professionale e su quello personale. E adesso, ultra settantenne (al momento dell'intervista), tutto gli sembra meno definito, i contorni di quelle emozioni sono sfumati e i ricordi velati dal tempo e dalla memoria. Questo succede a tutti, figuramoci ad un personaggio come Simenon.
E così si rifugia nei piccoli piaceri, che sono la consolazione di quella "piccola  gente" che lui aveva così ben descritto nei suoi romanzi. Le attenzioni di Teresa, star seduto all'ombra del grande cedro de Libano che troneggia nel suo piccolo giardino, registrare per gioco (diceva lui stesso) quello che gli passava per la testa. Chi si aspettava dall'iperattivo Simenon questo tipo di atteggiamento?
Forse proprio lui stesso e in tempi, come si dice, davvero non sospetti.
In uno dei suoi romanzi L'homme à la cigarette (1930 - Tallandier), firmato ancora George Sim, appena ventisettenne scriveva: "... fuggire in fretta da un grande palazzo di Parigi, raggiungere la costa bretone e trovare un rifugio solo per sè, in pietra grigia, una semplice abitazione da pescatore, una barca, delle lenze, e pescare. Essere per la gente del paese uno come loro...".  

martedì 19 giugno 2012

SIMENON. LA... CHIUSA DEL MISTERO

Questo è uno spezzone di una decina di minuti della puntata de "La Chiusa", l'ultima che il 12 maggio Rai 5 ha trasmesso, per poi interrompere la serie che sarebbe dovuta durare fino a giugno. Dopo una risposta su non ben precisati problemi sui diritti per la messa in onda, il silenzio. Nessun'altra informazione, nessuna comunicazione ufficiale della Rai, nessun avvertimento sulla pagina sito di Rai 5 dedicata alla serie del commissario simenoniano. Mettiamo on-line il filmato da You Tube (caricato da NextBlog in data 06/12/2009), come una sorta di promemoria per i funzionari Rai che dovrebbero fornire una spiegazione del perchè questa interruzione dura così a lungo e del mistero su tutta la vicenda. 

 

lunedì 18 giugno 2012

SIMENON: ECCO I RACCONTI ANCORA NON PUBBLICATI DA ADELPHI

Un post di Andrea Franco, uno dei nostri più assidui attachés, si riallaccia a quello di ieri con interessanti informazioni. Chi volesse collaborare al Bureau scriva a simenon.simenon@temateam.com

Roma - dal nostro attachè Andrea Franco - ll post di ieri accennava ai racconti che mancano da pubblicare da Adelphi, dicendo che sono un trentina. Per l'esattezza sono 28 racconti, e questi elencati di seguito i loro titoli:
L'affaire du boulevard Beaumarchais 
• La péniche aux deux pendus  
• La fenêtre ouverte 
• Peine de mort 
• Les larmes de bougie
• Rue Pigalle 
• Monsieur Lundi 
• Une erreur de Maigret 
• Jeumont, 51 minutes d'arrêt ! 
• Mademoiselle Berthe et son amant 
• Tempête sur la Manche 
• Le notaire de Châteauneuf
• L'Etoile du Nord
• L'auberge aux noyés
• Stan le Tueur
• La vieille dame de Bayeux
• L'amoureux de Madame Maigret
• L'improbable Monsieur Owen
• Ceux du Grand Café
Questi racconti furono scritti nel luglio del 1938 a La Rochelle e apparvero alcuni con il titolo Le nuove inchieste di Maigret, prima tra il '38 e il 39 sotto forma di fascicoli da collezione in Police-Film e Police-Roman e alcuni vennero raccolti in un volume di Gallimard che fu pubblicato nel 1944.
• Le témoignage de l'enfant de choeur
• Le client le plus obstiné du monde
• Maigret et l'inspecteur Malgracieux
• On ne tue pas les pauvres types
 Pubblicati in Maigret et l'inspecteur Malchanceux (diventato poi Maigret e l'inspecteur Malgracieux)  nel maggio del '46 da Presses de La Cité.
La pipe de Maigret  (pubblicato insieme a Maigret se fache nel '47 sempre da Presses de La Cité
• L'homme dans la rue 
• Vente à la bougie • Menaces de mort  (o Sous peine del mort)
Questi tre li ritroviamo in Les Petits Cochons sans queue del 1950 da Presses de La Cité
•  Un Noël de Maigret (pubblicato con altri due racconti non Maigret ) nel 1951 ancora da Presses de La Cité
Insomma, chi avesse letto tutte, ma poprio tutte le inchieste del commissario Maigret sappia che vi sono ancora molti racconti del commissario da gustarsi!

domenica 17 giugno 2012

SIMENON. E’ FINITO MAIGRET? I SUOI ROMANZI SI, MA I RACCONTI NO.



Simenon secondo Pericoli
In occasione dell'uscita dell'ultima inchiesta del commissario Maigret, e in attesa della pubblicazione della trentina di racconti che mancano, il quotidiano La Repubblica ha dedicato un ritratto di Maigret a firma di Carlo Lucarelli. Ecco qui di seguito alcune considerazioni di Simenon-Simenon.




 
Il primo Maigret italiano settembre '32
Bell’articolo su Maigret, bello il paginone centrale dell’R Cult domenicale de La Repubblica. Bello il disegno di Tullio Pericoli e bella firma, quella di Carlo Lucarelli, (firma frequente del quotidiano), così famoso presso il pubblico letterario appassionato di gialli e, non dimentichiamolo, così famoso anche per quello televisivo (e famoso addirittura anche per essere protagonista, sotto il nome di Cornelio, addirittura di una “graphic novel”…)
Proprio perché abbiamo conosciuto Carlo, e per quelle due o tre cose che abbiamo imparato su Maigret e Simenon, vorremmo sommessamente metter qualche puntino, sulle “i”, di quelli appena accennati, ma che, come dire, fanno più definito e completo il tutto.
Intanto sì, belle le citate copertine Mondadori di Maigret, ma Carlo non ha ricordato quelle delle prime edizioni italiane, quelle fotografiche, in bianco/nero, tali e quali alle francesi edite allora da Fayard. Le prime copertine mai apparse con le fotografie “al vivo” (siamo nel 1931), concepite e realizzate, secondo le affermazioni di Simenon, proprio da lui stesso.
L'ultimo Maigret pubblicato in italia, 2012
In un altro punto Lucarelli si chiede se “… a Maigret piacciano o meno i romanzi di Simenon…”.
Beh… andrebbe fatta una distinzione. Gli interessi culturali di Maigret certo non lo avrebbero avvicinato ai romans-durs come li chiamava lo scrittore. Per quanto riguarda le inchieste del commissario non possiamo dire che gli piacessero o meno. E a tale proposito non dobbiamo scordare che Simenon ci descrive più volte la scena di una M.me Louise Maigret che, avvertendo lo scalpiccio sulle scale del marito che sta rientrando, si affretta a nascondere non solo i quotidiani che spesso in prima pagina parlano delle inchieste del famoso commissario del 36, Quai ds Orfévres, ma anche i libri di quel Sim che insisteva a scrivere quelle storie (…tutta roba assolutamente inventata…) su di lui. E Maigret non voleva che la moglie leggesse quelle cose. Maigret era infastidito dalla pubblicità che i giornali facevano sulle sue inchieste vere, figuriamoci da quella che veniva da quei “romanzetti” completamente inventati!
E’ forse un riflesso del famoso “pudore” dei Simenon sulla creatura dello scrittore?  
Già, perché, se non si possono fare semplicistici paralleli tra autore e personaggio (“Maigret non è un uomo intelligente. E’ un intuitivo…” asseriva il romanziere), occorre pur tener conto che affermava ”…è uno dei rari, se non il solo personaggio che abbia creato, che abbia dei punti in comune con me…”.  E senza volerci qui addentrare troppo nei paralleli, quanto sono simili i metodi che Maigret utilizza per le proprie indagini e quelli che seguiva Simenon per creare i propri romanzi?

