lunedì 4 marzo 2013

SIMENON. MAIGRET E LA TRATTORIA DI TESTACCIO / 3

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 Eccezionalmente continua anche per questo lunedì la short-story del weekend che vi proponiamo ogni settimana. Si conclude l'immaginaria inchiesta di Maigret tra Roma e Parigi. Un'inedità situazione quella del commissario a Roma tra indagini e intingoli a fianco di un commissario romano. Oggi l'ultima parte. 
Chiunque volesse pubblicare un racconto sullo stile di Maigret o che in qualche modo riguardi Simenon, la sua vita e le sue opere scriva all'indirizzo


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MAIGRET E LA TRATTORIA DI TESTACCIO 
 di Giulio Masera 

(segue) - Quel pranzo si era concluso senza che avessero deciso un piano operativo. Maigret in cuor suo ne fu contento. Tornò a piedi in albergo. Dopo un breve riposo, passò il pomeriggio a girare per le strade di Testaccio. Osservò la gente, guardò le vetrine, si fermò a sedere ai giardinetti, guardandosi in giro a caso. Bambini che giocavano, anziane che trascinavano il carrello della spesa, giovani che rombavano sulle loro moto.

Si sentiva a suo agio. All’imbrunire si avviò verso l’albergo, ma prima volle dare un’occhiata al famoso Agustarello, locale piccolo, non più di sette otto tavoli, a quell’ora era ancora deserto. I romani cenavano tardi. Stavano finendo di apparecchiare, cercò di captare i profumi che venivano dalla cucina, ma così dalla strada non era facile.



La sera cenò da solo in un ristorante tra Testaccio e l’Aventino. Gli portarono i bucatini all’amatriciana di cui aveva sentito parlare, ma che non aveva mai avuto occasione di mangiare. Glieli servirono in una specie di zuppiera che chiamavano “cofana”, continuò il pasto con un abbacchio guarnito da patate e un dolce alle mele. Tornato in albergo sentì addosso tutta la stanchezza. Cadde subito in un sonno profondo.

La notte però si svegliò con un pensiero fisso.  Perché Portier utilizzava dei sosia? Certo… per sfuggire al controllo o a un’eventuale cattura… già… fin troppo logico. Ma c’era qualcosa che comunque non lo convinceva. Passò la notte a rivoltarsi nelle lenzuola.

L’indomani, dopo un’ottima prima colazione all’italiana, Maigret si recò alla riunione fissata in questura centrale per la mattina.

Arrivò nell’ufficio del commissario, c’era anche Giannini e l’agente Francesca Marella.

- Ci ho pensato bene – disse il commissario Ranieri, già avvolto in una nuvola di fumo  - forse quella storia della polizia francese che si è venuta a prendere il suo ricercato, può non essere male. Magari Portier non ci crederà, ma questo gli creerà comunque un po’ di agitazione, potrebbe cambiare i suoi piani… eh… magari si desse una smossa a questa stagnante situazione…

Maigret lo ascoltava, ma pensava a quanto l’aveva svegliato la notte… i sosia di Portier… una cosa che non gli tornava… forse perché era un metodo un po’ da film… anche se sembrava avesse funzionato… C’erano tanti altri modi per non farsi rintracciare…. Gli sembrava un po’ ingenuo da parte di Portier.

- Allora questa è l’agente Francesca Marella, sarà sua cugina, sua nipote… insomma la sua parente….

- Bene, allora oggi si pranza da Agustarello…

- Buon appetito, commissario - fece Ranieri alzandosi e mettendosi a confabulare con Giannini – Ah… poi mi faccia sapere come è andato … il pranzo.

Alle 13.00 Maigret e l’agente erano a pochi metri dall’entrata di Agustarello. Parlavano in francese, lei aveva sottobraccio un paio di quotidiani e un libro tutti francesi. Andavano su e giù sottobraccio… i primi avventori erano già dentro e ordinavano menù alla mano.

Maigret fumava la sua pipa e l’agente Marella, magra, con un caschetto di capelli neri, giocherellava con la collana.

