giovedì 7 giugno 2012

SIMENON. DALLA FAME ALLA FAMA, PARIGI ANNI '20

2) Dalla fame alla fama, Parigi anni '20
1922-1932 • Da Colette al commissario Maigret

I primi mesi d'ambientamento erano stati terribili in quella tanto agognata Parigi che si era rivelata meno ospitale di quanto il giovane Georges avesse immaginato. Il primo periodo fu infatti caratterizzato da squallide abitazioni sottotetto e dalla fame. Ricorda Simenon, pasti costituiti da fette di pane su cui strofinava un pezzo di formaggio, così da insaporirlo, ma riducendo il consumo del formaggio al minimo indispensabile. Capì quindi che se voleva aver il temp di diventare scrittore, almeno agli inizi doveva adattarsi a dei lavori che almeno lo facessero sopravvivere. E così finì prima segretario in un ufficio di un movimento politico (la Ligue) a capo della quale c'è un reduce che scriveva per diletto, Binet-Valmer. Nel marzo del '23 Georges si sposa con Tigy e passa alle dipendenze del Marchese di Tracy, sempre simpatizzante del movimento. Rimane al suo servizio per un anno, ma nel frattempo si dedica alla scrittura con racconti brevi per riviste femminili. Fa parte del suo apprendistato. Sa bene Simenon che dovrà fare della gavetta con la letteratura considerata più bassa e più popolare, prima di arrivare ad una specie di semi-letteratura e assommare così anni di esperienza, prima di arrivare a scrivere un romanzo. Sono delle tappe già ben delineate nella sua mente. Ma, nell'immediato, vorrebbe riuscire a pubblicare un racconto su un giornale importante. E per questo insiste con Colette, allora responsabile della pagina della cultura del quotidiano parigino Le Matin, che vagliava i racconti che il giornale pubblicava ogni giorno. Nella sua anticamera c'era una fila di aspiranti scrittori cui regolarmente veniva rifiutato il racconto proposto. E tra loro anche Simenon. Finchè un giorno Colette lo chiamò. "Mon petit Sim - lo apostrofò (perchè si firmava con lo pseudonimo Georges Sim) ci siamo quasi, ma non ci siamo ancora...Via la letteratura, e allora potrà andare... Via tutta la letteratura...". Simenon, come affermò lui stesso in seguito, aveva ricevuto il consiglio più importante di tutta la sua vita di scrittore. Asciugare il testo, usare pochi aggettivi, scegliere parole semplici e comprensibili a tutti, servirsi di un vocabolario essenziale. E dopo un paio di questi trattamenti il suo racconto fu accettato. il 19 settembre 1923 apparve su Le Matin il racconto La Petite Idole a firma Georges Sim, il primo di un'ottantina. Contemporaneamente fu l'inizio di un'intensa stagione di collaborazione con riviste ed editori che pubblicavano storie a puntate sui feuilletton, romanzi brevi in edizione super-economica e antologie di racconti. L'attività  di Simenon divenne sempre maggiore, fino a raggiungere un livello frenetico. Racconti, romanzi brevi o più lunghi gli venivano commissionati e lui in poco tempo "consegnava la merce". Diceva di sentirsi come un artigiano che, a fine giornata, fà il giro dei clienti per




consegnare i propri manufatti. In quel periodo era capace di scrivere anche al ritmo di ottanta pagine al giorno. Qui iniziò la fama di Simenon come scrittore dalla velocità eccezionale, constatazione che però sottointendeva più di una riserva sulla qualità di una produzione letteraria (per quanto in quel momento di genere popolare) compilata così rapidamente. E Simenon non ci mise poco a scrollarsi di dosso questi pregiudizi, nemmeno quando poi scrisse i Maigret e in seguito addirittura romanzi per editori prestigiosi come Gallimard.
D'altronde leggende come quelle della "Gabbia di vetro" (Simenon avrebbe dovuto, per l'editore Eugene Merle, scrivere in pochi giorni e chiuso in una gabbia di vetro esposta in una piazza, un romanzo i cui personaggi sarebbero stati indicati dal pubblico). Una sorta di performance letteraria da record che fece il giro di tutta Parigi e non solo. La cosa poi non andò in porto, ma ancora dieci anni dopo c'erano giornali che, magari parlando degli inizi di Simenon, citavano il fatto come se fosse accaduto davvero. Simenon nel frattempo lavorava, utilizzando più di una ventina di pseudonimi, per editori un po' più quotati Tallandier, Ferenczi e Fayard. E proprio con quest'ultimo lottò per convincerlo a pubblicare le inchieste del commissario Maigret. Un genere di grande diffusione già allora, ma Simenon proponeva un personaggio e un tipo di storie che l'editore giudicava fuori della tipologia dei polizieschi di successo. Ma ormai lo scrittore era molto bravo e convincente nelle trattative con gli editori ed in più era sicuro della proposta che aveva fatto. E infatti alla fine, non solo convise Fayard a pubblicare una prima serie di nove inchieste, ma anche ad organizzare per il lancio di questo nuovo peronaggio una stravagante festa in modo che l'avvenmento non fosse confinato nelle pagine letterarie dei quotidiani, ma che divenisse un avvenimento mondano di cui parlassero tutti. E così fu. La notte del 20 febbraio 1932 alla Boule Blanche di Montparnasse, ci fu uno sfrenato evento, con ospiti della Parigi che contava, inviti come avvisi di garanzia e finti poliziotti alla porta che prendevano le impronte digitali a chi entrava. La festa andò avanti fino all'alba tra musica, balli, fiumi di champagne, strep-tease estemporanei e quel tanto di scandalo che fece parlare tutta la città per un'intera settimana e che rimbalzò su tutta la stampa con una notevole eco. Maigret fu un successo, da subito.
Simenon quella sera finì il suo periodo di apprendistato. Era entrato, come diceva lui, nella semi-letteratura, abbandonando per sempre la letteratura popolare su commissione e firmando per la prima volta i suoi scritti come Geroges Simenon. Il secondo grande salto era ormai compiuto ed era arrivata anche la fama.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

il periodo tra il'30 e il '35 fu forse il piu fecondo per simenon:tra romnazi e reportages scrisse un centinaio di opere,quasi tutti di ottima fattura.alcuni romanzi erano direttamente ispirati ad articoli che scriveva all epoca,leggasi "les gens d en face"ambientato nell unione sovietica meridionale ai tempi di stalin