SIMENON. SE NE E' PARLATO SULLA MONTAGNA IN GIALLO

 Si conclude oggi la seconda edizione dell'iniziativa Montagna in giallo: misteri e delitti dell’Appennino, nel comune di Castiglione dei Pepoli (Bo). L'offerta della manifestazione proponeva mostre di fumetti, proiezioni di pellicole, tavole rotonde, locandine di film di fantascienza e di quelli gialli.
Quest'anno è stato data attenzione, tra gli altri, anche a Simenon cui è stato dedicato un incontro: Simenon, il giallo volta pagina e una tavola rotonda: Simenon, tra giallo e romanzo. La manifestazione ha aperto i battenti il 15 giugno al Palapepoli e si concluderà oggi alle 16.00 con la premiazione del concorso “Delitti in Vetrina”.

sabato 16 giugno 2012

SIMENON ENTRA NELL'INFERNO DELLA PROVINCIA

Un'altro contributo di Cristina De Rossi, una delle attachées del Bureau Simenon-Simenon. Se volete essere inseriti anche voi e pubblicare post firmati scrivete a simenon.simenon@temateam.com


Roma - dalla nostra attachèe Cristina De Rossi - Qualche settimana fa' mi sono imbattuta, su una bancarella di libri usati, in un volume edito da Mondadori (Tutte le opere di Simenon - 1971), dove sotto la dicitura "I romanzi della provincia straniera" erano raggruppati sei romanzi dal 1933 al 1955.
Edizione Mondadori di "Tutte le opere di Georges Simenon"
Mi ha colpito molto il primo La casa sul canale, proprio del '33, ed edito allora da Fayard. Era uno i primi romanzi-romanzi che lo scrittore pubblicava con il suo vero nome, se non sbaglio il decimo.
Sono rimasta colpita dalla maturità della scrittura e dalla capacità che già manifestava nell'analisi dei caratteri, nella costruzione delle atmosfere e  nell'immedesimarsi in quella mentalità. Certo, la storia ripercorre situazioni e ambienti che Siemenon conosceva bene. Si svolge infatti in Belgio dove Edmée é un'orfana costretta a lasciare la mondana Bruxelles per Neroeteren, un minuscolo villaggio di campagna nelle Fiandre, dove vivono gli zii e i cugini.
La bravura di Simenon nel rendere il brusco cambiamento di ambiente e di mentalità in cui si ritrova la ragazza è, a mio avviso, da romanziere consumato, mentre va ricordato che allora lo scrittore aveva appena trent'anni.
Dall'atmosfera cosmopolita e metropolitana della capitale a quella claustrofobica e chiusa di una famiglia che vive confinata nel proprio lavoro.
Per lei è troppo. Reagisce a quell'ambiente, prigioniero delle sue antiche abitudini, con un comportamento provocatorio e disgregante per una micro-comunità come quella rinchiusa in se stessa. Il suo sottile, e a volte morboso, gioco di seduzone è come un bottiglia incendiaria lanciata in un pagliaio. Edmée é una di quelle donne che ricorrono nei romanzi di Simenon, una di quelle fragili creature che però tiene il gioco. Sembra solo una ragazzina viziata e invece è già quasi un femme fatale, una di quelle che portano alla rovina gli uomini. E infatti i due cugini ammaliati dal suo charme tutto cittadino, non tardano a cascare entrambe nelle sue reti e diventare dei burattini di cui lei tira i fili, anche senza rendersi conto della pericolosità dei meccanismi che sta mettendo in moto. Il gioco seduttivo con i cugini Fred e Jef, le prove sempre più bizzare cui Edmée li sottopone, e a cui loro acconsentono, porteranno la vicenda a tragiche coclusioni.
Ma nel libro mi pare di aver colto soprattutto quella insofferenza alla vita di provincia, la stessa che in qualche modo il giovane Simenon doveva aver provato, sia pure in una città come Liegi, in confronto alla libertà di un luogo cosmopolita, aperto ed evoluto come Parigi. Ma non bisogna dimenticare anche la capacità del romanziere di entrare nel vivo delle situazioni, di mettersi nei panni dei suoi personaggi e di replicarne le abitudini, le inclinazioni e la mentalità. E ne La casa sul canale, secondo me,  dà una bella dimostrazione di tutto ciò e soprattutto fa presagire l'insieme della sua grande opera che a trent'anni era ancora tutta da scrivere.

giovedì 14 giugno 2012

SIMENON. MAIGRET E IL SIGNOR CHARLES IN CLASSIFICA DA UN MESE

Qualche giorno di ritardo per il nostro consueto punto sulla situazione nelle classifiche delle ultime uscite di Simenon. E parliamo ancora dell'ultima inchiesta del commissario simenoniano, Maigret e il signor Charles che dopo un mese dal debutto nelle classifiche, ancora regge ottimamente, conservando delle invidiabili posizioni. Iniziamo dalla classifica elaborata in base alle rilevazioni di Nielsen Bookscan su TuttoLibri de La Stampa di sabato scorso. Qui il titolo maigrettiano lo troviamo al 9° posto de "I primi dieci" e ancora al 1° posto nella sezione "Tascabili". Sull'inserto domenicale La Lettura del Corriere della Sera, sempre la Nielsen Bookscan, lo rileva al medesimo 9° posto nella "Top Ten" e al 3° nel comparto "Narrativa straniera". L'Eurisko invece su R2 Cult di La Repubblica di domenica piazza Maigret e il signor Charles al 10° posto della "Top Ten", ma anche qui lo rileva ancora al primo posto tra i "Tascabili". Nella classifica della I.B.S. dei libri più venduti su internet, l'inchiesta di Maigret si colloca al 15° posto. Nessun titolo simenoniano appare invece questa settimana nella classifica IBS degli ebook.
Insomma ancora una volta il Maigret di Simenon si rivela un fenomeno editoriale (scritto nel '72, con numerose uscite in collane, editori ed edizioni diverse) che a distanza di quarant'anni regge le classifiche come i titoli più..."di moda". In quarant'anni, che fanno circa un paio di generazioni, nonostante i cambiamenti di mentalità, del linguaggio, dei modi di scrivere, nonstante l'aumentata libertà degli argomenti trattati, questo personaggio, concepito negli anni '30, fa ancora scalare alle sue inchieste le classifiche come fosse fosse un "best-seller", mentre è anche un "long-seller".Beh, insomma è un fuoriclasse... se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo.

mercoledì 13 giugno 2012

SIMENON. MAIGRET SU RAI 5... NESSUNA NOTIZIA, ANCORA

Il Maigret telvisivo italiano interpetato da Gino Cervi
Nonostante il nostro post del 26 maggio (Il caso Maigret Rai 5 risponde), in cui l'interruzione della serie delle inchieste del commissario programmata in seconda serata veniva spiegata dall'emittente televisiva con problemi inerenti ai diritti di trasmissione, dobbiamo notare che nulla è cambiato. La controversia non si è risolta? La trattativa sta prendendo più tempo del previsto? Solo ipotesi (nostre) perchè dalla televisione di Stato, dopo un ventina di giorni circa non è arrivata nessuna ulteriore spiegazione. E non è arrivato nessun cambiamento nemmeno nella pagina web che il sito di Rai 5 dedica alla serie dei Maigret. Nessun accenno all'interruzione e nessuna spiegazione.
Quello che invece è arrivata, qui a Simenon-Simenon, è una valanga di proteste di tutti i tipi, qualche insulto, pressanti inviti alla Rai a fornire qualche informazione, richieste afinché si riprenda al più presto la programmazione, addirittura l'augurio che i diritti dei Maigret vengano comprati da un'emittente che poi li trasmetta. Ma soprattutto dobbiamo constatare che in meno di un mese sono giunte quasi una cinquantina di commenti non certo teneri.
Cinquanta commenti per un solo argomento non sarà certo un analisi sofisticata dello share, ma, almeno per Simenon-Simenon, è un record. Ma soprattutto un segnale chiaro che tra i nostri appassionati utenti il ricordo e la voglia di quegli sceneggiati é forte. Il tono dei commenti, aldilà delle specifiche proteste è quello di chi si sente preso in giro da una televisione per la quale si paga il canone, la quale non sente nemmeno il bisogno di dare una spiegazione ufficiale. Non ci pare di aver letto e sentito alcunché da nessuna parte e, se non fosse stato per la richiesta specifica di Simenon-Simenon, non avremmo saputo nulla nemmeno della presunta questione dei diritti.
Certo Rai 5 non ci fa una bella figura. E nemmeno la Rai. Eppure i telespettatori fanno audience e l'audience fà pubblicità e la pubblicità è una delle due gambe  (l'altra è il canone) che dovrebbe far camminare l'ente radiotelevisivo di Stato.
Forse varrebbe la pena dare un po' più di ascolto a questi utenti.

