martedì 28 febbraio 2012

SIMENON. BELA TARR, L'UOMO DI...PECS

All'inizio di febbraio, la Film Society del Lincoln Center di New York ha tenuto una retrospettiva del regista Béla Tarr (nato a Pecs, nel sud dell'Ungheria), che si è conclusa con il debutto negli Stati Uniti di The Turin Horse, il film che lo stesso Tarr ha dichiarato che sarà il suo ultimo lavoro cinematografico. 
Parliamo di lui perché il regista portò sullo schermo nel 2007 uno dei primi romans-durs di Simenon L'homme de Londres, l'ultimo pubblicato nel '33 da Fayard, prima di passare nel gotha di Gallimard.
Il romanzo racconta di un omicidio con furto, della caccia di un uomo ad un altro che però gradualmente si trasforma in un sorta di complicità tra i due. Ma gli avvenimenti precipitano e un'altro omicidio porterà ad una tragica conclusione della storia. La vicenda però descrive anche del cambiamento che il denaro può indurre in un individuo abituato a vivere modestamente e che ritrovandosi, per una serie di coincidenze a disporre di una cospicua cifra di denaro, inizia a trasfomarsi, a sentirsi sicuro di sé, in grado di soddisfare i suoi desideri, cosa che gli dà un'ebbrezza sconosciuta.
E' un romanzo di quelli neri dove la trama poliziesca è solo un pretesto per scavare nell'animo degli uomini con i loro chiaroscuri e le loro contraddizioni. E la bravura di Simenon sta nel rendere tutto questo in romanzo tutto sommato breve, con un atmosfera particolare, una vicenda serrata e un finale niente affatto scontato.
Il grande regista ungherese nel 2007 decide di girare un film un po' diverso da quelli che lo avevano reso celebre e lo fà portando sul grande schermo uno dei primi romanzi di Simenon, L'homme de Londres appunto, sempre con il suo inconfodibile stile, contraddistinto da lunghi piani sequenza, dal bianco-nero e da una colonna sonora essenziale. I film, che è a quanto ci risulta l'ultimo tratto dalle opere di Simenon, è alquanto suggestivo e rispecchia le intenzioni di Tarr che dichiarò di non voler realizzare una semplice trasposizione cinematografica del'opera letteraria, ma bensì una "traduzione visiva" di un romanzo che amava molto. La lavorazione del film fu piuttosto lunga, a causa di alcuni problemi di budget, ma alla fine fu presentato nel 2007 al Festival di Cannes, nella sezione Concorso, pur senza ottenere riconoscimenti.
In conclusione vogliamo riportare un commento al film di John, figlio di Georges, che tra l'altro ha dichiarato su questo film:"... le vicende di certi personaggi delle opere di mio padre non sono affatto semplici da rendere al cinema o in televisione. Ed é anche il caso de L'Homme de Londres dove la cinepresa cerca di ricreare quella suspense che ritroviamo nell'animo dei personaggi. Un obiettivo a prima vista molto difficile, ma Béla Tarr con il suo particolarissimo stile è riuscito a emozionarmi profondamente..."

3 commenti:

Andrea Franco ha detto...

l'homme de londres è stato uno dei primi simenon che ho letto e mi è piaciuto cosi tanto che l ho riletto molte volte.sul tema del cambiamento di vita che puo produrre in un uomo il ritrovamento di una valigetta piena doi soldi simenon ci tornò circa 30 anni dopo raccontando la storia di justin calmar in "le train de venise"

Maurizio Testa ha detto...

Hai perfettamente ragione, ma dopo oltre 540 post, non vorrei bruciarmi troopi argomenti. Verrà anche un post sui Simenon e i treni....Ciao e grazie di tutti i tuoi interventi.

Andrea Franco ha detto...

è un piacere poter intervenire su questo blog che leggo ogni giorno,per le vicende ferroviarie di simenon ti consiglio,sempre che tu non ce l abbia già, il cahiers numero 21 degli "amis de georges simenon"