giovedì 12 maggio 2011

SIMENON. LA VILLA BUNKER DI EPALINGES

La solidità innanzi tutto. Perché la casa è una sorta di baluardo nei confronti del mondo esterno. Simenon ha sempre ricercato la sensazione di sicurezza nelle case quando doveva sceglierle per abitarci. Ora però, nel caso della villa di Epalinges, era un 'abitazione costrutita sulle sue indicazioni e questa esigenza diventava una priorità su tutto. Era il 1963. Anche l'estetica passava in secondo piano. Sicurezza e massima funzionaità che per uno maniaco dell'ordine e della organizzazione come Simenon diventavano una variabile indipendente da cui dovevano conseguire tutte le altre.
Infatti, ad osservarla dall'esterno, la villa non concedeva nulla all'estetica. Vari volumi squadrati, tutti rigorosamente bianchi, dove porte e finestre erano delle semplici aperture. Insomma, a detta di molti, non era un bello spettacolo, lì nella campagna intorno a Losanna.
Il bianco dominava anche al'interno, fatto salvo per i bagni neri e la moquette rossa. In compenso alle pareti del monumentale ma essenziale ingresso si potevano ammirare quadri di Matisse, Lorjou, Vlaminck, Buffet. Avventurandosi su su, fino alla terrazza sopra uno dei tetti, c'è una vista magnifica a 360° che andava dalle Alpi italiane al lago di Lemano, dai Jura alle Alpi francesi.
Per il resto era il regno della funzionalità. Le stanze erano tutte insonorizzate e collegate tra loro da un interfono e dotate di porte in acciaio. Nel sotterraneo c'era una enorme spazio adibito a spazio per i giochi dei suoi figli più piccoli, Pierre-Nicolas e Marie-Jo. Per sé, Simenon aveva riservato due camere come studio, una per poter scrivere e una per ricevere ospiti e giornalisti. Anche l'arredo era stato scelto da Simenon, tutto in stile Luigi XV. Poi va citata la cosiddetta "sala operatoria", anche qui un leggenda, che fece leva sull'ipocondria dello scrittore. In realtà si trattava di una stanza con un armadio per i medicinali, pare molto ben fornito, un lettino per i massaggi  e una lampada abbronzante. Niente a che vedere con un sala asettica dove ipotetici chirurgi avrebbero potuto portare a termine un'operazione. Poi c'era un garage per setto/otto vetture e nel giardino corcostante una piscina coperta da una cupola di vetro. Tutto ciò oltre alle normali stanze da letto, cucina, cantina, lavanderia con sei lavatrici (dove confluivano dei condotti per la biancheria da lavare che provenivano dai vari bagni), e quello che serve ad una normale famiglia. Ma la famiglia non era normale. Denyse, la sua seconda moglie, era in un clinica a disintossicarsi dall'alcol e quando rientrò in casa si ritrovò in quell'immensa villa che le era del tutto estranea. Ma non ritorvò nemmeno il suo posto nella gestione degli affari del marito. Un matrimonio già tramontato.

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