martedì 12 giugno 2012

SIMENON... QUELLO CHE CI HA LASCIATO

7) Simenon, quello che ci ha lasciato...
1989 - 2012 • Un'eredità per tutti noi

Per quante cose abbia realizzato in vita, crediamo che quello che ci ha lasciato è forse qualcosa in più della loro somma.
Quello che Simenon ci ha lasciato è una marea di cose che non sono solo i suoi oltre quattrocento titoli tra racconti, romanzi e Maigret, tradotti praticamente in tutto il mondo.
Quello che ci ha lasciato è anche un'immaginario cinematografico che a tutt'oggi ha ispirato registi che ne hanno tratto una sessantina di film. E poi tutte le serie televisive in parecchie nazioni dall'Europa al Giappone. Fumetti...
Quello che ci ha lasciato sono i tanti scrittori da lui ispirati (questo non vuol dire poi che abbiano scritto come lui o possano essere considerati dei suoi epigoni. No). Ma l'ispirazione che può essere suscitata da testi come quelli di Simenon è più simile alla voglia di raccontare (o anche solo di immaginarsi) una storia semplice, una storia vera, con persone reali che agiscono e reagiscono in modo reale, gente come noi, come voi. Raccontata con quella linearità mai banale, quella semplicità mai scontata, con parole univoche, senza giri di termini difficili e di allocuzioni complicate. Andando al sodo delle cose, aldilà delle strutture, dei paraventi, delle maschere...


 Forse è proprio questo che, attraverso i suoi romanzi, ci ha lasciato... la capacità di andare all'essenza delle cose. Quello che lui chiamava la ricerca dell'uomo nudo. In realtà potrebbe essere la ricerca dell'essenza delle cose, delle persone, dei fatti, senza farsi fuorviare da sovrastrutture, da false coperture, da mascheramenti.
Quello che ci ha lasciato Simenon è l'abitudine a pensare anche a tutti coloro che, come diceva lui, hanno passato la linea e cadono dall'altra parte nell'oblio, quando non nel disprezzo degli altri, spesso per un semplice, futile, motivo, magari senza importanza...
Quello che ci ha lasciato è la convinzione che occorra di più comprendere le persone, i fatti le situazioni, piuttosto che lasciarsi andare a giudicare.
Quello che ci ha lasciato è la curiosità verso il prossimo, verso i suoi problemi, nei confronti delle cause delle loro disgrazie, dei loro problemi e delle loro nevrosi.
Ma quello che non ci ha lasciato è il segreto della sua impressionante forza creativa, il mistero della sua potenza comunicativa, l'arcano delle sua capacità di empatia con il mondo, le persone e gli ambienti che lo circondavano.
Quello che non ci ha lasciato è la spiegazione del "caso Simenon".

lunedì 11 giugno 2012

SIMENON. GLI ANNI DEL BUIO E IL DESTINO TRAGICO

6) Gli anni del buio e il destino tragico
1972-1989 • Senza scrittura e senza Marie-Jo 

Il romaziere non c'è più e nemmeno lo scrittore. Al suo posto un vecchio signore che dal '76 decide di affidare le sue elucubrazioni, i suoi ricordi, le sue opinioni al nastro di un registratore. Ormai non scriveva più. Mandava le sue registrazioni a Presses de La Cité e lì le "sobinavano", facevano un'operazione di editing e pubblicavano un altro libro firmato Georges Simenon... anche se Georges Simenon non esisteva più. Un'operazione commerciale come un altra. C'era ancora un grande interesse nei confronti di quel nome che valeva più di quello che c'era dentro il volume. Questa storia andò avanti dal 1973 all'1981 per diciannove volumi. Poi lo sforzo sovrumano di un vecchio che nell'81 a quasi ottantanta anni scrisse Mémoires intimes. Oltre mille pagine che comprendono anche il libro della figlia Marie-Jo.
E', nelle intenzioni, un'autobiografia a uso e consumo dei figli (o comunque formalmente rivolta a loro), in cui però la memoria a volte fa difetto, dove a volte le vicende sono raccontate attraverso il velo del tempo e dell'oblio. Comunque un grande affresco dove c'è abbastanza materiale per capire diverse cose su Simenon e senza nemmeno troppo bisogno di leggere tra le righe. Fatti insignificanti e situazioni cruciali si mischiano in un ritmo frenetico come frenetica era stata la vita del romanziere. In più Simenon, era in quel periodo molto provato. A oltre 70 anni, da un'operazione per un frattura ad una gamba, a 74 da un intervento alla prostata. Nel '78 dovette superare (o imparare a convivere?) con la tragedia del suicidio della figlia.



Ora Simenon non viveva più nel comdominio, ma in un piccola casa rosa, con un giardinetto sovrastato dalla chioma di un enorme cedro del libano e lì erano sparse le ceneri della figlia. Aveva voluto che Il libro di Marie-Jo uscisse accluso al suo Mémoires intimes, quasi a riparare alle proprie responsabilità rispetto al gesto terribile compiuto dalla figlia che con lui aveva avuto sempre un rapporto sempre troppo morboso e intimo fin da quando era bambina.
Ormai non gli restava più la scrittura, né la sua amata figlia e nemmeno la salute. La sua giornata era vuota, era vuota la sua vita. Teresa lo accudiva, non gli faceva mancare nulla ma, stando anche a quello che dicono i figli, quegli ultimi anni non furono così tranquilli, come lo scrittore voleva far credere. Erano di certo anni bui, non c'era che il flebile chiarore di Teresa a diradare le pesanti ombre di un passato che non poteva non pesare su un individuo che tutto sommato era comunque ancora lucido. Una vita come la sua, sia pure ad ottant'anni passati, doveva pesare come un macigno. Nell'84 fui poi la volta di un'altra batosta notevole. Operazione di tumore al cervello. Per due tre anni sembrava che le cose fossero migliorate. Poi arrivò prima la paralisi al braccio sinistro poi alle gambe. Inchiodato alla carrozzella spinta da Teresa, resse poco più di un anno in quello stato e finalmente, come disse lui stesso, si spense il 4 settembre dell'89.

