mercoledì 31 luglio 2019

SIMENON SIMENON. IL MEDITERRANEO IN BARCA

Sulla storia-reportage di Simenon che è appena stata tradotta in italiano


SIMENON SIMENON. LA MEDITERRANEE EN GOELETTE
A propos du récit-reportage de Simenon qui vient d’être traduit en italien
SIMENON SIMENON. THE MEDITERRANEAN ON SCHOONER
About Simenon’s story report which has just been translated into Italian





Giustamente, in un recente intervento, Maurizio Testa ha voluto rimarcare le differenze fra il Mediterraneo conosciuto da Simenon e quello a noi contemporaneo, troppo spesso tragicamente contemporaneo. A mio parere però, le pagine de “Il Mediterraneo in barca”, oltre a farci conoscere, e in qualche modo rivivere, un mondo ormai scomparso, possono offrire un suggerimento ancora attuale nei confronti della disposizione d’animo con cui i più fortunati fra noi potranno affrontare questi giorni di vacanza.
In fondo, la distinzione fra turisti e viaggiatori, perché è di questo che vorrei parlare, seppure particolarmente vistosa nell’epoca del turismo di massa, data ormai da oltre un secolo, da quando cioè il viaggio per svago e diletto, così come quello di formazione, ha progressivamente cessato di essere una prerogativa di ristrette élites. Una differenza segnata dalla curiosità, dalla capacità di farsi impregnare dai luoghi diversi, dai diversi modi di vita, abbandonando, almeno temporaneamente, almeno in parte, le proprie abitudini, i propri costumi mentali. Segnata dagli incontri casuali nel corso di una sosta in un bar, ad esempio, piuttosto che dalla contemplazione annichilita degli splendori monumentali. Una differenza basata anche sulla disponibilità ad accogliere gli imprevisti, soprattutto quelli apparentemente negativi, quali occasioni. Fondata quindi sull’accettazione dei venti contrari. “Andando fiducioso alla deriva”. Senza più opporre "alcuna resistenza". "In uno stato di beatitudine che somiglia ai postumi di una sbornia".
Tornando a Simenon, è proprio questa curiosità umana nei confronti di episodi marginali, di personaggi qualunque, ad arricchire le pagine del suo “Mediterraneo”, più che certe digressioni economico-antropologiche abbastanza datate e non particolarmente originali, anche se, va detto, i minimi accenni alla Storia contemporanea disseminati fra le righe risultano indispensabili per la contestualizzazione, e quindi per la corretta comprensione, di queste pagine vacanziere, per comprendere appieno quelle tensioni che già si avvertono, e che nel volgere di pochi anni trasformeranno un luogo di incontri in un inferno.
Credo però sia evidente che, parlando del Simenon viaggiatore, perché di viaggiatore si tratta, non certo di turista, della capacità di “farsi impregnare”, sto in realtà citando alcune fra le caratteristiche fondamentali della sua scrittura, che tale scrittura illuminano e rendono particolarmente affascinante, e che, una volta di più, paiono trovare nella sua disposizione nei confronti dell’esistenza la propria radice, molto al di là di singoli riferimenti puntuali ad episodi precisi.
Anche a noi però, che scrittori non siamo, ma che orgogliosamente ribadiamo lo statuto di lettori, può essere concesso portare nella vita l’atteggiamento che guida, o dovrebbe, o potrebbe guidare le nostre letture, trasferire nei nostri piccoli e grandi viaggi quella disponibilità indispensabile per godere appieno dei libri, per poter vivere, tornando per l’ennesima volta a un tema a me particolarmente caro, “le vite degli altri”. Ben difficilmente con l’intensità di Simenon, ma accordandoci con lui, intonandoci ai suoi moventi profondi, tornando ad “impaesarci”, e a dialogare, quotidianamente.
E se dovremo restarcene a casa, ci sarà sempre un buon libro con cui mettere alla prova il nostro talento di viaggiatori.
(Un piacere supplementare potrà comunque essere costituito, per i cultori di Simenon, dal riconoscere nelle pagine de “Il Mediterraneo in barca” alcune figure, alcuni episodi della sua narrativa. La riproposizione del “mito” della nascita di Maigret. Quella ballerina ungherese che, di
lì a breve, ritroveremo ne “I clienti di Avrenos”. Il senso di vertigine provocato dalla visione dei fondali marini che, amplificato e approfondito a dismisura, a distanza di una decina d’anni sarà centrale ne “Il clan dei Mahé”. Per verificare a quali altissimi esiti, soprattutto in quest’ultimo caso, può condurre l’elaborazione letteraria di un’esperienza. Ma questo è, appunto, ciò che qualifica i grandi “raccontatori di storie”).

Luca Bavassano

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