martedì 3 gennaio 2012

SIMENON. NON SI DANNO CONSIGLI A FELLINI?

Proprio il 3 gennaio di 35 anni fa, il carteggio tra il romanziere e il regista si arricchiva di una nuova missiva, direzione Simenon Fellini. Lo scrittore esordisce sostenendo che non si possono dare consigli a qualcuno che sia il grande Fellini.
E spiega il perché.
Il tema della lettera é la creatività, con le sue presenze e le sue assenze. Creatività intesa come l'insondabile e inafferrabile pulsione a raccontare storie sentimenti, personaggi che, secondo Simenon, nasce inattesa e quasi aldilà della propria volontà. Un tipo di creatività che lo scrittore conosceva bene come sua, ma che riconosceva anche nelle opere cinematografiche del regista italiano: "... Lei è una forza della natura. E non se ne rende nenche conto. Obbidisce nolente o volente alle pulsioni del suo inconscio....".
Come al solito, Simenon minimizza quello che lo riguarda, quando interloquisce con gli artisti che ammira veramente. "... Anche io, anche se in ambito più modesto, ho vissuto le incertezze e diciamo anche il senso di vuoto che oggi lei si trova davanti (Fellini gli aveva confidato il suo stato di crisi dopo aver girato "Casanova"). Nel suo caso il fatto non ha niente di stupefacente, perché sono sicuro quello che lei ha appena concluso, vorrei dire suo malgrado, é un'opera tra le più importanti della sua vita...".
Poi Simenon fa il paragone tra quando lui stesso scrisse Pedigree (1943) e  Fellini finì di girare Casanova (1976), prendendo tra l'altro un abbaglio, (affermò infatti che entrambe crearono le due opere a circa la stessa età, in realtà Simenon aveva solo quarant'anni e Fellini già cinquantasei) Ma importante, é la valutazione delle pause dopo lo sforzo creativo. Certo che questo tema, affrontato da Simenon, scrittore e non regista, e per di più con doti di concentrazione e velocità assolutamente fuori dal comune, sembra un po' incongruo. Stiamo parlando di due forme espressive tecnicamente molto diverse, ma Simenon ci teneva a far sapere come sentisse vicino lo sforzo creativo del regista riminese. Va sottolineato che lo scrittore é un demiurgo cui basta stracciare un foglio per passare da una scena di giorno ad una di notte, o cambiare personaggio. Un regista ha centinaia di persone, un set, macchinari, luci, cineprese, scenografie scenggiature, copioni... é tutto più complicato! Ma il vero sforzo, sosteneva Simenon, era quello di seguire la propria ispirazione senza farsi distrarre, ma facendosi guidare, attenti ai suoi comandi perchè come dice testualmente Simenon "...solo lei è in grado di stabilirlo, meglio ancora, il suo subconscio che le farà fare, anche controvoglia, quello che deve...".
E quindi parla di Jung, lo psicoanalista che dava importanza all'inconscio soprattutto il cosiddetto "inconscio creatore" che secondo Simenon si attagliava benissimo alla creatività fellinana (e anche alla propria), personaggio caro anche a Fellini.
"... Credo però di capire che lei sia ad una svolta.... e che sia il momento di prendere una decisione.. In realtà lei non prenderà nessuna decisione. Seguirà il suo istinto e nient'altro, ed è per questo che sarebbe inutile darle consigli. Non si danno consigli a Fellini. Lui andrà diritto per la sua strada, contro tutto e tutti e, se necessario, persino contro sé stesso....".
La lettera si conclude ribadendo che l'unico consiglio che Simenon possa dare a Fellini è quello che suggerivano le teorie del loro amato Jung: lasciare parlare l'inconscio.

2 commenti:

  1. lasciare parlare l inconscio..una cosa che simenon ci ha spesso dimostrato di saper fare nelle sue opere.pe rchi volesse leggere il carteggio del genio belga con fellini consiglio il libro carissimo simenon-mon cher fellini edito da archinto,mi pare,nel 1989

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  2. ovviamente mi sono confuso con la corrispondenza simenon -gide.il carteggio simenon-fellini è stato p ubblicato da adelphi

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