domenica 10 giugno 2012

SIMENON. SVIZZERA GLI ANNI DORATI E LA FINE DI TUTTO

5) Anni d'oro e fine dell'avventura
1955-1972 • Nella Svizzera, ultima patria

 Il ritorno in Europa per Simenon fu trionfale. La sua popolarità era molto cresciuta, ma anche l'attegiamento e la considerazione del mondo della cultura, e di quello letterario in particolare, era molto diverso da quello di dieci anni prima quando era partito dalla Francia. Questo, in realtà, l'aveva gia saggiato nel corso di alcuni viaggi, soprattutto gli ultimi che aveva fatto dall'America all'Europa. Erano manifestazioni concrete, gente che lo attendeva al porto, alla stazione ferroviaria, gli inviti che piovevano per cene, party e galà, alcune volte in suo onore. Una volta tornato nel vecchio continente, si sistemò provvisoriamente Mougins e poi a Cannes prima di decidere di stabilirsi in Svizzera, nel castello di Echandens, cosa che succede nel luglio del '57. Il '58 è un anno di molti spostamenti per affari (a Parigi), per conferenze (a Nizza e a Bruxelles), per presiedere un festival del cinema (ancora a Bruxelles), per una crociera (in Olanda), per turismo (Firenze e Venezia).
L'anno successivo nasce l'ultimo figlio di Simenon, il quarto, Pierre Nicolas Chrétien.
Intanto gli sporadici problemi che si erano verificati con Denyse diventano più frequenti e peggiorano con il deteriorarsi del suo equilibrio mentale e con l'intensificarsi della sua dipendenza dall'alcol.
Gli impegni mondani per Simenon non finiscono mai. Nel 1960 gli viene chiesto di presiedere la giuria del Festival Internazionale del Cinema di Cannes. Lì fa conoscenza e poi stringe amicizia con Federico Fellini. Il regista era in concorso con il suo discusso film "La dolce vita". Simenon ne rimane affascinato e fà di tutto per fargli vincere la Palma d'Oro. Ci riesce grazie anche al voto del suo amico, lo scrittore americano Henry Miller che era in giuria. Da allora non solo l'amicizia ma anche la stima reciproca e la vicendevole ammirazione cementa il rapporto tra lo scrittore e il regista anche se si trattò di una relazione essenzialente epistolare (poi raccolta nel libro "Carissimo Simenon Mon cher Fellini" - 1997 - Diogenes Verlag - Zurich).
Ma nonostante i problemi familiari e gli impegni sono comunque anni di produzione. Tra il '58 e il '60 escono sette romanzi e cinque inchieste del commissario Maigret. Nel 1961 va registato un avvenimento per allora senza soverchia importanza. Durante un viaggio a Milano per parlare di affari con il suo editore italiano da sempre, Arnoldo Mondadori, venne accompagnato da Denyse. Durante un pranzo la m,oglie di Georges confida a quella di Arnoldo i suoi problemi a trovare una brava femme de chambre. E l'altra le confida che, grazie ad una sua amica, ha sottomano una bravissima e riservata donna veneta che sicuramente farebbe al caso loro. Si tratta di Teresa Sburelin che a dicembre del '61 prende servizio a casa Simenon. Sembra una delle tante che non sono mai riuscite a colmare il vuoto lasciato dalla storica Boule che era stata una vita con la famiglia Simenon, poi con Tigy dopo il divorzio e quindi con il figlio Marc una volta sposato e con dei figli. Invece nessuno poteva sapere che sarebbe stata proprio Teresa la donna più importante negli ultimi vent'anni di vita dello scrittore.
Ma per ora è solo una domestica che entra nella faraonica villa di Epalinges, vicino Losanna che Simenon ha fatto costruire nel '63 pensando alle esigenze di tutta la famiglia. Ma lo stato psicofisico della moglie peggiora e la situazione in casa non è più sostenibile. Denyse esce dalla famiglia per andare in una casa di cura. Ma questa non sarà come le altre volte. E' una partenza definitiva e l'inizio di un peregrinare da una clinica all'altra, da una casa di cura ad un centro di recupero...Anche i figli man mano se ne vanno. Marc ha ormai la sua famglia e il suo lavoro di sceneggiatore che lo tengono a Parigi. Johnny è in America e studia legge. Anche Marie-Jo, che pure ha dei problemi di equilibrio psichico, è a Parigi, da sola, a cercare di ritrovare la propria stabilità. Non c'è che Pierre Nicolas che però presto partirà per il college. Rimangono lui e Teresa in quella casa più che mai sproporzionata per le loro esigenze. Tra loro per altro è iniziata una relazione dapprima basata sul sesso, ma poi Teresa è diventata la premurosa compagna che lo circonda di attenzioni, che lo aiuta nei momenti peggiori, insomma una sorta di M.me Maigret che non ha altro scopo che quello di badare al marito, nemmeno fosse un figlio. Ormai Simenon ha sessantacinque anni, ha scritto il suo 200° romanzo Il y a encore des noisetiers, ma la sua produzione è diminuita. Nel '68 appunto escono due inchieste di Maigret e due romanzi, come pure nel '69, nel '70 e nel '71. Intanto nel '70 muore la madre. Simenon, saputo che era in fin di vita, corre al suo capezzale. E lei, Henriette, con la consueta durezza gli domanda "Georges, perché sei venuto?".
Ormai il ritmo sul lavoro non é più quello dei trent'anni, l'état de roman gli costa sempre una maggiore fatica.
Nel '72 poi la sua vita subisce dei cambiamenti non da poco. Scrive Maigret et monsieur Charles, che sarà l'ultima inchiesta del commissario. Proverà a scrivere un romanzo, Victor, ma l'état de roman non funziona più e alla fine della giornata le pagine sono ancora bianche. Simenon non aspetta. Decide che la sua attività di romanziere è terminata. Lo annuncia in un'intervista al quotidiano di Losanna 24 heures: "Simenon ha rinunciato alla letteratura". E sulla carta d'indentità fà scrivere, al posto di "romanziere", due parole: "senza professione".
Lascia i fasti della villa di Eplainges e va a vivere con Teresa in un appartamento all'ottavo piano di un grosso condominio, a Losanna. La sua vita cambia binario e inzia ad improntarsi all'insegna della frugalità e dell'essenzialità. Nessun viaggio, basta rapporti di lavoro (di cui si occupa ormai il suo 'secretariat' gestito da M.me Aitken). Niente auto, nessun lungo spostamento che non sia indispensabile, brevi passeggiate in riva al lago lì vicino, un bicchiere di vino e quattro chiacchiere in un bistrot vicino casa.
Qui finisce la vita del Simenon che abbiamo consociuto e inizia quella di un altro uomo. Come piaceva dire a lui: un uomo come qualsiasi altro.

sabato 9 giugno 2012

SIMENON FA' L'AMERICANO PER DIECI ANNI

4) E fà l'americano per dieci anni
1945-1955 • Negli Usa cambia la vita di Simenon

Davvero per Simenon vedere la Statua della Libertà è sinonimo di sentire la libertà. Dopo l'incubo degli ultimi mesi passati in Francia e l'insicurezza dei mesi passati a Londra ad aspettare un qualsiasi mezzo navale che potesse portarlo sull'altra sponda dell'oceano, l'ingresso nel porto di New York è veramente una liberazione. Passa qualche giorno in città dove incontra Denise Ouimet, la canadese del Quebec che sarebbe dovuta essere la sua segretaria-interprete e invece entra nella sua vita come una furia. Una passione come Simenon non ha mai provato. La sua amante? No, si capisce subito che c'è qualcosa di più. Il sesso? Certamente, quello che era mancato con la prima moglie Tigy, ma la passione, la tenerezza, il bisogno di sentirla sua, addirittura la gelosia. Per Georges é una bella botta tanto che nemmeno due mesi dopo averla aconosciuta ha già finito la stesura di Trois chambres à Manhattan (che uscirà un anno dopo), che altro non è che la trasposizione romanzata del loro incontro. Lei inizia a vivere in casa Simenon  come segretaria particolare dello scrittore. Per l'intanto la famiglia si stabilisce per quasi un anno in Canada per via della lingua. E poi inizia l'avventura americana: ecco una sorta di carnet degli spostamenti con le relative date. Promemoria. In questi dieci anni americani, con gli spostamenti che vedrete elencati, Simenon riuscì a scrivere una cinquantina tra romanzi e Maigret








