mercoledì 28 agosto 2013

SIMENON: IL GIOCO CONTINUA... MA QUANTO SCRIVEVA DOVE SCRIVEVA? / 2


DALLA NOSTRA ATTACHEE MURIELLE WENGER • Simenon-Simenon, nel post di ieri, s'interroga sulla relazione tra i paesi di residenza di Simenon e la sua produttività. Come è stato detto, questa questione è una specie di gioco... ma che suscita un suo interesse. E allora, divertiamoci con questo gioco...
Innanzitutto c'è una piccola osservazione da fare sulle cifre date ieri a proposito dei paesi di scrittura dei Maigret: i testi di Assouline e di Lacassin, per quanto autorevoli siano, hanno sulle spalle qualche anno e nel frattempo la ricerca simenoniana ha continuato a svilupparsi... per quello che riguarda Maigret il riferimento più aggiornato si può trovare nei lavori di Michel Carly, e in particolare nell'edizione Tout Maigret - Omibus - 2007-2008 -  dove si trovano informazioni più recenti in merito. E' quindi su questa edizione che  baserò la mia analisi.

<> Dunque per quanto riguarda i romanzi si trovano:
• 29 romanzi scritti in Francia: 19 nel periodo Fayard, 6 del periodo Gallimard, più
Maigret se fâche, scritto prima di partire per l'America, e Maigret tend un piège, Un échec de Maigret e Maigret s'amuse, tutti e tre scritti al ritorno dagli Usa
• 21 romanzi del "periodo americano" 
• 25 romanzi scritti in Svizzera
<> Per i racconti invece:
• 23 scritti in Francia di cui 19 prima della guerra (tra cui 8 sono stati pubblicati nel giornale Paris-Soir-Dimanche e 10 in Police-film/Police-roman e 17 che sono stati raggruppati nel volume "Les nouvelles enquêtes de Maigret" per i tipi di Gallimard); più L'homme dans la rue e Vente à la bougie raccolti in Maigret et les petits cochons sans queue da Presses de la Cité; più Menaces de mort; più La pipe de Maigret edito nel volume omonimo che inaugura la collezione del commissario edita da Presses de La Cité
•  5 scritti in America, i quattro che compongono la raccolta Maigret et l'inspecteur malgracieux, più Un Noël de Maigret che dà il titolo ad una raccolta di racconti. Queste due raccolte sono entrambe pubblicate da Presses de La Cité.

Adesso ritorniamo al "gioco" proposto ieri e che ho repicato a mia volta in tre diverse tappe:

a)  innanzitutto ho contato il numero delle pagine di cui è costituito ogni romanzo, rifacendomi alla suddetta edizione di  Tout Maigret, che offre una veste grafica-editoriale tipograficamente identica per tutti i testi. Dunque, oltre alla "produttività" come numero di romanzi secondo il paese di residenza, questo permette di fare una stima sulla lunghezza relativa di ogni romanzo e così di arricchire questo "indice di produttività". Possiamo dunque dire che
 • per i romanzi scritti in Francia si arriva ad una media di 107 pagine a romanzo (108 per il periodo Fayard e 106 per gli altri due) 
• per i quelli scritti in America si tocca una media di 120 pagine per romanzo
• per la produzione svizzera, la media si attesta sulle 109 pagine per romanzo.

b) In seguito, ho contato con lo stesso metodo, il numero medio di capitoli per romanzo ed ecco quello che risulta:
• per i romanzi scritti in Francia: in media 10 capitoli per romanzo (12 per il periodo Fayard, 10 per Gallimard,  e 8 per Presses de La Cité) 
• per quelli americani, in media 9 capitoli a romanzo
• per i romanzi scritti in Svizzera,  8 capitoli in media ogni romanzo

c) Infine ho calcolato il numero medio di pagine per capitolo di ogni romanzo:
• per quelli francesi risulta una media di 11 pagine per capitolo (9 per Fayard, 11 per Gallimard e 13 per Presses de La Citè)
• per i romanzi americani si trova una media di 13 pagine a capitolo
• per quelli scritti in Svizzera, una media di 13 pagine ogni capitolo

 Da tutto questo si può arrivare alla conclusione che questo "indice di produttività" è relativamente stabile, quale che sia il paese di residenza dell'autore: in effetti c'è un più alto numero di romanzi scritti in Francia e in Svizzera che in America, questi ultimi, relativamente meno numerosi, sono al contrario quelli con il maggior numero di pagine. 
Non vi basta? Ne volete ancora?
Si possono anche contare gli anni passati in ciascuna delle tre aree georgrafiche e correlarli con il numero di romanzi scritti (ancora un'altro modo di calcolare "l'indice di produttività"):
• Contando il numero di anni passati in Francia, dopo le prime opere firmate a suo nome, fino alla partenza per l'America, si contano 16 anni durante i quali Simenon ha scritto 26 Maigret e 57 non-Maigret (senza contare le numerose raccolte di racconti, i primi libri autobiografici e i diversi reportage) una media di 2 Maigret all'anno e di 4 non-Maigret 
• I 10 anni passati in America hanno visto la redazione di 21 Maigret e 26 non-Maigret, cioè una media rispettivamente di 2 e 3 romanzi all'anno.
• gli anni di scrittura in Svizzera sono complessivamente 16, con 25 Maigret e 29 non-Maigret, quindi una media di meno di 2 romanzi all'anno per entrambe le categorie.
E' quindi confermata una produttività relativamente stabile, quale che si il paese di residenza e anche un altrettanta stabilità nella produzione annuale. Una volta superati i primi anni in cui Simenon ha dovuto "produrre" i Maigret per onorare il contratto firmato con Fayard, in seguito ha proseguito ad un ritmo sostenuto con i romanzi scritti per Gallimard. Si è così è stabilizzata una certa "velocità di crociera" e l'autore scriverà secondo un 'alternanza assai consolidata tra Maigret e non-Maigret, redigendo, a seconda degli anni, dai 5/6 romanzi del periodo americano ai 3/4 all'anno, quando si stabilisce in Svizzera.

2 commenti:

  1. Murielle,complimenti per lo studio super-approfondito...alla fine le tue conclusioni sono molto simili alle mie,simenon mantenne un ritmo di produzione dei maigret piuttosto stabile per un quarantennio

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  2. Murielle Wenger29 agosto 2013 09:31

    Andrea, je pense que nos deux études se complètent bien. A propos de ta remarque sur les Maigret "très parisiens" de la période américaine, je pense qu'en plus de sa grande mémoire, c'est surtout dans une certaine nostalgie du Paris qu'il a connu avant son départ, dans la "sublimation" (comme l'écrivait Lacassin) de ses souvenirs, qu'il faut chercher la cause de cette extraordinaire atmosphère parisienne que Simenon a réussi à créer dans les romans de cette période. L'éloignement permet de recréer un Paris "idéalisé", une ville presque imaginaire, composée des souvenirs des lieux, des odeurs, des couleurs et des sons, délimitant dans la ville réelle un territoire composé sur un plan qui montrerait toujours les mêmes rues, les mêmes quartiers, et c'est ce qui fait probablement aussi le succès des romans de cette période (d'après mes statistiques, ce sont les romans américains qui ont été le plus traduits de ceux de la période Presses de la Cité): les lecteurs aiment se promener en imagination dans cette ville mi-réelle, mi-idéale...

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