lunedì 11 giugno 2012

SIMENON. GLI ANNI DEL BUIO E IL DESTINO TRAGICO

6) Gli anni del buio e il destino tragico
1972-1989 • Senza scrittura e senza Marie-Jo 

Il romaziere non c'è più e nemmeno lo scrittore. Al suo posto un vecchio signore che dal '76 decide di affidare le sue elucubrazioni, i suoi ricordi, le sue opinioni al nastro di un registratore. Ormai non scriveva più. Mandava le sue registrazioni a Presses de La Cité e lì le "sobinavano", facevano un'operazione di editing e pubblicavano un altro libro firmato Georges Simenon... anche se Georges Simenon non esisteva più. Un'operazione commerciale come un altra. C'era ancora un grande interesse nei confronti di quel nome che valeva più di quello che c'era dentro il volume. Questa storia andò avanti dal 1973 all'1981 per diciannove volumi. Poi lo sforzo sovrumano di un vecchio che nell'81 a quasi ottantanta anni scrisse Mémoires intimes. Oltre mille pagine che comprendono anche il libro della figlia Marie-Jo.
E', nelle intenzioni, un'autobiografia a uso e consumo dei figli (o comunque formalmente rivolta a loro), in cui però la memoria a volte fa difetto, dove a volte le vicende sono raccontate attraverso il velo del tempo e dell'oblio. Comunque un grande affresco dove c'è abbastanza materiale per capire diverse cose su Simenon e senza nemmeno troppo bisogno di leggere tra le righe. Fatti insignificanti e situazioni cruciali si mischiano in un ritmo frenetico come frenetica era stata la vita del romanziere. In più Simenon, era in quel periodo molto provato. A oltre 70 anni, da un'operazione per un frattura ad una gamba, a 74 da un intervento alla prostata. Nel '78 dovette superare (o imparare a convivere?) con la tragedia del suicidio della figlia.



Ora Simenon non viveva più nel comdominio, ma in un piccola casa rosa, con un giardinetto sovrastato dalla chioma di un enorme cedro del libano e lì erano sparse le ceneri della figlia. Aveva voluto che Il libro di Marie-Jo uscisse accluso al suo Mémoires intimes, quasi a riparare alle proprie responsabilità rispetto al gesto terribile compiuto dalla figlia che con lui aveva avuto sempre un rapporto sempre troppo morboso e intimo fin da quando era bambina.
Ormai non gli restava più la scrittura, né la sua amata figlia e nemmeno la salute. La sua giornata era vuota, era vuota la sua vita. Teresa lo accudiva, non gli faceva mancare nulla ma, stando anche a quello che dicono i figli, quegli ultimi anni non furono così tranquilli, come lo scrittore voleva far credere. Erano di certo anni bui, non c'era che il flebile chiarore di Teresa a diradare le pesanti ombre di un passato che non poteva non pesare su un individuo che tutto sommato era comunque ancora lucido. Una vita come la sua, sia pure ad ottant'anni passati, doveva pesare come un macigno. Nell'84 fui poi la volta di un'altra batosta notevole. Operazione di tumore al cervello. Per due tre anni sembrava che le cose fossero migliorate. Poi arrivò prima la paralisi al braccio sinistro poi alle gambe. Inchiodato alla carrozzella spinta da Teresa, resse poco più di un anno in quello stato e finalmente, come disse lui stesso, si spense il 4 settembre dell'89.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Come ricordato nel post i vari dettati pubblicati negli anni settanta sanno piu che altro di operazione commerciale e non aggiungono nulla alle opere simenoniane