1946 - A settembre partenza per la Florida (attraverso l'Alabama, Tennessee e Georgia), dove arrivano a novembre e si fermano a Bradenton Beach.
1947 - A gennaio viaggio a Cuba e rientro a Bradenton Beach. A maggio partono e si fermano a Silver Springs. A giugno, traversano il deserto e si stabiliscono in Arizona a Tucson.
1948 - Si spostano a Tumacaori, al confine con il Messico.
1949 - Rientrano a Tucson dove a settembre Denyse (come l'ha ribattezzata Georges) gli dà un altro figlio Jean Denis Chrétien detto Johnny. A fine ottobre si spostano in California a Carmel-by-the-Sea. 
1950 - A giugno viaggio a Reno in Nevada dove il 22 si ufficializza il divorzio tra Georges e Tigy e il 22 lo scrittore e Denyse si sposano. Il 4 luglio si stabiliscono a Shadow Rock Farm, una fattoria nel Connecticut nei pressi di Lakeville. Rimangono qui, tranne qualche viaggio in America e in Europa, fino al 1955 quando a marzo Simenon decide di partire definitivamente. Lascia gli Usa per tornare nella sua Europa. A Lakeville nel 1953 intanto è nata Marie-Geroges terzogenita, prima femmina, l'ultimo dei figli di Simenon a nascere in America.
Abiamo detto anni densi di cambiamenti. Infatti clamorosamente Simenon abbandona le edizioni Gallimard, per dare l'esclusiva di tutti i suoi libri a Presses de La Cité una piccola casa editrice dello svedese Sven Nielsen, con cui entra in società. E così sarà fino alla fine della sua vita.
Gli anni americani portano a Simenon la maturità letteraria, una definitiva celebrità al di fuori della Francia, ma anche riconoscimenti come l'elezione a Presidente del Mystery Writers of America, alcune amicizie. A Georges piace immmensamente la libertà, il senso della frontiera degli States, ma non sopporta il loro puritanesimo e nell'ultimo periodo viene disgustato dalla vicenda del maccatismo.

venerdì 8 giugno 2012

SIMENON, IL SALTO DA SCRITTORE A ROMANZIERE

3) Il salto da scrittore a romanziere
1933-1945 • Simenon un autore da Gallimard


La serie dei Maigret con Fayard conta in tutto 19 titoli. E con questi Simenon aveva considerato chiusa a sua esperienza nella letteratura di genere poliziesco, anche se di tipo molto diverso dalle altre. Ormai era passato ai romanzi, come li chiamava lui, romans-durs, già con Fayard fin dal 1931, cioè prima che fosse lanciato Maigret. Le Relais d'Alsace e Le passeger du "Polarys" i primi due rispettivamente pubblicati nell'ottobre del '31 e nello stesso mese nel '32 (in seguito nel 1933 ne usciranno altri sette!) A quel punto Simenon però non voleva più pubblicare polizieschi, inoltre ormai un editore come Fayard gli andava un po' stretto. E infatti verso la fine del '33 firma il contratto che lo fa entrare in una dell più prestigiose editrici francesi: la Gallimard. Sembra che il tramite sia stato André Gide, grande estimatore della letteratura simenoniana e che, in un scambio epistolare, lo esortava a tirar fuori tutto il suo talento in modo da scrivere "l'opera". Simenon pensava che invece che non avrebb mai scritto il grande romanzo, perchè il suo più grande romanzo doveva essere l'insieme delle sue opere. Nel frattempo non si può tacere due aspetti clamorosi sul fronte giornalisitico entrambe per il quotidiano Paris Soir. Il primo è un scoop mondiale, l'altro un'inciampo abbastanza grave, soprattutto per un personaggio come lui. Il primo si tratta dell'incontro che ebbe nel giugno del '33 con Lev Trotski, braccato dai sicari di Stalin, nascosto ad Istanbul e che Simenon riesce a contattare e a intervistare in esclusiva mondiale.
L'anno seguente, vista la grande popolarità che Maigret gli aveva procurato, lo stesso quotidiano parigino gli affidò una vera e propria inchiesta su uno dei più eclatanti scandali economico-politici che nel '34 scuoteva la Francia della Terza Repubblica: il caso Stavisky. Lo scandalo, che riguardava una truffa di 200 milioni di franchi, vedeva coivolte banche, esponenti della finanza e della politica. ll caso portò prima all'incriminazione di "le bel Sacha" com'era soprannominato Stavisky e poi alla sua misteriosa morte a Chamonix. Ovviamente morto lui, testimone eccellente e scomodissimo, i complici delle alte sfere potevano dormire sonni più tranquilli. Simenon iniziò a muoversi come un vero e proprio investigatore, nemmeno fosse stato Maigret per davvero. Ma il suo fiuto indagatore si dimostrò inversamente proporzionale al suo talento da scrittore. Imboccò una pista sbagliata dopo l'altra, si mise in competizione con la polizia facendo una pessima figura e non approdò a nulla di concreto. Uno smacco che lo segnò parecchio e gli insegnò diverse cose. 
In quegli anni, dopo una decina di romanzi scritti per Gallimard, parte per una serie di lunghi viaggi prima in Europa e poi in tutto il mondo. Quando torna Gaston, il patron della Gallimard gli chiede di riprendere in mano anche Maigret. Sono ormai cinque anni che non esce più nulla. Poco convinto, lo scrittore mette insieme un volume di racconti in parte inediti e in parte pubblicati in vari giornali. Ma poi le inchieste del commissario ricominciano ad intervallare l'uscita dei romanzi e questa è una modalità che verrà seguita fino al 1972, quando il romanziere smetterà di scrivere.
Già, romanziere. Ormai è arrivato al suo obbiettivo e per averne una conferma anche concreta lo scrive anche sulla carta d'identità. Adesso alla dicitura professione appare la parola "romanziere". Ormai non solo si è affrancato dalla letteratura su ordinazione, ma anche da quella di genere (che pure continuerà a a praticare), ma ora è libero di seguire la sua ispirazione. Quella che gli arriva improvvisa e che lui chiama état de roman, una specie di trance creativa in cui, dice lui, si lascia guidare da un declic che scatta nella sua testa e che lo fà entrare nella pelle di un personaggio. E allora inizia a ragionare, a parlare, a vedere il mondo come lui e non sa dove la storia lo porterà, è questo "stato di grazia" che lo condurrà alla fine del romanzo. 


E tutto si concreta in un periodo che va da una decina di giorni ad un minimo di sette. E' il motivo, spiega Simenon, per cui mi devo sbrigare a scrivere (in media un capitolo al giorno), perchè quando finisce questo état de roman non saprebbe più cosa scrivere e in che modo. E i suoi romanzi dell'età più giovane hanno fino ad undici capitoli (vuol dire undici giorni di trance) quelli dell'età avanzata solo sette (lo scrittore infatti non regge per più di sette giorni la fatica di quella trance). Tensione, fatica, concentrazione. Simenon ha calcolato con la bilancia che lo sforzo lo fa sudare e gli fa perdere circa un chilo a capitolo. Quasi dieci chilogrammi a romanzo. 
Ma la sua attività ha sempre un ritmo serrato e spesso frenetico. Ad esempio nel 1938 escono per Gallimard ben otto romanzi e nel '42 tre Maigret e quattro romanzi. Nel frattempo Simenon ha lasciato Parigi e si è stabilito in Vandea, nel '39 è nato Marc il suo primogenito e allo scoppio della seconda guerra mondiale viene nominato Commissario della Vandea per i rifugiati belgi (quelli fuggiti per l'occupazione nazista). 
Durante la guerra e l'invasione della Francia viene accusato di essere ebreo o perlomeno di ascendenze ebree per l suo cognome che deriverebbe dall'ebraico Shi'mon e lui fatica non poco a dimostrare il contrario. Ma durante quegli anni fa affari (vendendo diritti dei suoi libri) con la Continental, una società cinematografica che, con una serie di partecipazioni neanche tanto occulte, fa capo al ministro nazista della Propaganda, Goebbels. Di questo viene accusato, a guerra finita, dal fronte di liberazione nazionale francese. Girano voci di un Simenon messo nelle liste dei collaborazionisti, si vedono le prime esecuzioni dei collaboratori dei nazisti e lo scrittore entra nel panico. Decide quindi di partire per l'America. Per imbarcarsi deve però attendere qualche mese a Londra. Poi a bordo di un cargo svedese traversa l'Atlantico e si lascia per sempre il suo periodo francese alle spalle. Non tornerà più ad abitare in Francia, anche quando la sua posizione sarà chiarita. Intanto è l'inizio di una nuova esperienza quella americana che durerà dieci anni, che gli darà un'altra moglie e altri due figli, oltre che un editore nuovo. Insomma grandi cambiamenti lo attendono, ma il Simenon, che fuma la pipa sul ponte del cargo osservando l'orizzonte, queste cose non le può ancora sapere.