Alla fine spuntò dall’angolo. Un’andatura che Simenon conosceva bene, lenta, quasi circospetta, la testa bassa e un paio d’occhiali da sole. Era un po’ invecchiato dall’ultima volta che l’aveva visto. Entrò nella trattoria. Il commissario e l‘agente attesero una decina di minuti e poi entrarono a loro volta, puntando, come stabilito in precedenza, sul tavolo più vicino a Portier. Maigret gli girava le spalle, ma per fortuna c’era uno specchio sulla parete di fronte. Lo sentì ordinare dei rigatoni alla pajata, del cervello fritto e contorno di peperoni. Lo vide immobile, non si guardava intorno, ma parlava con una certa confidenza con il cameriere.

Lo stesso inserviente venne a prendere le loro ordinazioni. La Marella decise il menù e, continuando a parlare in francese con Maigret non perdeva d’occhio Porter. Nessun comportamento insolito. Terminò il suo pasto e ordinò il caffè. Poi si alzò, andò alla toilette da cui tornò dopo pochi minuti. Bevve il caffè, pagò il conto, uscì senza fretta e senza nemmeno dare un’occhiata ai tavoli. Maigret e la sua commensale rimasero seduti al loro posto.

Il commissario chiese un bicchierino. Gli portano della grappa. Dopo il primo sorso, si alzò con un’aria pensosa. Andò al bagno. Era un piccolo ambiente con un water, un minuscolo lavandino e una finestra… Era spalancata. Maigret si affacciò e vide un cortile ingombro di sedie, un paio di tavoli, una vecchia macchina del gas e altre anticaglie. In fondo si vedeva una porticina, sembrava accostata.  

Tornò in sala, finirono il pranzo e poi uscirono. Maigret trascinò l’agente sull’altro lato del palazzo, all’entrata principale. Dietro l’ascensore trovò la porta… era ancora socchiusa. Si guardò con l’agente Marella.

- Non penserà che sia uscito da qui?...- domandò lei

- Non lo so…

- Ma lo abbiamo visto tornare e poi uscire dalla porta della trattoria…

- Già potrebbe essere… ma… c’è qualcosa di strano…

- E’ normale che alla fine del pranzo ci si rechi al gabinetto, no?

- Certo è normale… o perlomeno sembra normale.

- Sembra?

I due si salutarono. E Maigret riprese a camminare per le strade e le piazze del quartiere. C’era un gran mercato che in parte gli ricordava Les Halles, a quell’ora stavano smobilitando.

Nel tardo pomeriggio raggiunse il commissario Ranieri nella sua sede.

- Allora come è andata?

- Non mi aspettavo niente di più, è arrivato, ha mangiato e poi se n’è andato…

- Niente di sospetto… Marella mi ha detto che lei è rimasto un po’ perplesso… quella storia del gabinetto, della porta socchiusa...

- Mah.. solo qualche ipotesi… ma vorrei rifletterci meglio… comunque in quella trattoria si mangia benissimo…

- … la classica cucina romana… é famosa per questo…

-  Senta Ranieri dovrei fare una telefonata a Parigi, a Quai des Orfévres…

- Le faccio passare la linea nell’altra stanza, il mio ufficio…

Maigret fece appena in tempo ad entrare che il telefono squillò.

- Hallo, ici Maigret … j'ai besoin de parler avec Janvier…

Dopo pochi minuti il suo ispettore era all’apparecchio…

- Commissario come va? Procede tutto bene?

- Bah… vedremo… Senti, ho bisogno che facciate un controllo, coinvolgi anche Torrence e Lucas… vorrei che…

La telefonata non durò più di dieci minuti.

Quando entrò Ranieri con il suo sigaretto perennemente acceso, trovò un Maigret, anche lui con la pipa accesa che guardava per aria in direzione delle volute del fumo.

- Tutto bene a Parigi?

- Corrente amministrazione…  Ah… dimenticavo, è da ieri che volevo chiederle come avete scoperto Portier… non mi risulta che qui in Italia fosse ricercato…

- In effetti è stato un caso. E’ stato fermato da una pattuglia della stradale per una contravvenzione…

- Cosa aveva fatto?

- Mi pare un sorpasso vietato o per eccessiva velocità…

- E dove?

Aspetti che mi faccio portare il fascicolo… Chiamò al telefono un appuntato che dopo poco si presentò con una cartellina beige,

- Grazie, Esposito.

Iniziò a scartabellare e trovò il verbale.

