mercoledì 11 luglio 2012

SIMENON, MAIGRET E LA CRISI ECONOMICA

Non se ne parla spesso. Ma il passaggio di Simenon dalla letteratura  popolare alla semi-letteratura, con il lancio del personaggio del commissario Maigret, coincise in Francia con una delle più gravi crisi economiche del paese. Si trattava di una conseguenza di quella americana del '29 e che scoppiò in Francia alla fine del 1930, durando grosso modo fino al 1935. 
Qualche numero? Il settore meccanico fece registrare un -31% , quello dei macchinari - 20%, il commercio estero calò più della metà, letteralmente a rotoli le industrie manifatturiere da quella automobilistica a quella tessile. Il reddito dell'agricoltura fu nel '34 di soli 17 miliardi di franchi (44,8 miliardi nel 1929).  I contadini lasciarono in massa le campagne per  trovare lavoro in città, mentre il monte salari degli operai, ad esempio quelli dell'industria estrattiva, scese del 38%.
Simenon in quel periodo se la passava tutto sommato molto bene. Infatti questo periodo critico coincise con il lancio della prima serie dei Maigret, una ventina di titoli,  che si rivelarono un successo editoriale e un notevole introito economico per l'autore che nel frattempo si era dedicato anche ai romans-durs, pubblicandone fino al 1935 una ventina prima con Fayard e poi con Gallimard.
Insomma in cinque anni publicò circa quaranta titoli: una media di otto all'anno. Per quanto anche l'industria editoriale risentisse della crisi, Simenon si mise controcorrente e lavorando anche duramente riuscì a tenere uno standard di vita decisamente elevato per l'epoca. Aveva una casa e uno studio a place des Vosges, possedeva un'imbarcazione, l'Ostrogoth, costruita appositamente per lui e fatta  per viaggiare in mare, lunga dieci metri, larga quattro e con una stazza di venti tonnellate. E di quegli anni sono i viaggi in tutta Europa, in Africa e poi su e giù per il mondo dalle Galapagos a New York, da Panama all'India, dalla nuova Zelanda al Mar Rosso.
Un giovane Simenon, anno 1930
Da tempo i coniugi Simenon hanno a servizio anche una femme de chambre, Henriette Liberge, ribattezzata da Simenon Boule, e per il suo lavoro lo scrittore si avvale spesso di più di  una segretaria. Insomma nulla a che vedere con le ristrettezze che Simenon aveva vissuto nella sua adolescenza a Liegi, dopo la malattia e poi la morte dell'amato padre Desiré, ma nemmeno con i primi anni parigini passati nei sottotetti di pensioncine di quarta categoria. Eppure nei suoi romanzi (ma anche nei suoi Maigret) spesso la protagonista è la povera gente quella che lavora dodici-quattordici ore per sopravvivere, gente nei confronti della quale non nasconde la propria simpatia, mentre si avverte un'insofferenza per una certa ricca borghesia, spesso chiusa nelle proprie convenzioni sociali, nei propri rituali e che non di rado si nasconde dietro una maschera di perbenismo e di rispettabilità. Altro che "uomo nudo"! 
Insomma vita da borghese innegabilmente ricco, ma con la testa e lo spirito a quella "piccola gente" che nella sua opera ha sempre goduto di un'attenzione particolare.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

tra l altro a mio avviso i simenon migliori sono quelli in cui la protagonista è la povera gente,numerosi nel primo periodo di scrittura,con l andare avanti negli anni saranno meno i romanzi simenoniani con tali protagonisti