sabato 13 luglio 2013

SIMENON. MAIGRET TRA OMICIDI, FINZIONI E... PSICANALISI

Illustrazioni di Ferenc Pintèr per due edizioni Mondadori de "La trappola di Maigret"






















































Ieri abbiamo parlato dell'ultimo Maigret scritto da Simenon negli Usa. Oggi parliamo del primo Maigret scritto una volta tornato in Europa. Tra i due nemmeno sei mesi di distanza e la stesura di un roman-dur (La Boule Noir - aprile 1955). Il libro cui ci riferiamo è Maigret tend un piège, finito di scrivere il 12 luglio di 58 anni fa'.
E' uno dei Maigret più famosi e che ebbe anche una trasposizione, per una produzione franco-italiana sul grande schermo nel '58, ad opera di Jean Delannoy con il "solito" Jean Gabin-Maigret, Annie Girardot e Lino Ventura.  Per il film stesso titolo del romanzo.
E questo è stato scritto a Le Gatouniére (la sua prima dimora provvisoria in Francia, appena tornato dagli Usa), una casa di campagna vicino Mougin nel sud della Francia, qui scrisse oltre a La Boule Noir, anche il romanzo Les Complices, sempre nello stesso anno.
Maigret tend un piège é ancora di ambientazione prettamente parigina, anzi della Parigi più Parigi possibile, dato che si svolge a Montmartre, dove la polizia dà la caccia ad un serial-killer che ha ucciso cinque donne.
Uno stratagemma messo in piedi dal commissario, non funzionerà come lui avrebbe voluto, ma smuove comunque una situazione che sembrava bloccata. Sospetti, indizi, un memorabile interrogatorio a tre nell'ufficio del commissario,  il quale dovrà come non mai fare appello alle sue doti psicologiche, fanno di questa inchiesta una delle più tipiche tra quelle condotte da Maigret.
E, per non far mancare nulla al suo commissario, Simenon inserisce nella vicenda anche una delle periodiche cene che i coniugi Maigret si scambiavano con la coppia di loro amici, i Pardon. Ma questa volta a casa del dottor Pardon, e non è un caso, c'é un ospite d'eccezione: il famoso professor Tissot, direttore dell'ospdale psichiatrico di Sainte-Anne.
E' inutile dire che ancora una volta Simenon, per bocca di Maigret, innesca una disquisizione tra il poliziotto e lo psicanalista sulle motivazioni inconsce del crimine, sulla necessità di capire i meccansmi di un uomo che per anni non fa nulla e poi in sei mesi uccide cinque donne. Le condizioni in cui si sviluppano tali anomalie? Cosa succede nella mente e nel subconscio di un individuo che si trasforma in un assassino seriale?
La psicanalisi è uno strumento che, sappiamo, sta a cuore allo scrittore ed è sta alla base del motto di Maigret "capire e non giudicare". Qui forse si palesa, più che in altre inchieste, una certa "terzietà" nell'atteggiamento che Simenon fà tenere al suo poliziotto, come se fosse un garante il quale deve assicurarsi che le cose prima di essere giudicate possano essere comprese.
Non per niente, alla fine della lunga ed estenuante indagine, il pensiero di Maigret corre subito al professor Tissot "... con cui avrebbe chiacchierato a lungo, come avevano fatto una sera nel salotto di Pardon. Non poteva chiedere a quest'ultimo di organizzare un'altro pranzo. Era troppo stanco per andare al Sainte-Anne e aspettare che il professore potesse riceverlo... Dormì fino alle sei di sera, tra le lenzuola umide, la finestra aperta sui rumori di Parigi.... La signora Maigret non fece domande. Sentiva confusamente che lui tornava di lontano, che aveva bisogno di riabituarsi alla vita di tutti i giorni...".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

"maigret tend un piege"affronta il tema di un omicida seriale("in seguito accadrà anche in "maigret et le tueur"il colpevole risulta una persona totalmente sgradevole cosi come i personaggi che lo circondano,non è tra i miei maigret preferiti