domenica 19 febbraio 2012

SIMENON L'ESOTICO, PRIMA E... DOPO

Uno dei generi frequentati dal primo Simenon, quello della letteratura su ordinazione, riguardava le avventure esotiche ambientate nei luoghi più impervi e più dispersi della Terra. Lo attiravano soprattutto le atmosfere equatoriali, i climi torridi, ma anche le situazioni marine. Insomma dava sfogo alle sue velleità alla Conrad o alla Stevenson. Solo che questi racconti o romanzi brevi esotici erano scritti senza muoversi da Parigi e dalla sedia del suo studio a Place des Vosges 21. E fecero un salto di qualità quando, appena se lo potè permettere, acquistò un atlante illustrato Larousse. Quello fu il vero mezzo di trasporto di Simenon che portava lui e i suoi lettori in mondi di sogno, in avventure estreme alla scoperta di terre inesplorate, dove le insidie, dalle belve feroci ai sanguinari cannibali, si nascondvano dietro ogni pianta e ogni roccia.
Siamo negli anni '20 in cui Simenon produce una quantità di titoli per editori come Ferenczi o Tallandier.  E le pretese di questi sulla precisione e sull'attendibiltà di quello che veniva scritto erano scarse. L'importante era un titolo ad effetto, una storia con un eroe affascinante (meglio se con un amore contrastata con una principessa o una indigena bella e selavggia). Altri ingredienti, l'ambientazione quanto più lontana possibile da quella quotidiana di chi leggeva e l'azione: una lotta serrata, contro nemici ed eventi naturali implacabili.  Ovviamente in questo Simenon era bravissimo, come bravo era ad inventare pseudonimi con cui firmava tali romazi, ne usava circa un ventina (vedi il post del 20 novembre 2010 Chi sono io?). E i titoli, come accennavamo prima, sono molto esplicativi del tono della storia: La Pretresse des Vaudoux (Tallandier 1925), Le desért du froid qui tue (Ferenczi 1928), Les pirates du Texas (Ferenczi 1929), Seul parmi les gorilles (Ferenczi 1928), questi ad esempio tutti firmati come Christian Brulls.
Tutto ciò grosso modo avveniva prima del 1930, in sostanza prima che Simenon lanciasse la serie dei Maigret. Infatti quella del commissario non fu solo un salto di qualità letterario entrando, come diceva Simenon stesso nella semi-letteratura. Costituì anche un sostanziale miglioramento della sua situazione finanziaria, e di conseguenza, anche la possibilità di fare dei viaggi. Prima nei canali francesi e di tutta Europa, poi girando il Mediterraneo e quindi permettendosi una lunga scorrbanda nel continente africano. Il passo successivo fu quello del giro del mondo. Dalle isole caraibiche, all'America del Sud, dall'Australia agli arcipelaghi del Pacifico.
A quel momento il suo punto di vista era molto cambiato. Ora si trattava di esperienze vissute direttamente e non solo con l'occhio del turista che guarda e passa, ma con l'ottica di chi in un posto si ferma almeno per qualche mese. Tutti questi chilometri percorsi lasciarono una traccia indelebile che si tradusse in reportage per i giornali parigini, ma in seguito in una serie di romanzi di ambientazione esotica. Nel  frattempo, non va scordato, Simenon aveva iniziato a scrivere quelli che lui chiamava dei romans-durs, e stava entrando nella letteratura con la "L" maiuscola e dalla porta principale visto che nel '34 avrebbe firmato per pubblicare con Gallimard.
Quella raccontata da questi romanzi esotici è spesso un vicenda che prende lo spunto dalle condizioni misere e miserabili in cui la colonizzazione delle nazioni europee aveva ridotto l'Africa e altre parti del mondo. Ingiustizia, sfruttamento, segregazione sono situazioni che Simenon denuncia nei propri reportage, ma che ritroviamo anche nei romanzi. Questa razza europea governa tali paesi con una classe amministrativa gretta, egoista, spesso incapace, chiusa nelle sue cerchie, spesso corrotta e ormai schiava dell'alcol o delle droghe. Insomma tra l'esotismo sognato con la letteratura popolare e quello vissuto e riportato in romanzi come Quartier nègre (Gallimard 1935),  45° à l'ombre (Gallimard 1936), Le Blanc aux lunettes (Gallimard 1936), Touriste de bananes (Gallimard 1938), tanto per citare qualche titolo significativo, c'è una differenza abissale.
Si sente in queste opere che Simenon è dalla loro parte e non solo per un senso di giustizia, ma forse anche perché negli indigeni dei paesi in cui si era fermato, anche se in parte corrotti dalla presenza coloniale dei bianchi, Simenon aveva intravisto qualcosa di molto vicino a quell' "uomo nudo" che andava cercando. Africani, giamaicani, taithiani non erano ancora del tutto costretti dalle sosvrastrutture della civiltà occidentale, non del tutto corrotti, ancora spontanei e ancora lontani dalle logiche della società industriale, finanziaria e da quelle del profitto che Simenon non amava certo. Celebri sono rimaste alcune sue frasi. In risposta ad una campagna pubblicitaria che aveva come slogan "L'Africa vi chiama", lui aveva risposto nei suoi reportage con un duro "L'Africa vi chiama e vi dice merde". E poi contro il colonialismo "Chi tra belgi, inglesi e francesi si farà mettere per primo alla porta dagli africani?".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

cito alcuni titoli di romanzi d avventura sotto pseudonimo tra quelli che ho letto recentemente:

les maudits du pacifique(a mio avviso il migliore)
le roi des glaces(ambientato nell estremo nord)
les nains des cataractes(sudafrica)
le sous-marin dans la foret
le gorille roi(troppo poco realistico e stereotipato secondo me)