giovedì 7 giugno 2012

SIMENON. DALLA FAME ALLA FAMA, PARIGI ANNI '20

2) Dalla fame alla fama, Parigi anni '20
1922-1932 • Da Colette al commissario Maigret

I primi mesi d'ambientamento erano stati terribili in quella tanto agognata Parigi che si era rivelata meno ospitale di quanto il giovane Georges avesse immaginato. Il primo periodo fu infatti caratterizzato da squallide abitazioni sottotetto e dalla fame. Ricorda Simenon, pasti costituiti da fette di pane su cui strofinava un pezzo di formaggio, così da insaporirlo, ma riducendo il consumo del formaggio al minimo indispensabile. Capì quindi che se voleva aver il temp di diventare scrittore, almeno agli inizi doveva adattarsi a dei lavori che almeno lo facessero sopravvivere. E così finì prima segretario in un ufficio di un movimento politico (la Ligue) a capo della quale c'è un reduce che scriveva per diletto, Binet-Valmer. Nel marzo del '23 Georges si sposa con Tigy e passa alle dipendenze del Marchese di Tracy, sempre simpatizzante del movimento. Rimane al suo servizio per un anno, ma nel frattempo si dedica alla scrittura con racconti brevi per riviste femminili. Fa parte del suo apprendistato. Sa bene Simenon che dovrà fare della gavetta con la letteratura considerata più bassa e più popolare, prima di arrivare ad una specie di semi-letteratura e assommare così anni di esperienza, prima di arrivare a scrivere un romanzo. Sono delle tappe già ben delineate nella sua mente. Ma, nell'immediato, vorrebbe riuscire a pubblicare un racconto su un giornale importante. E per questo insiste con Colette, allora responsabile della pagina della cultura del quotidiano parigino Le Matin, che vagliava i racconti che il giornale pubblicava ogni giorno. Nella sua anticamera c'era una fila di aspiranti scrittori cui regolarmente veniva rifiutato il racconto proposto. E tra loro anche Simenon. Finchè un giorno Colette lo chiamò. "Mon petit Sim - lo apostrofò (perchè si firmava con lo pseudonimo Georges Sim) ci siamo quasi, ma non ci siamo ancora...Via la letteratura, e allora potrà andare... Via tutta la letteratura...". Simenon, come affermò lui stesso in seguito, aveva ricevuto il consiglio più importante di tutta la sua vita di scrittore. Asciugare il testo, usare pochi aggettivi, scegliere parole semplici e comprensibili a tutti, servirsi di un vocabolario essenziale. E dopo un paio di questi trattamenti il suo racconto fu accettato. il 19 settembre 1923 apparve su Le Matin il racconto La Petite Idole a firma Georges Sim, il primo di un'ottantina. Contemporaneamente fu l'inizio di un'intensa stagione di collaborazione con riviste ed editori che pubblicavano storie a puntate sui feuilletton, romanzi brevi in edizione super-economica e antologie di racconti. L'attività  di Simenon divenne sempre maggiore, fino a raggiungere un livello frenetico. Racconti, romanzi brevi o più lunghi gli venivano commissionati e lui in poco tempo "consegnava la merce". Diceva di sentirsi come un artigiano che, a fine giornata, fà il giro dei clienti per




consegnare i propri manufatti. In quel periodo era capace di scrivere anche al ritmo di ottanta pagine al giorno. Qui iniziò la fama di Simenon come scrittore dalla velocità eccezionale, constatazione che però sottointendeva più di una riserva sulla qualità di una produzione letteraria (per quanto in quel momento di genere popolare) compilata così rapidamente. E Simenon non ci mise poco a scrollarsi di dosso questi pregiudizi, nemmeno quando poi scrisse i Maigret e in seguito addirittura romanzi per editori prestigiosi come Gallimard.
D'altronde leggende come quelle della "Gabbia di vetro" (Simenon avrebbe dovuto, per l'editore Eugene Merle, scrivere in pochi giorni e chiuso in una gabbia di vetro esposta in una piazza, un romanzo i cui personaggi sarebbero stati indicati dal pubblico). Una sorta di performance letteraria da record che fece il giro di tutta Parigi e non solo. La cosa poi non andò in porto, ma ancora dieci anni dopo c'erano giornali che, magari parlando degli inizi di Simenon, citavano il fatto come se fosse accaduto davvero. Simenon nel frattempo lavorava, utilizzando più di una ventina di pseudonimi, per editori un po' più quotati Tallandier, Ferenczi e Fayard. E proprio con quest'ultimo lottò per convincerlo a pubblicare le inchieste del commissario Maigret. Un genere di grande diffusione già allora, ma Simenon proponeva un personaggio e un tipo di storie che l'editore giudicava fuori della tipologia dei polizieschi di successo. Ma ormai lo scrittore era molto bravo e convincente nelle trattative con gli editori ed in più era sicuro della proposta che aveva fatto. E infatti alla fine, non solo convise Fayard a pubblicare una prima serie di nove inchieste, ma anche ad organizzare per il lancio di questo nuovo peronaggio una stravagante festa in modo che l'avvenmento non fosse confinato nelle pagine letterarie dei quotidiani, ma che divenisse un avvenimento mondano di cui parlassero tutti. E così fu. La notte del 20 febbraio 1932 alla Boule Blanche di Montparnasse, ci fu uno sfrenato evento, con ospiti della Parigi che contava, inviti come avvisi di garanzia e finti poliziotti alla porta che prendevano le impronte digitali a chi entrava. La festa andò avanti fino all'alba tra musica, balli, fiumi di champagne, strep-tease estemporanei e quel tanto di scandalo che fece parlare tutta la città per un'intera settimana e che rimbalzò su tutta la stampa con una notevole eco. Maigret fu un successo, da subito.
Simenon quella sera finì il suo periodo di apprendistato. Era entrato, come diceva lui, nella semi-letteratura, abbandonando per sempre la letteratura popolare su commissione e firmando per la prima volta i suoi scritti come Geroges Simenon. Il secondo grande salto era ormai compiuto ed era arrivata anche la fama.

mercoledì 6 giugno 2012

SIMENON. DA ENFANT DE CHOEUR A GIORNALISTA

1) Da enfant de choeur a giornalista
1903-1922 • Infanzia, adolescenza, vita a Liegi

