martedì 24 luglio 2012

SIMENON A CUBA NON INCONTRA HEMINGWAY?

Cuba. L'Avana alla fine degli anni '40, quando vi arrivò Simenon

Era gennaio del 1947. Simenon da quasi sette anni viveva ormai negli Stati Uniti e forse, pensando che si trattasse di un trasferimento definitivo, gli venne la fantasia di richiedere un visto di soggiorno definitivo, al posto di quello provvisorio. Ma per ottenerlo, doveva richiederlo da un paese estero. Siccome in quel periodo viveva in Florida, a Bradenton Beach (Sarasota), decise di unire l'utile al dilettevole e andare a visitare Cuba che, a bordo di uno di quei piccoli aerei turistici, era a non più di un paio d'ore di viaggio.
Simenon credeva di recarsi al consolato, presentare la domada per il soggiorno, poi dare un'occhiata alla città, una bella cena cubana e il giorno dopo ritirare il suo permesso e tornare così a Bradenton Beach.
Mai previsione fu più sbagliata. Per espletare quella pratica ci volle un mese e perché Simenon era un personaggio tutto sommato famoso e che aveva delle consoscenze, altrimenti...
Ma che Cuba trovo lo scrittore?
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel '47 governava il nazionalista Ramon Grau San Martin, eletto nel 1944 con un ampio sostegno elettorale, giovandosi più che altro degli effetti della politica democratica del precedente governo.
La Cuba di Fidel Castro  è ancora lontana e per ora l'Havana è un centro di biscazzieri, trafficanti di droga, mafiosi americani, casinò, alberghi di lusso... la facciata è tutta luci e mondanità, mentre nell'isola i contadini affondano nella miseria e nell'ignoranza.
Simenon fà in tempo a conoscere gli aspetti più foclorisitici dell'isola che in quel periodo ospitava un'altro grande della letteratura, Hernest Hemingway, che si era preso una vacanza lì per disintossicarsi dall'alcol e per riprendersi fisicamente dalle fatiche del suo periodo di "inviato dal fronte" in Francia e in Germania, per il quale ricevette la Stella di Bronzo proprio in quel 1947, dall'ambasciata americana a Cuba.
Non c'è traccia di un incontro dei due, anche se la loro stima reciproca era cosa già risaputa.
Hemingway aveva detto: "Se siete bloccati dalla pioggia mentre siete accampati nel cuore dell’Africa, non c’è niente di meglio che leggere Simenon, con lui non vi sarebbe importato di quanto sarebbe durata..."
E Simenon di contro aveva definito, nel 1945, "... Ernest Hemingway, uno dei più autentici romanzieri di questo periodo...".
Lo scrittore francese  in quel mese sperimentò un caldo più bruciante di quello della Florida, le ubriacature colossali della non-ancora-moglie Denyse, che una sera stava quasi per affogare nel mare, nuotando verso il largo sotto i fumi dell'alcol. E poi i bordelli dell'Avana, dove monsieur Georges arrivava spesso accompagnato da madame Denyse e dove sembra che scegliessero coppie di ragazze per delle performance in quattro.
Come detto sopra il tutto durò un mese. Dopo un'innumerevole quantità di cablogrammi tra l'Avana e Parigi, alla fine si risolse la questione e Simenon potè ripartire con il suo permesso in tasca. Ebbe un moto di pietà, per tutti quelli che aspettavano i documenti ben prima di lui e rimanevano ancora lì ad attendere e partendo confessò che quasi si vergognava ad andarsene via così. 

2 commenti:

Andrea Franco ha detto...

Cuba è un'isola in cui simenon non ha mai ambientato alcuna delle sue opere,nella zona ci ha portati in diverse occasioni a panama(l ainé des ferchaux,quartier negre,la tete de joseph)

Roberto Allegri ha detto...

Anche Somerset Maugham espresse la stessa opinione di Hemingway sui romanzi di Simenon. Tutti e due gli scrittori ritenevano Simenon un autore "di evasione", per passare il tempo in viaggio. Invece Simenon fa riflettere.