- Ecco la contestazione é per guida pericolosa e sorpasso in un tratto di strada dove vigeva divieto. Era una domenica alle 11.50 sulla via del Mare, circa un mese fa’…

- E dove porta questa via…

- In realtà è una strada extra urbana che porta ad Ostia Lido, il mare di Roma… La domenica c’è  un certo traffico e quindi rafforzano i controlli…

- E la vettura di chi era?

- Era stata presa a noleggio… Oggi tornerà a pranzo da Agustarello?

- Penso proprio di sì…

- Allora dico all’agente Marella di farsi trovare lì verso le 12.30…

Ranieri e Maigret si salutarono e si dettero appuntamento nel pomeriggio.

Alla solita ora il commissario l'agente passeggiavano sul marciapiede di fronte all’entrata di Agustarello. Stavolta Portier arrivò da un’altra strada, passò vicinissimo a Maigret, cui diede una fugace occhiata. Il commissario poté guardarlo più da vicino. Oggi camminava più spedito, sembrava più in carne del giorno prima. Forse il pesante cappotto chiaro e la sciarpa che lo infagottavamo? Gli occhiali erano invece sempre gli stessi. Si comportarono come il giorno precedente. Prima entrò Portier, dopo dieci minuti Maigret e Marella. Stesso tavolo per lui e per loro. Una sola differenza, ora Maigret era proprio di faccia al suo uomo.

Ordinò distrattamente, trattando il cameriere con minor confidenza del giorno prima. E poi si guardava intorno. Osservava i tavoli e gli altri clienti, incrociò più di una volta lo sguardo con il commissario, ma era uno sguardo spento… nessuna reazione, nessun segno che lo avesse riconosciuto.

Eppure Maigret era lì… lì davanti. Una provocazione? Certo sembrava più agitato rispetto al giorno prima, mangiò di meno e più in fretta. Non mancò però a fine pasto di alzarsi e recarsi al bagno. Pochi minuti, tornò al tavolo e, senza nemmeno sedersi per finire il caffè, pagò, s’infilò il cappotto, si sistemò la sciarpa e uscì a passo spedito.

Il commissario dopo un’occhiata d’intesa con l’agente Marella, si alzò per andare a controllare la toilette. Tutto come aveva constatato il giorno prima. La finestra spalancata sul cortile e la porta di fronte socchiusa.  

Tornò al tavolo.

- Stessa rappresentazione di ieri. Finestra aperta e porta del cortile socchiusa… Lui non se l’è certo filata di lì… L’abbiamo visto tutti e due uscire dalla porta principale…

Marella annuì convinta.

- Può darsi che mi stia facendo un’idea sbagliata, d’altronde come dice lei non c’è nulla di strano ad andare al bagno a fine pasto… però… Però qualcosa non mi torna… dovrei capire… mah… Agente, intanto grazie di quest’altra collaborazione…

- Ci rivedremo domani a pranzo?

- Chissà… puo’ darsi…

- Arriverderci allora e comunque in bocca al lupo.

Il pomeriggio decise di fare il turista. Anche perché sentiva il bisogno di staccare, di prendere le distanze da quella storia.

Chiamò un taxi e chiese di essere portato al Colossum… il tassista si fece una risata, aveva capito e lo scaricò proprio ai piedi del Colosseo. Maigret si sentì emozionato… un vero colosso di quel genere e che aveva circa duemila anni… Il monumento brulicava di turisti, fece un giro completo all’esterno e scoperse l’Arco di Costantino, che gli fece pensare ad un piccolo Arc de Triomphe, ma questo era molto, ma molto più antico. Poi entrò. Gli sembrava di aver fatto un salto indietro nella storia, nonostante i giapponesi che con le loro moderne macchinette fotografiche scattavano a ripetizione. Si fermò a osservare l’arena. Accese la pipa e pensò alle storie che aveva sentito…  i leoni, i gladiatori, la folla del popolino, gli imperatori…

Si era fatto buio e i custodi invitavano tutti ad uscire.

Tornò in albergo. Alla reception lo avvisarono che l’avevano cercato da Parigi. Si fece dare subito la comunicazione per Quai des Orfèvres.

- Cabina numero 2…

Si fece passare Janvier.

- Allora?

- Grandi novità. Aveva ragione lei... Portier è qui…

- Dove?

- In una piccola locanda a una trentina di chilometri da Parigi…

- L’avete preso?

