giovedì 26 luglio 2012

SIMENON. IL LEGAME FORTE TRA I MAIGRET E I ROMANZI

La continguità tra i romanzi di Simenon e le inchieste del comissario Maigret. Stavolta ci piace riportare in proposito le parole di uno di più quotati studiosi simenoniani. Si tratta del più volte citatato Bernard de Fallois, che in un suo saggio del 1961,  "Simenon" (Bibliotheque ideale/Gallimard) introduceva il concetto di romanzo simenoniano: "... il romanzo scopre il suo soggetto, colma le due lacune tipiche del romanzo poliziesco. Quando l'eroe entrava in scena il delitto era già stato commesso: quando Maigret comincia, è già tutto finito. Ma d'altro canto, quando Maigret ha finito, tutto comincia: bisogna riuscire a capire, ad affrontare il giudizio... Adesso (Simenon) non si ripropone più di risalire dal colpevole all'uomo, ma di seguire la strada inversa, di raccontare come un uomo diviene colpevole...".
In questa ottica quella contiguità tra i Maigret e i romanzi di cui parlavamo all'inizio appare evidente. Come d'altro canto era evidente che il passaggio dalla semi-letteratura alla letteratura tout court, anche in Simenon, non poteva realizzarsi dalla sera alla mattina. E' piuttosto un processo, e qui parliamo dell'essenza delle sue opere, che si matura gradatamente. L'interesse per l'uomo e per il suo destino, tipico dei romanzi simenoniani, ha le sue radici nei rapporti tra Maigret e i suoi "colpevoli" che infatti più che giudicare voleva comprendere.
E' vero, come afferma De Fallois che nei romanzi il percorso è inverso, ma il triangolo tra l'uomo, il colpevole e il suo destino è sempre lo stesso.
"...Ecco perché, pur cambiando genere, il romanzo non cambia necessariamente forma - continua a spiegare De Fallois - Resta breve, tende lo stesso a condensare, ad accorciare, a far precipitare il ritmo del racconto. Smentendo così la convenzione secondo la quale il romanzo prolifera, accumula e sembra non poter finire mai...".
Già, perchè per quanto possa sembrare di secondo piano, la questione della lunghezza dei romanzi di Simenon, è stata, per non breve tempo, uno dei punti che veniva rimproverato allo scrittore. Tranne rare eccezioni, difficilmente i suoi titoli vanno oltre le duecento/duecentocinquanta pagine... poco più dei Maigret. Le aspettative di molta critica erano invece quelle di un'opera di un numero di pagine importante, come se potesse essere quello a consacrarlo grande romanziere.
Ma proprio su questo Simenon faceva chiarezza, rispondendo a Brasillach "... io non scriverò mai il grande romanzo, perché é tutta la mia opera ad essere un mosaico...".
E in effetti è l'insieme delle opere di Simenon che ci dà la statura del romanziere, quelle opere che tutte insieme sono in fondo il suo grande romanzo.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

la realtiva brevità delle opere di simenon èuno dei suoi punti di forza.senza scrivere volumi prolissi è riuscito a creare dei capolavori letterari,a dipingere atmosfere e personaggi che restano impressi nella mente