venerdì 8 marzo 2013

SIMENON SI SERVIVA DI GOSTH WRITER?

Tutto nasce dalle ottanta pagine al giorno che era capace di scrivere. Tutto nasce della media di cinque romanzi all'anno che è riuscito a tenere per oltre quarant'anni. Tutto nasce dagli oltre quattrocento titoli che costituiscono il corpus della sua opera dai romanzi popolari ai racconti, dai Maigret ai romans-durs.
E, se la vogliamo dirla tutta, tutto nasce dall'invidia.
Già perchè in ballo non c'è solo una rilevante quantità di titoli, ma anche un qualità media piuttosto alta (pure nel periodo della letteratura popolare ci sono opere godibili).
Stiamo parlando dell'accusa (o per alcuni addirittura l'assodata convinzione) che Simenon si servisse di gosth writer che gli permettessero una produzione così ricca e ad un ritmo così sostenuto.
Conseguenza di questo era una critica "ufficiale", che si era pressoché disinteressata alla sua produzione nel periodo della letteratura popolare. Periodo per altro contraddistinto da quasi un ventina di pseudonimi, cosa che quindi,  non solo non lo rendeva ben identificabile come singolo autore, ma dava adito al sospetto che dietro a tutti quei nomi l'autore non fosse sempre lo stesso.
Ma l'accusa di essere un "industriale" della letteratura e non un letterato vero e proprio, magari con degli impiegati della letteratura alle sue dipendenze, prese corpo quando Simenon passò ai Maigret e cioè a quella che lui definiva semi-letteratura. Lì venne a galla il suo passato di estensore di testi commissionati, romanzi brevi o racconti, da editori di romanzi popolari come Tallandier, Ferenczi, Prima, Fayard... e  si poneva sempre l'accento sulla velocità di scrittura: in una decina d'anni circa duecento titoli! Questo non piaceva alla critica. Come non piacque che, passato ai Maigret e con il suo vero nome, Simenon sfornasse nel primo anno della serie poliziesca ben nove volumi (considerando che il lancio avvenne a fine febbraio, quasi un libro al mese). Poteva essere quella letteratura degna dell'attenzione benevola dei critici più paludati? No. Ne erano piene le pagine dei settimanali, da quelli femminili a quelli d'attualità, le cronache mondane dei quotidiani (soprattutto per il modo in cui era stato lanciato).
E questo inarcare il ciglio da parte della critica letteraria, si registra soprattutto all'inizio, vuoi perchè si trattava di letteratura di genere, vuoi per il ritmo delle uscite, troppo più simili a quelle dei periodici, che non a quelle delle opere dei grandi scrittori.
Da qui le illazioni e le voci che Simenon si servisse di quelli che oggi chiamiamo gosth-writers.
Ma del fatto non ce n'è traccia in nessuna biografia, in alcuna testimonianza di chi ha vissuto con lui e di chi lo conosceva bene. Non ne fa cenno nemmeno chi aveva motivi di vendetta, come ad esempio la seconda moglie Denyse, che quando uscì dalla vita di Simenon ne disse (e ne scrisse) di tutti i colori, mischiando verità e menzogne... Eppure l'accusa di essersi servito di gosth writers non venne mai fuori.
Ma se non bastasse l'assenza di prove, c'è da considerare la psicologia di Simenon. Per lui la letteratura era tutto. Per riuscire in questa, aveva lasciato a diciotto anni Liegi, un posto da giornalista ben remunerato con una promettente carriera, la promessa sposa Régine, la casa materna... A Parigi fece a fame, poi si adattò a fare modesti lavori di segreteria, quindi iniziò con umilità a scrivere qualsiasi cosa gli venisse chiesto, dell'argomento e della lunghezza commissionati. E lui, sentendosi come un qualunque artigiano, finiva il più presto possibile ed era sempre puntuale a consegnare la sua "merce". Un periodo massacrante in cui non diceva mai di no a nessuno e arrivava a scrivere le famose ottanta pagine al giorno.
Questo atteggiamento rispetto alla scrittura e quel programma che aveva così chiaro in mente fin da quando pose piede a Parigi (letteratura popolare, poi la semi-letteratura ed infine i romans-durs), sono le migliori smentite al fatto che Simenon abbia fatto ricorso a qualche gosth-writer. Ve lo immaginate come sarebbe stato sapendo che i destini dei suoi protagonisti e le inchieste del suo amato commissario erano nelle mani e dipendevano dalla penna di qualcun'altro?
No. Noi non crediamo a questa favola dei gosth writer.
Ma perchè proprio oggi questo post così battagliero proprio su questo argomento?
Perché ci è capitato sotto mano un vecchio post del giornalista Luca Telese (ultimamente fondatore e direttore del quotidiano "Pubblico", pubblicato per circa quattro mesi) in cui parlando del fenomeno (?) Fabio Volo, scriveva a proposito di gosth-writers "... li aveva anche Simenon, ma nessuno lo sminuisce per questo, anche sceglierseli è un talento...".
Così, en passant, dandolo per scontato... Anche se è roba vecchia (fine dicembre 2011) non potevamo lasciarla passare... così.

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