lunedì 8 luglio 2013

SIMENON A PANAMA. DIFENDEVA I SUOI DIRITTI (LETTERARI)... PISTOLA ALLA MANO?


Simenon dava una certa importanza al denaro. Non era un uomo avido, ma pretendeva che il suo lavoro di scrittura fosse adeguatamente considerato dagli editori. Certo quando era un giovane esordiente, alle prese con committenti che gli ordinavano opere di qualsiasi lunghezza e genere, era più difficile imporsi. Però sapevano che l'allora Georges Sim non aveva problemi a soddisfare queste richieste nei tempi e nei modi stabiliti. E, più si dimostrava affidabile, più lo facevano lavorare e lui più guadagnava. Quando lanciò Maigret, che il suo editore Fayard non voleva pubblicare, il successo gli diede ragione, questo gli infuse sicurezza e fece maturare la sua capacità di contrattazione con gli editori. La prova fu quando, lasciato Fayard, entrò nella scuderia di Gallimard. Per uno scrittore che aveva sognato tutta la vita di fare il romanziere, pubblicare con la più prestigiosa casa editrice francese era già un grande traguardo. Insomma non pochi scrittori avevano un po' di soggezione a trattare diritti e contratti con il patron Gaston. Già il fatto di scrivere per Gallimard era motivo di grande soddisfazione e quindi le questioni di denaro finivano spesso per passare in secondo piano.
Non per Simenon che dettò sin dal primo momento delle condizioni contrattuali, e non solo, molto ben precise, senza nessuna soggezione per il fatto di essere l'ultimo arrivato in casa editrice (a questo proposito leggete il post Braccio di ferro tra Georges Simenon e Gaston Gallimard).
Ma c'è un altro aneddoto che pur essendo raccontato da Simenon stesso (ce lo riporta Patrick Marnham in "L'uomo che non era Maigret"). Nel 1935 stava passando il canale di Panama, in uno dei suo viaggi intorno al mondo, in compagnia della prima moglie Tigy. Sembra che incontrasse per puro caso un individuo che pubblicava abusivamente i suoi libri per il mercato sudamericano di lingua spagnola. A quanto riferisce Simenon, in una conversazione con il giornalista americano Fenton Bresler, lo scrittore affrontò l'uomo e gli chiese un risarcimento per il danno subito.
E lo fece armato di una pistola. Per di più gli dette un ultimatum: entro un'ora.
Alle proteste dell'editore truffaldino e alla sua richiesta di più tempo per mettere insieme i soldi, lo scrittore, deciso, rspose che se entro un'ora non arrivava il denaro, gli avrebbe sparato. Preso dal panico (evidentemente Simenon era stato molto convincente), l'editore, si dette un gran da fare al telefono. E ben prima di un'ora veniva raggiunto da un suo uomo con tutti i soldi che Simenon aveva reclamato. Verità, invenzione, fatto vero ma enfatizzato?
Marnham propende per la terza ipotesi. Certo anche noi abbiamo qualche difficoltà a vedere Simenon che pistola alla mano pretende i suoi soldi... forse chissà Hemingway... Però va ricordato che allora Simenon era poco più che trentenne e che lì nel Centro-America la situazione era decisamente diversa da quella francese...
Comunque  anche i "si dice" e le "leggende" sui personaggi pubblici non nascono mai per caso. E, in qualche modo, presi con la dovuta cautela, anch'essi concorrono a completare il grande puzzle della loro vita.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Panama ispirò simenon per diverse sue opere negli anni trenta:
quartier negre
l'ainè des ferchaux
long cours
l escale de buenaventura(una delle 2 novelle cosi intitolate,vi è questo doppione tra i titoli della sua sterminate produzione)