- No

- E come ci siete arrivati-'
- Siamo tornati nei soliti posti, nel garage da noleggio del fratello, e abbiamo visto che mancava una Citroen bianca… Non c'era registrazione del noleggio. Poi da quella sua amante… Ginette…era infuriata, Portier le aveva detto che partiva per un viaggio in Italia, per affari… invece l’aveva scoperto con un’altra donna, una giovane che lavorava nel bar dell'ex-compagno di cella di Portier… Le Bistrot du Blanc… lì il padrone ci ha detto che la ragazza, una certa Albertine, aveva lasciato il lavoro e che l’era venuta a prendere un signore con una Citroen bianca. Poi abbiamo fatto una perquisizione nell’appartamento dove vive con la madre e abbiamo trovato un telegramma in cui la figlia le comunicava che stava bene e che non sapeva quando sarebbe tornata… Abbiamo rintracciato l’ufficio postale da dove era partito e poi messo al setaccio tutta la zona… Non ci è voluto molto a trovare la Citroen bianca. Ci siamo appostati e la sera li abbiamo visti uscire… i due piccioncini…

- Bene – Maigret era molto soddisfatto del lavoro dei suoi uomini – ma ora sono sotto sorveglianza? 
- Certo ventiquattrore su ventiquattro, c’è una squadra intera. Domattina prima dell'alba lo prendiamo... lo troveremo sicuramente ancora a letto...eh!
- Bene. Io stasera prendo il treno e domani mattina sarò in ufficio, non perdeteli d’occhio nemmeno un minuto e, una volta catturato, portatelo al Quai... ci vedremo lì.

Poi telefonò subito al commissario Ranieri chiedendogli, nonostante l’ora, un appuntamento subito. Ranieri gli chiese di aspettarlo in albergo. Maigret si fece intanto prenotare un biglietto per Parigi sul primo treno notturno, wagonlit o cuccette che fossero e iniziò a preparare i bagagli.

Lo avvertirono che Ranieri era arrivato.

Si appartarono in un angolo della hall.

- Mi dispiace caro Ranieri, ma qui a Roma non c’è nessun Portier…

- Ma come…

- Ci ha preso in giro a tutti… ha fatto credere che venisse qui a Roma. Invece è rimasto nascosto a Parigi… Ci dovevo pensare prima…

- Ma come fà ad essere sicuro…

- E’ un po’ che ci penso… quella storia dei sosia non mi convinceva… E infatti erano tutti sosia… del vero Portier neanche l’ombra. Ma capisce?... Ha fatto di tutto per essere visibile. Non aveva una copertura, un lavoro, bighellonava per il quartiere, lo faceva per farsi vedere da tutti… o meglio faceva sì che tutti vedessero i suoi sosia… credendo fosse lui. Vi ha fatto credere che utilizzava dei sosia per sfuggire al vostro controllo e invece era tutta una manovra per convincervi che lui era qui e che ovviamente cercava di non farsi prendere…

Ranieri fumava rabbiosamente e aveva un’espressione rabbuiata.

- Eh sì… Portier è davvero furbo… Anche quella manovra di andare al bagno, la finestra spalancata, la porta del cortile socchiusa, tutto per farmi credere che ci fosse del movimento… per ingannarmi. Noi eravamo concentrati a capire cosa faceva, distratti da tutto quel viavai.. A volte sembrava essere lui, a volte i suoi sosia… invece era tutto un bluff.

- E adesso?  - fece un po’ mogio Ranieri

- Intanto potete catturare i suoi sosia e cercare di risalire al vostro re delle evasioni e al vostro mostro di Vignanello… Ora io scappo, ho un treno stanotte per Parigi. I miei uomini hanno circondato la locanda dove è nascosto e domani mattina all’alba lo prenderanno. Quando arriverò a Parigi, dovrei trovarlo già a Quai des Orfèvres… Comunque grazie di tutto…

- Grazie, senza di lei forse non avremmo capito…

- Io partivo avvantaggiato. Conoscevo Portier…  Ah a proposito… grazie per avermi fatto conoscere quella trattoria davvero speciale…

- Non ringrazi me… E’ merito di Portier…ehm… volevo dire dei suoi sosia…

Sul taxi che lo riportava alla stazione Maigret era un po’ ansioso per come sarebbe andata la cattura, era soddisfatto per aver chiuso quel caso, ma rimpiangeva un po’ di non aver avuto più tempo per fare il turista a Roma e magari gustarsi un altro pranzo in quella trattoria di Testaccio.

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