venerdì 25 maggio 2012

SIMENON, DONNE, SESSO, LUSSURIA E... COGNIZIONE DI CAUSA

Non tutti sanno che nel 1956 in un programma radiofonico francese venne letto un brano, tratto da uno dei Dictées di Simenon (Quand j'étais vieux - Presses de La Cité 1972), intitolato Elogio della lussuria.
Ovviamente riguardava la sessualità, uno dei temi che, quando si parlava dello scrittore o lo si intervistava, era, per così dire, uno dei più gettonati, perchè sicuramente, come diciamo oggi, faceva più audience che non ragionare sulla sua forma letteraria o sulla linguistica dei suoi romanzi o dei confronti strutturali tra la costruzione dei suoi romanzi e quella delle inchieste del commissario Maigret. Ci diceva un vecchio e incallito editore di settimanali a proposito delle copertine "... una coscia? Tra le 2000 e le 5000 copie in più. Un bel seno? Quasi diecimila in più. Due belle discinte, magari anche famose? Anche 20.000 copie in più...". Ovviamente si riferiva alle donne, o meglio a belle donne, magari anche dive.
Questa era la mentalità allora e avveniva ben più di qualche decennio fa'. Oggi siamo tutti mlto meno sensibili a questi stimoli, conseguenza delle overdosi di immagini, su carta e in video, di donne più o meno nude, più o meno sexy, più o meno conturbanti. Ma poi va considerata anche la liberazione sessuale, le mingonne, il monokini, il nude-look, i calendari erotici, le ballerine seminude alla tv, il gionali, i film erotici (e/o pornagrafici) .... insomma una marea di elementi quasi sempre in mano a maschi-maschilisti e con obbiettivo sempre la "donna oggetto". Tutto ciò ha comunque modificato i comportamenti e le reazioni dei anche dei maschietti più sensibili a certi richiami sessuali. Ma questa è un'altra storia e da trattare in altri contesti e con altro respiro.
Torniamo invece al nostro Simenon, figlio di un'altra epoca, e al suo atteggiamento nei confronti del sesso. Anzi in questo caso della lussuria. Già, di questo infatti trattano quelle pagine del Dictée.
"... io dico che la lussuria, la sessualità pura, è per l'uomo il modo di ritrovarsi nel mondo delle proprie origini... - scriveva Simenon - Nella società complessa come la nostra, dove noi non siamo che delle pedine, è il sollievo di essere nudi di fare certi gesti senza complicazioni, senza spiegazioni, senza sentimentalità...".
E' il consueto concetto della costrizione delle convenzioni sociali, che per il resto Simenon accettava, ma non per quanto riguardava il sesso. Queste, in campo sessuale, erano un peso che non si sentiva di portare e quindi lo rifiutava, dando libero sfogo alle sue pulsioni più istintive (non a caso scrive di un ritorno alle condizioni primordiali).
E inoltre aggiunge: "... ho bisogno, per non sentirmi prigioniero della società, di accarezzare una coscia al volo, di fare l'amore senza bisogno di dichiarazioni, di praticare il sesso, da un momento all'altro, nel mio ufficio come si trattasse della foresta equatoriale o di Tahiti. E parlo con cognizione di causa...".
Già, a quasi settant'anni e con la storia delle diecimila donne con cui avrebbe avuto rapporti che si tirava dietro, non è certo difficile credere a questa "cognizione di causa".

Nessun commento: