domenica 18 agosto 2013

SIMENON, SCRITTORE "DISINVOLTO" CHE GLI ALTRI SCRITTORI NON SANNO... COME PRENDERE


Ci siamo chiesti spesso come e perché ci siano ancor oggi svariate discussioni sulla validità di Simenon come romanziere. Diremmo meglio, non sono vere e proprie discussioni, ma è piuttosto un chiacchiericcio, un intrecciarsi di "se" e di "ma", una serie di distinguo che non negano il livello letterario e però...
E questo succede in Francia, ovviamente, ma anche in altri paesi del mondo, Italia compresa, dove delle pur sbiadite remore sullo scrittore belga riescono ad avere voce e visibilità nel dibattito culturale e mediatico.
Crediamo che lo scrittore francese Emmanuel Carrère, esprimendosi recentemente su questo argomento, abbia centrato il punto : "... Per me, un Simenon è un libro sparigliato, già letto da altri, sul quale capito per caso. L'apparato critico de La Pléiade è certamente interessante, ma dubito che mi interessi davvero, per dirla tutta. Io ho un rapporto disinvolto con Simenon..."
Ecco le parole chiave: "rapporto disinvolto". Crediamo sia una delle allocuzione che meglio definiscano la relazione tra lo scrittore i suoi romanzi e i suoi lettori.
Simenon possiede due armi formidabili a questo riguardo: la sua tecnica espressiva e il suo eclettismo spontaneo.
Sulla tecnica espressiva ci siamo già dilungati. Pochi i termini utilizzati (non più di duemila, sosteneva Simenon), parole semplici e concrete (le famose mot-matière), frasi brevi, un periodare conciso e ritmato da numerosi dialoghi di grande efficacia. Per eclettismo spontaneo invece intendiamo la capacità di Simenon di scrivere, a suo agio, romanzi tragici e inchieste di Maigre a volte anche divertenti. E la disinvoltura che citava Carrère riteniamo sia più nel modo di scrivere di Simenon e poi, di conseguenza, anche il rapporto con il lettore, tramite il romanzo, si fà disinvolto.
Carrère accennava alla Bibliothèque de La Pléiade, la famosa collana francese edita da Gallimard, una sorta di "Olimpo dei Classici", dove vengono raccolte le opere dei più grandi scrittori di tutto il mondo. L'ingresso di Simenon avrebbe dovuto spegnere ogni... brusìo. Ma così non fu. E più ci riflettiemo e più ne siamo convinti: è proprio questo rapporto disinvolto con i lettori a spiazzare alcuni critici, ma anche diversi scrittori che non sanno da che verso prendere Simenon. Non sanno da che parte affrontarlo, perchè lui ha sparigliato un po' i giochi del romanzo del '900. Un linguaggio semplice per argomenti né banali e né accademici. Temi che interessano tutti, trattati in modo che ognuno vi si possa riconoscere. Situazioni e vicende che toccano tutti gli uomini, sia nel tragico che nel farsesco, però solidamente agganciate alla realtà di tutti i giorni.
E tutto questo riuscendo a cambiare registro... disinvoltamente.
E chi non capisce questo "enigma Simenon", si inserisce di diritto nella secolare discussione di cultura alta e cultura bassa... questa falsa discussione, che pure si auto-alimenta da tempo immemorabile.
Per esempio cosa scriveva di Simenon nel '32 un'altro scrittore a lui contemporaneo, Robert Brasillach "...ecco  perché malgrado delle lacune evidenti, molti scrittori si interessano a Monsieur Simenon. Si può trattarlo con disdegno, non è nemmeno un caso particolarmente curioso. Fosse più attento, libero dal suo pubblico, dalle procedure che si obbliga a seguire, se Monsieur Simenon scrivesse meno velocemente, chissà che non ci regalerebbe un romanzo stupefacente?...".
Questa é la classica posizione dei letterati più rigidi, che in quella disinvoltura di cui parlavamo, vedono invece i limiti di un Simenon che, a loro modo di vedere, se lasciasse perdere tutti i suoi giocherelli e si applicasse sul serio, potrebbe diventare davvero un grande romanziere.
Ma Simenon aveva le spalle larghe da questo punto di vista e fortunatamente ha continuato dritto per la sua strada, anche quando le critiche venivano da personalità che lui stimava e che lo avevano in gran considerazione. Stiamo parlando di Andrè Gide, che per un certo periodo é stato il suo nume tutelare, e che lo sdoganò, facendo passare nel dimenticatoio il suo decennio di letteratura popolare, con la sua ventina di pseudonimi, e mettendo in secondo piano il marchio di scrittore di letteratura poliziesca che il successo dei primi venti Maigret gli aveva impresso molto profondamente.
Gide avrebbe voluto che Simenon non scrivesse romanzi di 160/200 pagine. Sognava per lui un volume ponderoso, un romanzo corale e magari anche generazionale che a suo avviso l'avrebbe davvero consacrato nell'Olimpo degli scrittori.
E invece il "disinvolto" Simenon cosa rispose? Che il suo grande romanzo era in realtà la sua intera opera e che scrivere un romanzo di cinque o seicento pagine non era nelle sue capacità, né nelle sue ambizioni.
E andò avanti per la sua strada, conla sua facilità e veocità di scrittura, con il suo état de roman, con il suo alternare romans-durs ad inchieste di Maigret, con il suo mettersi nella pelle degli altri, cercando l'uomo nudo e sempre con l'intento di comprendere e non giudicare.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

il romanzo piu lungo di simenon è del suo inizio carriera:Le testament Donadieu(scritto nel 1936,pubblicato l anno successivo),poco meno di 400 pagine o poco piu di 300 a seconda se soi prendono l edizione originale francese o quella italiana di adelphi(quella piu lunga)