sabato 16 marzo 2013

SIMENON. MAIGRET E UN CASO TUTTO DA RIFARE

La short-story di questo weekend è di Giovanna de Ferraris una nostra affezionata lettrice. Ci propone un racconto in due puntate (la seconda sarà on-line domani) dove Maigret si trova alle prese con una rivelazione che cambia le carte in tavola di una sua inchiesta.
Ricordiamo che chiunque volesse scrivere un racconto per la rubrica "...magari come Simenon!"  dovrà indirizzarlo a 
simenon.simenon@temateam.com






MAIGRET E UN CASO TUTTO DA RIFARE
di Giovanna Ferraris





Maigret era solo nel suo ufficio. Fuori buio pesto, dentro uffici e corridoi della Polizia Giudiziaria immersi nella penombra e nel silenzio.
Il commissario aveva avvertito M.me Maigret che non avrebbe cenato a casa.
La brasserie Dauphine gli aveva mandato su un paio di sandwich e una birra. Dei panini non c'era più traccia. La bottiglia era a metà. Maigret fumava a grandi boccate e ogni tanto mandava giù un sorso. Era pensoso.
Davanti, la solita pila di pratiche, rapporti, dichiarazioni, moduli, lettere anonime... Lo smaltimento di quella pila si era bloccato quando le mani di Maigret aveva incontrato una busta lunga, color paglierino.
"Al commissario della Brigata omicidi, Jules Maigret - Quai des Orfévres"
La solita busta da lettera anonima? Una volta aperta, Maigret lesse la lettera che cambiava del tutto il caso Dassin. Era firmata.
Questo lo aveva bloccato.
Nella sua mente rivedeva quelle indagini, come assistesse ad un film, e il protagonista era anche lui. A partire dalla chiamata per l'omicidio di Joelle-Elisabette, detta Joeli, signora Dassin.
Gerard, il marito viaggiatore di commercio, al momento dell'omicidio non era in casa... e nemmeno a Parigi. Ma nessun alibi credibile. Quindi primo sospettato. Lui diceva di lavorare molto, ma non guadagnava altrettanto. Lei invece era molto ricca di suo e vivevano nella sua bella casa, vicino a Place des Vosges. Lei era anche più giovane di lui. Maigret cercò subito un amante. Era banale, ma realistico. E infatti lo trovò senza fatica. Joseph Guerin, giovane insegnante di piano, una delle attività che riempivano le giornate della signora, mentre il marito viaggiava per vendere qualche carabattola. Un amante chiama l'altro e così avevano scoperto che anche lui aveva un'amante. Paulette Juppé, matura e ancor piacente, proprietaria di una modesta brasserie nella banlieu parigina. Donna decisamente benestante, anche se non ricca, più anziana e meno attraente di Joeli. Tutti stentavano a credere che Dassin avesse ucciso una moglie come la sua per cosa? Per andare a vivere con Paulette?...
Di mezzo c'era anche Marie, la cameriera ufficialmente fidanzata con Guerin, la quale aveva confessato di avere avuto una relazione, anche se molto fisica e poco sentimentale, con il padrone, il signor Dassin. Forse una ripicca per aver scoperto che il fidanzato se la faceva con la padroncina? Una seconda sospettata? No. Maigret l'aveva esclusa. Quella piccola donna la sua piccola vendetta già se l'era presa con quella relazione con Dassin. Il quale però negava tutto. Di essere l'amante di Paulette, di aver avuto una tresca con Marie, di conoscere la relazione della moglie con Guerin e soprattutto di aver ucciso la sua Joeli... Troppo!
La birra di Maigret era finita. Il tabacco no. Continuava a fumare la pipa. Il fumo di faceva denso nel suo ufficio. Un cono di luce si concentrava sulla sua scrivania. Bussarono alla porta. 
Era il piantone notturno.
- Mi scusi, commissario. Non mi avevano detto che era ancora in ufficio. Avevo
visto la luce e...
- Niente Collon... ne avrò ancora per un bel po'...
- Buon lavoro, commissario.
- A te, Collon.
