lunedì 30 maggio 2011

SIMENON. COSA NE DICEVA ANDRE' GIDE

Che Gide fosse un ammiratore di Simenon è cosa nota. Ma come si sono conosciuti? Beh, intanto erano entrambe scrittori per Gallimard. Che sia stato patron Gaston a farli incontrare o che sia stato Gide a sponsorizzare l'entrata di Simenon nella case editrice, poco cambia. L'ammirazione che il premio Nobel nutriva per il romanziere e soprattutto la fiducia per le sue future possibilità era davvero notevole.
In una delle sue prime lettere a Simenon Gide scrive:"...Ho appena letto uno dopo l'altro nove dei suoi libri, ovvero tutti gli ultimi pubblicati...Inoltre ho voluto tornare indietro e dalla collezione Fayard, ho ritirato fuori Le fou de Bergerac, Au rendez-vous de Terre-Nuevas, che ancora non conoscevo... I libri mi hanno colpito notevolemente Le cheval blanc che ho finito proprio ieri sera e di cui poco fa ho letto ad alta voce una serie di pagine a Jean Schlumberger e poi subito a Roger Martin du Gard..."
Ma non fà dichiarazioni di ammirazione solo in privato, infatti Gide ne scrive anche nel suo Journal: " ...leggo soprattutto in tedesco e in inglese; ho appena divorato, uno di seguito all'altro, otto libri di Simenon al ritmo di uno al giorno (una seconda lettura per Long cours, Les inconnues dans la maison e Le pendu de Saint-Pholien).

E ancora, rivolgendosi a Simenon: "Lei avrebbe certo riso a vederci, nella stessa stanza, immersi nella lettura, Richard Heyd di Lettre à mon juge e Jacquelin H. di Il pleut, bergére... Jean Lambert, mio genero, leggeva Le haute mal; Catherine, mia figlia, Le bourgomastre de Furnes e io... in quindici giorni riletti dodici dei suoi primi libri. Gallimard é stato così gentile da spedirci quattordici suoi volumi; inoltre nelle librerie di qui tutti i Fayard disponibili (pensare che non avevo ancora letto Les fiancailles de M.Hire!). Aggiunga poi i volumi della nuova serie, sia quelli comprati qui, sia quelli che ci ha mandato lei (grazie!), divorati in breve tempo... Ero pieno di lei e lo sono ancora".
E infine gli scriverà nel '42 "Lei ci sorprenderà. Ne ho il presentimento; resto in attesa".
Più di così.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho appena letto l'epistolario.
L'ammirazione di Gide per Simenon è davvero formidabile. Il che non toglie che a un certo lo rimproveri per un eccesso di autobiografismo che rende meno potenti le sue opere. Si tratta del periodo americano, con la seconda moglie, Gide gli scrive che sta perdendo in empatia verso i personaggi, anzi "cede il paso all'esperienza personale e quasi alla confessione, e quel che è nuovo per lei, non lo è affatto in letteratura".