lunedì 13 febbraio 2012

SIMENON E MILLER: RELIGIONE O SESSO? O... RELIGIONE DEL SESSO?

Amici. Sì, per quanto differenti, Georges Simenon ed Henry Miller erano amici. Si erano conosciuti in occasione della permanenza americana del primo. Il loro primo approccio era stato epistolare: Miller il primo a scrivere. Poi si erano visti in America, poi in occasione del Festival del Cinema di Cannes del 1960 (dove Simenon era presidente della giuria e Miller giurato) e poi in Svizzera nel castello di Echandens, anche insieme al comune amico Charlie Chaplin.
Ma come successe con Fellini, anche con Miller fu soprattutto un'intenso scambio epistolare.
Dicevamo che il primo contatto fu la lettera di Miller, la scrisse dopo aver letto Lettre a mon juge (1946) e in cui esprime la sua ammirazione: "...per noi americani che vi stiamo scoprendo grazie alle traduzioni, siete come una nuova stella che è spuntata all'orizzonte. Assolutamente unico tra gli atori di grande successo tra il pubblico... c'è una tenerezza in voi che non ritrovo abitualmente negli scrittori francesi. Sarà il vostro essere belga?.... ".
Lo scrittore americano aveva vissuto una quindicina d'anni a Parigi fino al '40 quando rientrò negli Usa per stabilirsi in California. E con Simenon, che allora era in America, ricordavano con nostalgia la vita e l'effervescenza intellettuale della capitale francese, come pure i suoi bistrot, la sua vita notturna e le donne e le compagnie eccellenti.
Mentre Miller è un accanito lettore dei romanzi di Simenon, altrettanto non si può dire del nostro romanziere  che aveva sì letto il Tropico del Cancro (1934), rimanendone impressionato, ma quando concordarono un scambio di libri e si vide arrivare un'intera collezione dell'opera milleriana... beh.... Simenon non riusciva ad appassionarsi agli altri scrittori, anche queli che lo stimavano... era successo addirittura con Andrè Gide affascinato dal talento di Simenon, il quale però non riusciva a leggere le opere del "maestro", come pure lo definiva. D'altronde il modo di scrivere e di concepire un romanzo di Miller era lontano anni luce da quelli dell'amico europeo. Ma avevano alcuni tratti in comune, come ad esempio il fatto di detestare l'establishment letterario, oppure l'approccio alla religione e al sesso. La studiosa Anne Richter lì defini "religiosi senza religione", piuttosto erano entrambe affamati della vita, erano dei bulimici sessuali. Ma tutti e due non riuscivano a vedere contrapposti due concetti come quello di Dio e del sesso, che invece percepivano come necessari e innati.
A tale proposito Miller ricorda le lunghe chiacchierate fatte ad Echandens sul sesso e puntualizza "... Invece di parlare di Dio, parlo di sesso. Il sesso in un certo senso sostituisce Dio... questo può apparire sacrilego, ma non è così che va considerato. Perchè ero allo stesso tempo anche un uomo religioso....Non ho mai perduto questo senso...".
Anche per Simenon, e ne abbiamo conferma in molti suoi romanzi, la sensualità pura è sinonimo di innocenza e di purezza. E d'altronde il corpo è devvero importante nella visione simenoniana, senza corpo l'uomo non è tale e la purezza non passa certo attraverso la negazione del piacere, ma al contrario per il suo viverla nella più totale pienezza.
Qui potete leggere un brano dell'articolo di Miller pubblicato su Candide nel maggio del '61, durante una delle sue visite a casa di Simenon nel castello di Echandens  >>>

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