1903. Nasce Georges Joseph Christian Simenon a Liegi, allora piccola città di un piccolo stato, (superava di poco i 150 mila abitanti, mentre Parigi allora ne contava più di quattro milioni). La famiglia né poverissma, ne agiata, Il padre Dèsiré impiegato in una società di assicurazioni, la madre Henriette Brull, casalinga. Era assilata dal "giudizio della gente". Avrebbe preteso, per gli occhi altrui, un decoro che la famiglia non si poteva permettere. E rimproverava al marito di non far carriera e di non guadagnare più denaro. Così faceva stringere la cinghia a tutti, limava qua e là il bilancio familiare, e imponeva un trend vicino alla sussistenza. Georges non godeva delle sue attenzioni, che invece andavano tutte al fratello minore Christian e quindi il suo idolo era il padre. Tranquillo sereno, appagato dalla propria condizione, senza l'ansia di arrivare più in su. Quando Désirè si ammalò e non potette più lavorare, le cose peggiorarono, la moglie iniziò ad affittare le camere della casa agli studenti stranieri (per lo più dell'Europa dell'Est) dell'Università di Liegi. Georges si rifigiuava in un cantuccio a leggere di continuo i libri presi dalla biblioteca comunale. Anzi dovette far fare delle tessere anche a nome del fratello e del padre perchè con la sua non riusciva a prenderne ogni settimana tanti quanti ne leggeva (sulle prime il bibliotecario pensava che non leggesse tutti quei libri, ma alla fine dovette ricredersi). Ma la situazione economica familiare obbligò il quindicenne Georges a lasciare la scuola e a trovarsi un lavoro. Prima fu apprendista presso un pasticcere, poi comesso in un libreria, quindi, grazie ad una raccomandazione su cui non ci fu mai chiarezza, riuscì a farsi assumere al quotidiano conservatore La Gazette de Liége. Lì Georges  iniziò la sua carriera di giornalista. Grazie alla sua facilità e velocità nella scrittura ma anche alla sua intraprendenza, le sue quotazioni presso il direttore Demarteau crebbero in fretta e questi non tardò ad affidargli dei servizi veri e propri e poi addirittura una rubrica quotidiana di costume (Hors du Poulailler). Nel frattempo scrisse, a diciassette anni, il suo primo romanzo, editato da lui stesso, Au pont des Arches, nello stesso anno conobbe Régine Renchon, che  soprannominò subito Tigy e che sarà poi la sua prima moglie per 27 anni. Ma alla fine del 1921 morì Désiré, l'amato padre. Fu il segnale. La sua decisione di andare a Parigi e diventare scrittore iniziò a farsi sempre più impellente. Secondo romanzo (stavolta inedito) Jehan Pinaguet, poi l'assolvimento dei suoi obblichi verso il servizio militare, anche se continuò a scrivere per il giornale. Poi un altro romanzo, stavolta di genere poliziesco e scritto a quattro mani con il suo amico Henri J. Moers, Le bouton de col. Ma il 10 dicembre 1922 arrivò il momento. Salì sul treno per Parigi, lasciandosi dietro il fratello, la madre, la casa, la promessa sposa, una promettente carriera di giornalista (con un discreto stipendio per un diciottenne). Arrivò in un'inospitale Gare du Nord e ripartì da zero. La sua avventura nel mondo della letteratura era così iniziata.

martedì 5 giugno 2012

SIMENON, UN'EPOPEA IN SETTE "TRANCHES DE VIE"

Da domani su Simenon-Simenon inizierà per una settimana una iniziativa simile ad altre che già abbiamo pubblicato. Per sette giorni, infatti, raggrupperemo in sette "tranches de vie" la vita e le opere di Georges Simenon.
Ogni giorno quindi proporremo, con un post dedicato, un periodo di volta in volta particolarmente singnificativo per la sua biografia, per le sue opere, per le sue vicende. Come è evidente non è un'iniziativa rivolta ai simenoniani incalliti. E' piuttosto un modo per far conoscere a chi vi si è avvicinato da poco, le opere, la figura del romanziere, la sua vita e i suoi personaggi... tutto in una settimana! Ovviamente saremo molto sintetici e punteremo la nostra attenzione solo sulle vicende e sulle opere più emblematiche e più importanti per la vita di Simenon, che però tutte insieme dovrebbero fornire, a chi ancora non l'avesse, un quadro di riferimento per poter comprendere meglio i post che quotidianamente pubblichiamo. E magari potrà servire anche a colmare qualche lacuna nostra (o vostra) su avvenimenti e opere. Certo, dopo circa 640 post pubblicati da Simenon-Simenon, almeno i fondamentali del romanziere dovrebbero ormai essere stati tutti affrontati... ma repetita juvant e poi va considerato che non è detto che tutti coloro che ci seguono lo facciano quotidianamente e anche che non tutti sono nostri lettori da quella fine del novembre del 2010 quando partimmo con questa solitaria, insolita e un po' sconsiderata sfida di tenere un blog quotidiano su un solo scrittore.
A domani quindi per la prima puntata di l'epopea di Simenon in 7 "tranches de vie

lunedì 4 giugno 2012

SIMENON. LA SITUAZIONE DELL'ULTIMO MAIGRET

Iniziamo la consueta rassegna stampa delle classifiche degli inserti dei grandi quotidiani nazionali e partiamo subito  con quella della Nielsen Bookscan pubblicata sabato su TuttoLibri de La Stampa. Nella sezione "Top Ten" per un punto Maigret e il signor Charles, tiene la (cappa) classifica pur scivolando dal 7° al 9° posto. Nell'ambito dei "Tascabili" invece conserva saldamente la prima posizione. Anche in quella di R2Cult de La Repubblica (fonte Eurisko) troviamo nel settore "Top Ten" lo stesso titolo nella stessa posizione (la nona).  E anche qui nella sezione "Tascabili" Maigret e il signor Charles occupa il primo posto. Perfetta consonanza per i due diversi rilevatori.  Cambiano di poco le cose sulla classifica, sempre di Nielsen Bookscan per La Lettura del Corriere della Sera di ieri. Nella "Top 10"  l'ultima inchiesta di Maigret passa dal 7° al 9° posto. Invece non la troviamo invece nella sezione "Tascabili", inesistente su questo inserto, ma la vediamo al 2°posto nel comparto "Narrativa straniera". Per quanto riguarda i libri venduti su internet la classifica di IBS ci presenta Maigret e il signor Charles all'8° posto, mentre al 47° resiste Maigret e l'informatore. Per quanto riguarda gli ebook, sempre classificati da IBS, nei primi cinquanta posti questa settimana non figura nessun testo di Simenon, nè romanzi, né Maigret.

domenica 3 giugno 2012

SIMENON E L'IMPORTANZA DELLA COPERTINA

Abbiamo più volte sottolineato come Simenon fosse attento non solo al contenuto e alla forma di quello che scriveva, ma avesse delle idee precise sia sul tipo di scelte editoriali, sia sulle modalità promozionali. Basti ricordare, per le prime, i contrasti con il proprio editore Fayard, in un primo momento esterefatto, quando Simenon annunciò di voler interrompere la produzione di romanzi popolari per dedicarsi al quel particolare poliziesco seriale, il cui protagonista era per altro un poliziotto fuori di ogni tipologia dell'investigatore letterario di successo. Allo stesso modo vale la dichiarazione, dopo il ventesimo titolo delle inchieste del commissario, di voler smettere con la letteratura di genere e di volersi dedicare al romanzo tout court. Fayard, al principio contrario, adesso era invece felicissimo di essersi sbagliato e di avere nella sua scuderia un personaggio di così grande successo e non capiva perchè l'autore stesso volesse smetterla con quella gallina dalle uova d'oro.
Anche qui Simenon ebbe ragione, anche se a metà. Da una parte era ormai maturo e pronto al salto per quei romanzi che faranno di lui uno degli scrittori più quotati del '900. D'altra parte però, sia pure dopo qualche anno di pausa, riprese a scrivere i Maigret (anche per un editore prestigioso e di qualità come Gallimard) che lo accompagnarono per tutta la sua vita di scrittore.
Aveva ragione Simenon anche quando sosteneva che il lancio di Maigret dovesse costituire un evento e non poteva bastare un'usuale presentazione, che sarebbe finita in un colonnino delle pagine che i quotidiani riservavano alle novità letterarie. No, lui voleva che ne parlasse tutta Parigi e per una settimana intera. E così concepi l'ormai arcinota kermesse chiamata Le Bal Anthropométrique, una sfrenata festa alla Boule Blanche, una boite di Montparnasse, dove la créme de la crème della capitale era stata invitata con degli avvisi giudiziari e agli ospiti venivano prese le impronte da figuranti vestiti da poliziotti. Dentro, decorazioni e arredi in stile giudiziario-penitenziario. Una notte di balli, musica centro-americana, esibizioni estemporanee, ubriacature, strep-tease improvvisati. Insomma la stampa, quotidiani e settimanali, ne parlarono davvero per l'intera settimana. E Maigret partì alla grande, merito del prodotto letterario, ma anche della strategia di lancio.
E in questa scia dobbiamo inserire, allo stesso modo, l'attenzione che Simenon riservava alle copertine.
"...non ho mai accettato che il cattivo gusto fosse una necessità nemmeno per le edizioni dette popolari...".
Non a caso si vantava di essere stato il primo al mondo(?), proprio nel '32 in occasione del lancio dei Maigret, ad aver creato delle copertine fotografiche che mostravano non solo l'ambientazione della storia, ma spesso anche il protagonista. A questo proposito in Mémoires intimes racconta "...si tratta del quartiere Maubert de 'la Mouf', come viene chiamato in gergo, rifugio dei clochard, con i quali ho passato un'intera notte, questa volta solo per trovare un uomo che avrebbe dovuto comparire sulla copertina fotografica de 'Le Charretier de la Providence'. L'ho trovato, nel più infimo dei rifugi, per coloro che non hanno più speranza, l'ho portato in un studio dove è stato fotografato vicino ad un cavallo bianco affittato per l'occasione...".  

sabato 2 giugno 2012

SIMENON. COLLABORAZIONISTA O PERSEGUITATO COME EBREO?

"Tous les deux", direbbero i francesi. Oggi infatti ci occuperemo di due aspetti della stessa vicenda. Da una parte tratteremo della risaputa querelle che vede Simenon sul banco degli imputati, accusato di aver collaborato con i nazisti, tramite la cessione di diritti ad una compagnia cinematografica franco-tedesca, facendo affari e ottenendo previlegi.
Dall'altra però rispolvereremo una storia, che forse pochi ricordano, e che riguarda il periodo in cui Simenon fu schedato, proprio dalle autorità francesi filo-naziste, per l'origine giudaica del suo cognome.
Infatti nel 1942 i servizi di sicurezza della Vandea, stavano compilando un elenco di tutti gli ebrei che si trovavano nella regione. Ben presto uno dei commmissario di questo servizio si recò a casa di Simenon, per interrogarlo. Ecco il dialogo che Simenon riporta nel suo Mémoires intimes.
"- Voi siete ebreo, vero?
- Siamo cristiani di padre in figlio e da molte generazione appare il termine "cristiano" tra i nostri nomi.
Simenon viene da Simon?
- Ah!
- E Simon è un nome ebreo.
- Io vi assicuro...
- Non so che farmene delle vostre assicurazioni. Mi servono delle prove.
- Posso farvi vedere che non sono stato circonciso.
- Certi ebrei ormai non la praticano più... Piuttosto fate del mercato nero?
- Non ho mai venduto altro che i miei diritti d'autore...
- Del prosciutto, del burro...
- Ne ho comprato solo per il nostro consumo, ma non ne ho mai venduto.
- Voi siete ebreo!... io non mi sbaglio mai... Io sento un ebreo a dieci passi... Vi concedo un mese per i certificati di nascita dei vostri genitori, dei vostri nonni e dei vostri antenati... Ho detto un mese. E non cercate di fuggire. Vi teniamo sotto controllo..."
E' un Simenon spaventato e nel panico. Si documenta e ha la conferma che questa faccenda del suo cognome derivante da quello ebraico di Shim'on, è vera. Coinvolge allora la madre il fratello Chistian, a Liegi, pregandoli di reperire documenti presso l'anagrafe di Liegi per trovare quelli che gli sono stati richiesti. Ma è un periodo in cui le cose non sono facili. Anche se i documenti della famiglia del padre, i Simenon, e di quella della madre, i Brulls, sono rintracciabili e ben conservati, vanno comunque vistati dalle alte autorità ecclesiastiche e, nel caso degli stranieri, devono essere tradotti e accompagnati dal certificato originale.
Nel frattempo Simenon aveva per la prima volta venduto i diritti de Les inconnus dans la maison ad una compagnia cinematografica, la Continental che si scoprirà dipendere di fatto, al di là dei nomi di facciata, addirittura dal ministro della popaganda hitleriano, Joseph Goebbels. E' grazie a questo "affare" che dalle indagini fatte dal commissario dei servizi di sicurezza, risulta che a nome dello scrittore è stato rilasciato un lasciapassare dalle autorità tedesche e controfirmato da quelle filo-naziste francesi. La storia però non è del tutto chiusa, la questione del suo cognome non convince completamente la polizia addetta alla pulizia etnica che così insiste in indagini e interrogatori. Ma alla fine la questione si chiude e Simenon continua i suoi affari con la Continental.
"... non avevo il minimo sospetto che si trattasse di una società creata dai tedeschi - si difende Simenon in Mémoires intimes... - solo qualche settimana dopo aver firmato il contratto, seppi che non si trattava di una semplice società franco-tedesca, come si diceva allora...".
Sta di fatto che lo scrittore continuò a vendere diritti per i film, come successe con il racconto Annette et la dame blonde.
"... credo che avessi il diritto di non rifiutare. Non si trattava di un lavoro. Io non ho mai collaborato ad un montaggio né a qualsiasi altra operazione. Mi sentivo come un commerciante che non può rifiutarsi di vendere la sua merce... il secondo motivo è che speravo di ottenere il lasciapassare che mi avrebbe permesso di poter raggiungere la zona libera - e continuando la sua appassionata spiegazione in una lettera del '49 a Maurice Garçon - Vedevo d'altronde lavorare con la 'Continental' attori e registi francesi che conoscevo... e poi quello che ha guadagnato con quei diritti, e che non ho mai discusso, sono ben lontani da quelli che percepisco ora per gli stessi film...". 

venerdì 1 giugno 2012

SIMENON, ADIEU MAIGRET... SENZA NEANCHE UNA STRETTA DI MANO

Impazza nelle classifiche delle vendite con quella fascetta rossa che spicca assai sul giallo delle copertine Adelphi: "L'ultima inchiesta di Maigret" (aiutato anche, come se ce ne fosse bisogno, da una promozione che prevede a giugno uno sconto del 25%). Già perchè Maigret et Monsieur Charles (1972) fu l'ultima inchiesta che Simenon scrisse. Poi sarebbe intervenuto il blocco dell'état de roman mentre si accingeva a scrivere l'ennesimo romanzo, Victor, e quindi la repentina decisone di non scrivere più. Decisione accompagnata, come abbiamo avuto occasione di ricordare, da gesti fortemente simbolici (forse anche un po' ostentati). Il primo un'intervista al qotidiano Losanne 24 heures, in cui dichiarava finita la sua attività di romanziere. Il secondo, il cambio alla dicitura professione, sulla carta d'identità, da "romanziere" a "nessun impiego".
In realtà Simenon mentre lo scriveva era ben lontano da immaginare che si sarebbe trattato dell'ultimo Maigret. Non poteva prevedere che pochi mesi dopo sarebbe intervenuto quel blocco.
E su questa interruzione, già l'anno dopo in uno dei suoi Dictées (Des traces de pas - 1973) scriveva: "...sento dei rimorsi per aver completamente abbandonato Maigret dopo il mio ultimo romanzo, 'Maigret et Monsieur Charles'. E' un po' come se si lasciasse un amico senza nemmeno stringergli la mano..."
C'è della commozione in quello che detta al registratore Simenon? Sicuramente, anche se non ci sono ripensamenti. Ormai è finita, secondo un fatalismo che affida le sue strade al destino. Ripensamenti no, ma rimpianti si.
"... si crea, tra un autore e i propri personaggi, un legame affettivo, a maggior ragione se la loro collaborazione è durata una cinquantina d'anni...".
Ma c'è anche un'altro motivo che l'ormai ex-scrittore rivela un Paio d'anni dopo, in un'intervista a Francis Lacassin "...Maigret è uno dei rari perosonaggi che ho creato e che abbia dei punti in comune con me. Tutti gli altri in un modo o   altri sono del tutto diversi da me...".