sabato 12 maggio 2012

SIMENON FA' LA GAVETTA

Un giovanissimo Simenon scrive a macchina
"...una mattina comprai in un'edicola tutto ciò che potei trovare quanto a romanzi popolari, romanzi d'appendice a buon mercato. Ne esisteva a quell'epoca una quantità incredibile e di tutti i tipi C'era il romanzo per la sartina e il romanzo per la dattilografa, il dramma spaventoso per le portinaie e le storie all'acqua di rosa per le giovani pallide. C'erano anche i romanzi d'avventura per i ragazzini, le storie di indiani, di pirati.... di banditi senza scrupoli e di ladri gentiluomini... Scoprivo una vera industria, con un numero di prodotti ben determinati, standardizzati,come diremmo oggi, dal piccolo periodico di poche pagine, fino al grosso romanzo popolare, dalle righe fitte, stampato su carta ruvida, da un franco e novantacinque...".
E' Simenon che racconta i propri inizi ne L'age du roman (lungo saggio autobiografico apparso su un numero speciale , 21-24, della rivista "Confluence" - Problèmes du Roman - 1943). Prendeva allora contatto con quella letteratura popolare che in effetti nei primi anni venti in Francia era molto diffusa (vedi il post Scuola di scrittura da Colette ai romanzi popolari) e poteva fornirgli il modo per iniziare e praticare quell'apprendistato che il giovane Simenon si era consapevolmente già programmato come propedeutico per poter approdare alla scrittura vera e propria e poi infine ai romanzi-romanzi. E' con questa letteratura che farà la sua pratica, ma va notato un particolare non privo di signifcato. Firmava tutto, dai racconti ai romanzi, con una ventina di pseudonimi. Il suo nome, mai. Evidentemente, già da allora lo teneva in serbo per quando avrebbe composto opere letterariamente più dignitose. Non che si vergognasse di quel che scriveva, però... "...certamente in quel momento non mi vantavo delle mie opere che firmavo con diversi pseudonimi - spiega Simenon - Avevo bisogno di camminare a testa alta e ripetermi che Balzac e molti altri avevano iniziato allo stesso modo...".
Però nei suoi ricordi quello è un periodo di cui Simenon parla con tenerezza e nostalgia, come d'altronde chiunque ricorda con rimpianto anche i periodi meno felici della propria giovinezza.
L'inizio fu quello più umile e il futuro scrittore cominciò con le storie brevi, quei romanzetti di poche pagine che Simenon scriveva immaginando la sartina che l'avrebbe letto, sospirando e piangendo sulle sventure della povera protagonista di turno. Ma si soffriva anche per i romanzi a puntate sull'ultima pagina dei quotidiani, romanzi che duravano fino a sei mesi.
Questa fase durò circa dieci anni, dall'arrivo di Simenon a Parigi nel '22 al lancio dei Maigret nel '31. Ma ancora nel '43, quando lo scrittore era ormai affermato, ed era entrato nell'elenco degli autori della Gallimard ancora dichiarava "... quell'apprendistato è durato dieci anni e non sono affatto sicuro che a quest'ora sia del tutto concluso... D'altronde la modestia ci viene solo con l'età e probabimente è giusto che sia così".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Personalmente ritengo che il giovane simenon fosse piu portato per il genere sentimentale che per quello avventuroso.buona anche la sua vena umoristica