venerdì 30 agosto 2013

SIMENON. "LA PETITE IDOLE", L'INIZIO CON COLETTE

La Petite idole. E' il titolo del primo racconto che Simenon riuscì a far accettare a Colette, la famosa scrittrice allora responsabile della pagina culturale del quotidiano Le Matin, che allora ospitava ogni giorno un racconto. La sua anticamera era sempre affollata di giovani che proponevano i loro racconti. Il più delle volte uscivano dall'ufficio di Colette con una faccia mesta e il dattiloscritto in mano. Rifiutato.
E questo successe anche a Simenon. Come è noto, lei gli consigliava uno stile più semplice, senza ridonadanza e con... meno letteratura. Più volte Simenon tornò indietro e si mise a lavorare con quel "meno letteratura" davanti agli occhi. (vedi il post Simenon. Colette, poca o tanta "letteratura").
Alla fine sappiamo che ce la fece. La Petite Idole fu quindi accettato e poi pubblicato il 29 settembre del 1923. Non solo, ma fu l'inizio di una lunga collaborazione Simenon-Le Matin che durò fino al 1929, per un totale di circa ottanta racconti.
Ma di cosa parla e com'è questa breve composizione?
La scena ci presenta due coniugi, M. e M.me Arnal, che trascorrono la villeggiatura in una località di mare. Ma mentre il marito sembra godersi la vacanza, divertirsi a fare nuove conoscenze, ma anche ad ammirare le giovani donne che al mare espongono di più il proprio corpo, la moglie entra in una sorta di crisi depressiva. Fà un continuo confronto tra lei, il suo corpo e quello delle giovani villeggianti su cui ogni tanto il marito lancia un'occhiata.
Lei è ancora bella, anche non più giovanissima, ed è preoccupata dei paragoni che il marito possa fare tra lei e le loro giovani compagne di villeggiatura. In hotel, al ristorante, sulla spiaggia, é un timore continuo. E quindi pretende dal coniuge una serie di rassicurazioni, che però non bastano mai: dal farle dichiarazioni d'amore come quando erano ancora fidanzati, chiamandola appunto "Petite Idole", fino alla richiesta finale di andare via da quel posto, fuggire quasi, anche senza meta, senza desideri, ma lontano da quel posto.
Dalla risposta del marito (ovviamante non citiamo il finale)  si capisce che quella della donna è una paura che la seguirà ovunque vada, è la paura della giovinezza che sfugge e non tornerà più, la paura di perdere appeal per il suo uomo. Ma si intuisce che questo è un'eluttabile destino cui la protagonista non potrà certo sottrarsi.
Il racconto è più un flash su una situazione che non una vicenda. Ma già rivela l'interesse del ventenne Simenon per il coté psicologico dei suoi personaggi, anche in un testo breve come questo. Poche parole, ma la situazione è espressa compiutamente e con efficacia. Fà la sua comparsa anche il tema del destino che, come è noto, sarà una delle caratteristiche di tutta la letteratura simenoniana.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Alcuni racconti Pubblicati su "Le matin" sono delle vere e proprie perle come "L'étape" che a distanza di quasi 90 anni sarebbe ancora un racconto attuale sul tour de france dedicato all' "enfant du pays"di giornata