domenica 3 giugno 2012

SIMENON E L'IMPORTANZA DELLA COPERTINA

Abbiamo più volte sottolineato come Simenon fosse attento non solo al contenuto e alla forma di quello che scriveva, ma avesse delle idee precise sia sul tipo di scelte editoriali, sia sulle modalità promozionali. Basti ricordare, per le prime, i contrasti con il proprio editore Fayard, in un primo momento esterefatto, quando Simenon annunciò di voler interrompere la produzione di romanzi popolari per dedicarsi al quel particolare poliziesco seriale, il cui protagonista era per altro un poliziotto fuori di ogni tipologia dell'investigatore letterario di successo. Allo stesso modo vale la dichiarazione, dopo il ventesimo titolo delle inchieste del commissario, di voler smettere con la letteratura di genere e di volersi dedicare al romanzo tout court. Fayard, al principio contrario, adesso era invece felicissimo di essersi sbagliato e di avere nella sua scuderia un personaggio di così grande successo e non capiva perchè l'autore stesso volesse smetterla con quella gallina dalle uova d'oro.
Anche qui Simenon ebbe ragione, anche se a metà. Da una parte era ormai maturo e pronto al salto per quei romanzi che faranno di lui uno degli scrittori più quotati del '900. D'altra parte però, sia pure dopo qualche anno di pausa, riprese a scrivere i Maigret (anche per un editore prestigioso e di qualità come Gallimard) che lo accompagnarono per tutta la sua vita di scrittore.
Aveva ragione Simenon anche quando sosteneva che il lancio di Maigret dovesse costituire un evento e non poteva bastare un'usuale presentazione, che sarebbe finita in un colonnino delle pagine che i quotidiani riservavano alle novità letterarie. No, lui voleva che ne parlasse tutta Parigi e per una settimana intera. E così concepi l'ormai arcinota kermesse chiamata Le Bal Anthropométrique, una sfrenata festa alla Boule Blanche, una boite di Montparnasse, dove la créme de la crème della capitale era stata invitata con degli avvisi giudiziari e agli ospiti venivano prese le impronte da figuranti vestiti da poliziotti. Dentro, decorazioni e arredi in stile giudiziario-penitenziario. Una notte di balli, musica centro-americana, esibizioni estemporanee, ubriacature, strep-tease improvvisati. Insomma la stampa, quotidiani e settimanali, ne parlarono davvero per l'intera settimana. E Maigret partì alla grande, merito del prodotto letterario, ma anche della strategia di lancio.
E in questa scia dobbiamo inserire, allo stesso modo, l'attenzione che Simenon riservava alle copertine.
"...non ho mai accettato che il cattivo gusto fosse una necessità nemmeno per le edizioni dette popolari...".
Non a caso si vantava di essere stato il primo al mondo(?), proprio nel '32 in occasione del lancio dei Maigret, ad aver creato delle copertine fotografiche che mostravano non solo l'ambientazione della storia, ma spesso anche il protagonista. A questo proposito in Mémoires intimes racconta "...si tratta del quartiere Maubert de 'la Mouf', come viene chiamato in gergo, rifugio dei clochard, con i quali ho passato un'intera notte, questa volta solo per trovare un uomo che avrebbe dovuto comparire sulla copertina fotografica de 'Le Charretier de la Providence'. L'ho trovato, nel più infimo dei rifugi, per coloro che non hanno più speranza, l'ho portato in un studio dove è stato fotografato vicino ad un cavallo bianco affittato per l'occasione...".  

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Le copertine fotografiche dei primi maigret fayard rimangono le piu caratteristiche dell intera opera simenoniana(come bellezza possono competere con loro,a mio avviso,solo certe illustrate dei romanzi sotto pseudonimo).hanno pochi eguali anche nella storia della letteratura seriale.le migliori sono,secondo me,quelle di "le pendu de saint pholien"e di "chez les flamands",quest ultima può contare due versioni(io ho la fortuna di possedere l originale)