mercoledì 17 luglio 2013

SIMENON-SIMENON FA' POLEMICA, E QUESTA VOLTA CON "IL FOGLIO"

Basta. Non se ne può più. Capiamo che la popolarità porta molti a parlare e scrivere a proposito o a sproposito dei personaggi famosi. Basta un sentito dire o una voce per imbastire un paragone, per inserire qualcuno in una lista, per sostenere, con parole estrapolate da un discorso più complesso, una tesi o un'altra sua opposta.
Quante volte abbiamo letto, nella presentazione di un nuovo scrittore di gialli italiano o straniero "... in questo personaggio si ritrova un po' del Maigret di Simenon...". E' ormai stucchevole. Basta che non ci sia azione forsennata, e sia presente una minima vena psicologica, ecco che scatta il paragone con il commissario simenoniano. Non parliamo poi della dicitura "atmosfere simenoniane" di cui pullulano le presentazioni, le critiche delle novità librarie...
Nel caso che prendiamo in esame però la cosa è più grave. In data 15 luglio Il Foglio pubblicava un articolo intitolato Le nuove streghe, dove il sommario recitava "Bigotta e islamofoba: i guardiani del politicamente corretto accusano Joyce Carol Oates. E non salvano Mark Twain né Pippi Calzelunghe".
E nell'articolo una sfilza di citazioni di personaggi che sono stati perseguitati dai politicamente corretti, secondo il giornale diretto da Giuliano Ferrara: Roald Dahl,  il drammaturgo elisabettiano Christopher Marlowe, Tolkien, Martin Amis, George Steiner, Scott Turow, e in mezzo a questi e altri nomi affastellati, capita anche Georges Simenon. Di cosa è accusato? Razzismo. Chi lo accusa?... Pierre Assouline. Queste le parole dell'articolo "Per l’editore Julliard, in Francia, è uscito un duro attacco anche al “razzista Georges Simenon” a firma di Pierre Assouline".
Allora per chi non lo sapesse, (e l'articolista evidentemente non lo sa) Pierre Assouline è uno dei biografi più autorevoli di Simenon. Per la casa editrice Juillard, ha scritto una biografia che noi riteniamo (ma siamo in buona compagnia) la più completa, quella più approfondita e la più affidabile. Ma si tratta di un'opera del 1992, quindi di più di vent'anni fa'. Non è una pubblicazione, recente, o di qualche anno fa' come con lo sbrigativo accenno fà supporre l'articolista de Il Foglio. E, per di più, non si tratta affatto di un pamphlet di accuse di razzismo a Simenon. Si tratta invece di una biografia di 650 pagine, più un altro centinaio di pagine tra appendici, note e apparati vari. Certo tra le innumerevoli vicende viene anche raccontata l'accusa di "collaborazionismo" con il governo filo-nazista di Parigi, le difese dell'autore, i meccanismi dell'incriminazione. Ma non si può scrivere che è uscito "un duro attacco al razzista Georges Simenon"... non è solo disinformazione, è una "toppa" troppo grossa, e anche la dimostrazione che, pure quando non si è sotto la pressante fretta che a volte impone la cronaca, non si "perde" tempo a controllare. Chi scrive fà il giornalista da quarant'anni e quindi sa bene che le pagine culturali sono "precotte", cioé preparate prima, talvolta molto prima, soprattutto quando non hanno a che fare con l'attualità, come l'articolo in questione.
E' quindi solo sciatteria, poca professionalità, abitudine a dare le notizie in questo modo, orecchiando i "si dice" e appigliandosi agli stereotipi... e il gioco è fatto.
Male... è fatto male.
Ma questo è un segno, soprattutto per un quotidiano spesso di sole quattro pagine, di quale cura e attenzione venga posta nel lavoro redazionale. E il lettore di fronte a questi casi si domanderà leggittimamente: ma per gli altri articoli potrò fidarmi? E il Direttore se ne accorge di certe cose? E cosa dirà di tutto questo?  

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche tu, però, non sei accuratissimo...Quella di Assouline sarà una biografia, non certo un'autobiografia.

Andrea Franco ha detto...

Non ho parole per questo attacco a simenon..

Maurizio Testa ha detto...

Certo un lapsus è un lapsus (peraltro già corretto) e qualsiasi persona intelligente capisce che è una svista...ce ne potrebbero essere state altre di cui nemmeno tu ti sei accorto...!
Altro è scrivere cose inesistenti, senza conoscerle, spacciandole per vere, con la coscienza di sapere di scrivere una baggianata, cosa ben diversa da un momento di distrazione.
Caro Anonimo... non sarai mica un amico del giaguaro?... Oppure sei proprio tu il giaguaro? Ah,ah,ah...!

Andrea Franco ha detto...

Attaccare altre persone scrivendo messaggi anonimi non mi pare corretto,uno dovrebbe mettere firma(e magari anche volto)
in ogni caso vi sono molte opere di simenon in cui si dimostra che non è razzista ma anzi sta dalla parte delle minoranze o degli emarginati,in questo momento il primo a venirmi in mente è l omino di arcangelo..non credo che chi ha scritto l articolo conosca i romanzi avventurosi scritti sotto pseudonimo da simenon negli anni'20 in cui magari qualcuno potrebbe trovare appigli per sostenere una tesi del genere.va però detto che quelli erano romanzi su commissione scritti dal giovane scrittore che ancora non poteva esprimersi in totale libertà

micrà ha detto...

superficialità a parte (compresi i commenti fuori contesto), chi conosce un minimo Simenon sa quanto fosse apolitico, immerso nell'esplorazione dei significati più intimi dell'essere umano e del suo rapporto con la vita. Come Maurizio Testa ci ha sapientemente spiegato Simenon esplora 'l'uomo nudo': il colore della pelle, l'appartenenza etnica o religiosa penso che fossero tratti troppo epidermici e superficiali per lui...
questa volta mi firmo con nome e cognome:
Velia Polito

Maurizio Testa ha detto...

Velia o micrà, come preferisci, non che io mi stupisca di certi fatti... ormai non più, avendoli vissuti da dentro e percepiti da fuori le redazioni. Ma quando ho fatto il direttore di una pubblicazione (o di una casa editrice),e mi è capitato più di una volta, chi lavorava in questo modo, l'ho messo in condizione di non nuocere ai lettori, alla testata, e l'ho costretto a lavorare in un altro modo...se voleva continuare a lavorare con o per me... Basta che il direttore non deleghi troppo e non perda contatto con il lavoro che fanno i suoi redattori... perché alla fine di tutto (e non solo per i giornalisti) la responsabilità è sempre del "manico".