martedì 5 marzo 2013

SIMENON: L'UOMO NUDO HA LA PELLE NERA

Non è tutto esatto, qualche volta i fatti e le vicende si sovrappongono, qualche volta si confondono. Ma il grande pregio di Mémoires intimes, non è nemmeno letterario, ma il fatto di costituire un affresco in cui tutte le emozioni, i ricordi, le esperienze di quasi ottant'anni si mischiano, si integrano e si combinano. Risultato? Un'idea di Simenon. O meglio l'idea che Simenon aveva di sè e degli altri e le proprie convinzioni rispetto alla vita. Grande attenzione infatti viene riservata al versante familiare, i figli, Tigy, e Denyse soprattutto. Ma ci si trova poi moltissime vicende della propria vita e, se si riesce a non perdersi tra tutte le singole storie e ognuno dei fatti narrati e si riesce ad allontanarsi dal particolare, allora si percepisce il mondo simenoniano nella sua interezza e nelle sua profondità. Il suo valore è anche quello di essere stato scritto da un uomo di settantotto anni, quando la sua avventura letteraria si era ormai conclusa da qualche anno, sgombro da velleità e da aspirazioni.
Ad esempio il suo cercare il famoso uomo nudo trova una bella pagina nelle memorie simenoniane.
"...se devo essere sincero, la mia preferenza va all'uomo dalla pelle nera e lucente che ho fatto in tempo a incontrare in mezzo alla sua tribù, nel cuore della savana o della foresta equatoriale, e che viveva ancora lontano dai bianchi, senza nepppure conoscere la parola denaro...".
Ecco, questa ultima frase fà capire, non solo come Simenon concepisse "l'uomo nudo", ma anche quali valori percepiva come negativi nella società. Per uno come lui che di denaro ne aveva maneggiato come pochi, è una singolare affermazione. Torniamo a ricordare che le Mémoires sono scritte da un uomo anziano, che valuta e rivaluta le vicende e le convinzioni. Il Simenon rampante dei primi anni trenta che conquistava fama e successo con i primi Maigret e inziava i suoi romans-durs era assai diverso da quello dopo il '72, quando aveva non solo smesso di scrivere, ma progressivamente chiuso nel suo piccolo mondo quotidiano a fianco di Teresa. E continua a spiegare perchè la sua preferenza va all'uomo di colore.
"... era nudo, dormiva in una capanna  (chi lo desiderava se la tirava su, in un giorno, sulla terra di tutti), e al mattino, poco prima dell'alba, munito di un piccolo arco e di piccole frecce molto appuntite si allontanava.... mentre la sua o le sue donne, nude come lui e come lui con gli occhi lucenti al sole, circondate da un nugolo di marmocchi dagli occhi grandi, pestavano il miglio in mortai  scavati direttamente nel legno con un pezzo accuminato di selce...".
Certo, oggi sembra un po' idilliaca questa ricostruzione del selvaggio felice, ma rispecchia a nostro avviso, l'ideale di vita dello scrittore negli anni '80, quando riscopriva, a suo dire, la felicità nelle piccole cose e la sottrazione piuttosto che l'aggiunta delle cose veramente importanti per vivere. Convinto, dopo averle sperimentate quasi tutte, che le sovrastrutture della cultura occidentale non miglioravano la qualità della vita e il consumismo non faceva felice le persone.
"... In quell'uomo, in quelle donne ho scoperto una dignità umana che non ho incontrato da nessun'altra parte. Li si vedeva e li si sentiva appena, immersi com'erano nella natura, confusi con essa, in armonia con i suoi ritmi...". 

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