Di quel film c'era un secondo tempo. E anche un secondo morto: il giovane Guerin. Mentre la Joeli era stata strangolata nel proprio letto il pianista era stato accoltellato alla schiena in mezzo ad una strada. Lei, anche da morta, sembrava dormisse. Lui era immerso in una gran pozza di sangue. Come se l'assassino avesse avuto dei riguardi per lei e si fosse invece accanito su di lui. Sospettato: sempre Dassin, prima aveva ucciso la moglie per punirla della sua infedeltà e per ereditarne i beni, poi aveva fatto fuori Guerin, forse perché poteva denunciarlo o ricattarlo... magari in qualche modo era stato testimone del fatto o sapeva qualcosa... Anche qui Dassin era senza alibi.
Dassin continuava ad avere la bocca cucita. Insisteva solo sulla propria innocenza. Non c'era stato modo di farlo parlare. L'unica cosa che alla fine aveva ammesso era la relazione con Paulette. Ma perchè con una moglie così giovane, bella e ricca si era impegolato in quella relazione con una come Paulette? A suo dire, la moglie lo trattava con sufficienza... lui non era di una famiglia della buona società come lei, non aveva la sua cultura e poi perchè era lei che teneva i cordoni della borsa e quindi lo teneva al guinzaglio. Invece Paulette lo faceva sentire a suo agio, erano allo stesso livello, s'intendevano bene e con lei poteva dire la sua senza essere messo a tacere. 
Sulle prime non gli avevano creduto. Questa storia del complesso d'inferiorità rispetto alla moglie non convinceva nessuno, soprattutto a fronte di un patrimonio di svariati milioni di franchi, azioni, immobili, opere d'arte... che avrebbe ereditato. E poi quella minuta e graziosa Joelle-Lisabette, che tutti definivano gentile e premurosa, come poteva essere l'arcigna donna che umiliava in quel modo il marito? E Maigret ancor prima si era fatto un'altra domanda. Perchè lei l'aveva sposato? Scoprì che all'epoca del matrimonio Gerard Dassin poteva ereditare un patrimonio enorme. Orfano, madre e padre morti in un incidente d'auto, aveva vissuto con il nonno. Vissuto... più che altro era cresciuto nella casa del nonno. Già perchè il nonno non c'era mai. Era un'industriale dell'acciaio, una società con filiali in tutti i paesi del mondo, una delle colonne dell'industria francese e un nome conosciuto in tutte le borse internazionali. Conoscenze altolocate e viaggi all'estero, vita nella società che conta, passava con il piccolo Gerard solo il Natale, qualche weekend e talvolta una settimanza di vacanze d'estate. Oltre Gerard aveva solo un altro nipote, un certo Pierre Jurat. Gerard era più simpatico al nonno e comunque era come un figlio per lui, ma Jurat aveva la sua stessa stoffa. Aveva creato una piccola industria che produceva vetro per l'edilizia. Certo era arrogante e ambizioso e questo non piaceva al nonno che, dall'alto del suo successo mondiale, sembrava preferire più la simpatia scanzonata di Dassin che la caparbietà di Jurat.
Ma alla fine nel testamento aveva lasciato quasi tutto in mano al discendente che gli era più simile. A Gerard arrivarono pochi spiccioli e una casa. E così Dassin, ormai sposato con la ricca Joeli, era diventato da potenziale multi-milionario, il coniuge povero e non più all'altezza della moglie.
In quella situazione evidentemente Dassin aveva paura di essere ben presto congedato dalla sua Joeli e di tornare di nuovo povero, anche perchè la natura della moglie era quella. La polizia aveva scoperto infatti che prima di sposare Dassin, la Joelle-Lisabette aveva avuto un precendente marito, poi scaricato senza complimenti quando aveva conosciuto l'allora promettente Gerard. E così gli elementi a carico del viaggiatore di commercio si erano accumulati uno sull'altro. Prove non ce n'erano, ma gli indizi portavano a lui e gira gira anche i moventi cadevano tutti sulla sua testa.
Quindi alla fine era stato arrestato e incriminato. Maigret aveva chiuso l'inchiesta e consegnato il suo rapporto al magistrato proprio quella mattina.
Ma adesso quella lettera. (segue)

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