giovedì 23 febbraio 2012

SIMENON. LE CAMPANE DEL SUCCESSO

Alla fine di ottobre del 1962 Simenon finì la stesura di uno dei suoi più significativi romanzi. Si trattava de Les anneaux de Bicêtre. In quegli anni é oramai stabilmente domiciliato in Svizzera, la crisi con Denyse è arrivata ad un livello di allarme rosso (tanto che dopo due anni si separeranno definitivamente). Insommma non è uno dei suoi periodi migliori (vedi il post precedente), anche se da quando è tornato dall'America, i riconoscimenti, le manifestazioni di stima e gli attestati di popolarità si sono susseguiti. Basti pensare a Marcel Achard, membro dell'Accademia francese, che gli scriveva "... sono stato in campagna una decina di giorni, dove ho fatto la mia cura annuale dei Simenon... Lei è un maestro assoluto...". Oppure Marcel Pagnol che si rivolgeva a lui scrivendo " ... lei è un forgiatore di caratteri e alle volte riesce ad esserlo in una decina di righe...". Ma anche la critica inizia ad esprimirsi con saggi di autori come Bernard de Fallois, Quentin Ritzen, Anne Richter e così pure la stampa. Les Nouvelles littéraires mostra una considerazione notevole per "Le President", Le Figaro  parla di "un grande Simenon" per "Le petit homme d'Arkhangelsk", il London New Daily classifica finalmente tra le opere di narrativa il best seller "Pedigree".
E arriviamo al romanzo di cui vogliamo occuparci oggi. Racconta in terza persona di René Maugras, un uomo colpito da emiplegia (deficit motorio, causato da un danno cerebrale). E' un ultra-cinquantenne di successo, direttore di un importante quotidiano parigino, che, in seguito ad un ictus, sviene durante una cena in un famossisimo ristorante della capitale, le Grand Véfour. Al suo risveglio si trova in un letto d'ospedale, paralizzato, riesce solo a sentire delle campane (quelli citati nel titolo, "anneaux" sono in realtà anelli...  degli anelli sonori come quelli concentrici e che si espandono come le onde sonore emesse dai rintocchi di una campana. Il titolo poteva anche essere "Les cloches de Bicêtre", ma in francese "cloches" si presta ad una lettura ambiga e quindi Simenon optò per anneaux. Nelle altre lingue, invece fu tradotto con "campane" ). Per l'uomo è un'occasione per riflettere sulla sua vita passata e per interrogarsi su quello che desidera davvero. E, ricordando il mondo della sua infanzia e osservando i semplici gesti della vita degli anziani pazienti dell'ospedale, viene preso dalla voglia di ritrovarsi tra la "piccola gente", definizione cara a Simenon il quale la utilizza spesso perchè è prorio lui che, di tanto in tanto, é tentato di tornare ad essere un homme comme les autres. Insomma Maugras si trova tra il sogno di rifarsi un vita, lontana dal potere, dalla società che conta, dalla frenesia del lavoro e del successo e la sua realtà, i colleghi, la moglie alcolizzata (e qui il riferimento a Denyse è chiarissimo) che invece vorrebbero reintegrarlo in quello che era stato il suo mondo, mondo in cui però Maugras omai non crede più.
Qui ci fermiamo con il racconto della trama.
Ma su questo libro c'è molto da dire e abbiamo scelto di parlarne perché, non solo è stato scritto esattamente cinquant'anni fa', ma anche perchè fu un gran successo di vendite e soprattutto perchè fu un libro preparato e scritto in un modo un po' particolare.
Per esempio, sembra che la stesura del romanzo abbia richiesto più di venti giorni, cosa assolutamente inconsueta per il ritmo di scrittura di Simenon. E anche la fase della revisione fu decisamente più lunga dei soliti tre/quattro giorni, arrivò ad una decina. E ancor prima, durante la preparazione, questa volta non bastarono gli appunti sulla busta gialla. La documentazione fu approfondita, ad esempio andò a sentire il parere di tre neurologi per informarsi della fasi e delle modalità della malattia e del sucessivo recupero. Ad uno di questi inviò addirittura una sorta di questionario con una decina di domande. Visitò l'ospedale, volle mettersi nella posizione dei malati lungodegenti e da lì osservare la loro visuale, conoscere tempi e ritmi della vita dei malati, dell'organizzazione ospedaliera, avendo la conferma che, per un malato inchiodato ad un letto, anche i rumori di fuori sono importanti e anzi possono scandire il ritmo della giornata. E qui il suono delle campane (quelle delle chiese nei dintorni) avrà la sua importanza non solo nel titolo, ma anche nello svolgersi della vicenda.
Ma torniamo all'insolito percorso di questo romanzo, che ebbe anche una promozione paticolare. Infatti Simenon volle inviarne in anteprima  qualche centinaio di copie ad altrettanti medici. E così avvenne addirittura che alcuni docenti inserirono il romanzo tra i libri di testo affinchè gli studenti potessero avere un'idea della vita in ospedale vista da parte di un degente.
E poi interviste sui giornali, apparizioni in televisione, conferenze stampa proprio nel ristorante Grand Véfour... insomma tutto quello cui Simenon cercava normalmente di sottrarsi.
E qui la stampa e la critica  risposero positivamente. Le Monde lo definsce "...un romanzo-tragedia che evidenzia la gravità e l'interiorità stessa dello scrittore..". Francois Mauriac su Le Figaro Littéraire dichiara che nel romanzo "...l'agnostico Simenon predica meglio della maggior parte delle opere religiose...". Anche il Tagespiel di Berlino dice di Simenon "...  è un romanziere serio che, chiarmente, consoce non solo i problemi e le tecniche della prosa moderna, ma ne afferra anche il potenziale epico...". E dall'Inghlterra il Times Literary Supplement afferma che Simenon "... descrive la malattia in modo eccezionale..." e da oltreoceano il New York Times include il romanzo tra ilibri che vanno assolutamente letti, grandi elogi anche dal Washington Post che sottolinea il passaggio di Simenon dalla letteratura popolare a quella più alta, e l'Atlantic Monthly scrive che il libro è  "... un romanzo psicologico di una profondità e di una potenza degne di grande considerazione...".
Chiudiamo con un frase che Simenon ripeteva in quell'occasione ai giornalisti che lo intervistavano: "...  accetto che mi si rubi il portafoglio o un oggetto di valore, ma non che mi si sottragga il tempo. Gli oggetti si sostiuiscono, ma chi sa quanto tempo ci resta da vivere?"

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

"LES ANNEUX DE BICETRE" è,fortunatamente per noi lettori,uno dei romanzi piu lunghi di simenon.chi volesse leggerlo in italiano in una traduzione dell epoca lo potrà trovare in un'edizione mondadori sotto il titolo "L OTTAVO GIORNO".consiglio anche la lettura di un romanzo inedito in italia e che,sotto certi aspetti,è paragonabile a quello trattato oggi."une vie comme neuve",scritto nel 1951,in cui il protagonista,maurice dudon,vedrà cambiare la sua vita radicalmente proprio dopo un ricovero ospedaliero