venerdì 20 maggio 2011

SIMENON. IL DOLORE PIU' GRANDE: MARIE-JO SI UCCIDE /1

Proprio il 20 maggio di trentatre anni fa', l'unica figlia femmina di Simenon, a Parigi, si sparava un colpo di rivoltella al cuore. Aveva 25 anni.
Lo scrittore lo apprende il giorno dopo a Losanna, da una telefonata del figlio Marc. Era stato lui infatti che, chiamandola più volte il 20 e non avendo risposta, si era preoccupato, aveva raggiunto Parigi. Lì tentò di aprire la porta dell'appartamento che però era chiusa a chiave dall'interno. Dovette chiamare i vigili del fuoco che abbatterono la porta e lì trovarono il corpo di Marie-Jo, riverso a terra, senza vita.
Marie Georges Simenon aveva già tentato il suicidio nel maggio del '75.
La ragazza aveva problemi di depressione e psicologici che l'avevano portata per un periodo alla clinica Villa des Pages, dove si curava e passava la notte, ma durante la giornata tornava a casa. In quell'occasione aveva prima ingerito un notevole dose di barbiturici e poi, in extremis, aveva chiamato il pronto soccorso.
Allora aveva lasciato una lunga lettera d'addio al padre dove si rammaricava di farlo soffrire con quel gesto, ma che era necessario perchè non riusciva più a lottare contro i suoi fantasmi, a sopportare le proprie contraddizioni, a superare l'incapacità di stabilire dei rapporti con gli altri... Completavano il quadro i suoi sogni infranti, le sue velleità, la vana ricerca di qualcuno che la comprendesse...
Una fragilità che cercava spesso spesso un appoggio e un sostegno dal padre, anche se ormai vecchio, anche se lontano (lei a Parigi e lui a Losanna), con il quale aveva un rapporto fatto di telefonate, di lettere... E di quel padre lei ne aveva idealizzato quella figura. 
"...Non ho mai saputo davvero parlare veramente con una persona! Ma adesso devo avere il coraggio della mia vigliaccheria, della mia incapacità di affrontare la vita...Non voglio essere più di peso a nessuno... E poichè non so amare, come pare si debba amare, perché dibattermi per rimanere in un mondo che mi angoscia e nei confronti del quale mi sento disarmata?...". La lettera inziava con un "Mio, caro, grande, amato Dad" e finiva con "La tua 'bambina' Marie-Jo".
Ma quel campanello d'allarme suonò invano. Oppure era solo il prologo di un'inevitabile processo di autodistruzione.
Ancora case di cura, ancora periodi di esaltazione e depressione. Il padre le comprò una nuova casa-studio in centro a Parigi, convinto che quello fosse il posto giusto per lei...A dicembre '77 sembrava essersi davvero ripresa e si interessava dell'allestimento della nuova casa. Continuavano le telefonate tra padre e figlia, quasi con frequenza quotidiana, si scrivevano lettere e Marie-Jo incideva e gli spediva anche numerose audio-cassette. A febbraio '78 andò a Losanna dal padre. Poi iniziò un periodo oscuro, durante il quale uscì il libro scritto dalla madre Denyse che era tutto un'accusa a Siemenon, spesso e volentieri con argomenti inventati e infamanti.
La cosa ferì molto Marie-Jo che chiese al padre di non rispondere a quelle malignità. In realtà un settimanale femminile pubblicò una vecchia intervista allo scrittore che, abilmente manipolata, sembrava una risposta per le rime al libro. Ma per avere una smentita ci volle tempo, era tardi per il numero successivo e occorrerà attendere ancora. Il 16 maggio Marie-Jo vede sua madre che, in linea con la sua stravaganza, si mette nuda davanti a lei per mostrarle le cicatrici di tutti i suoi interventi, e metterla in guardia di come si è quando si diventa vecchie.
Il 19 mattina chamata al padre, la linea è disturbata e Simenon non sente più bene. Ma il succo di tutto sembra sia che Marie-Jo volesse sentire il padre dirle "Ti voglio bene". E così fu.
La comunciazione successiva fu quella di Marc. Marie-Jo non c'era più.

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