giovedì 20 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. MA CERVI E MAIGRET... SI SOMIGLIANO?

Iniziamo, come promesso,
la nostra celebrazione 
del 40° anniversario 
dalla scomparsa di Gino Cervi,
con un post 
che spiega perchè, a nostro avviso,
il personaggio di Simenon 
e l'attore italiano si somiglino 
così tanto e di conseguenza 
illustra i motivi per cui Cervi 
possa essere considerato 
uno dei migliori interpreti 
del commissario simenoniano.



Cervi è bolognese di nascita. Famiglia di buona borghesia quella "buona" degli inizi del '900 e il padre era il critico teatrale del Resto del Carlino. Bologna di quell'epoca era un città di circa 150.000 abitanti, ancora a misura d'uomo, come si dice, dove i valori umani e delle cose semplici sono una caratteristica intrinseca dei suoi abitanti. Saltiamo, questa volta, a piè pari tutta la vita e l'attività professionale di Gino Cervi e facciamo un gran salto fino al 1964, quando il regista televisivo Mario Landi deve realizzare degli sceneggiati tratti dalle inchieste del commissario Maigret che tanto successo avevano avuto in Italia nelle edizioni Mondadori. Si trattava di scegliere l'attore che avrebbe interpretato il protagonista. La grande versatilità di Cervi a passare dai ruoli più sofisticati in teatro a quelli più popolari al cinema, ne faceva un attore di grande affidabiltà. Ma quale che fossero le motivazioni che portarono la produzione Rai (allora per l'emittente nazionale c'era Andrea Camilleri) a optare per Cervi, la scelta si rivelò azzeccatissima, se non altro per il successo che ebbe sia la seriesia per quello personale del'attore.


Ma analizzati più da vicino i due presentano più di un'analogia. A partire dall'aspetto massiccio, lo sguardo burbero, ma in certe occasioni anche un'aria un po' pacioccona, da bambinone cresciuto. Da bravo bolognese Cervi era un buogustaio come Maigret, nato invece in campagna e abituato a cibi semplici, saporiti e genuini. Ma questo non riguarda solo l'aspetto gastronomico, l'essere buongustaio qui vuol dire saper gustare le altre cose della vita, anche le più piccole e le più semplici.
E già questo basterebbe per fare di Cervi un Maigret, molto vicino al personaggio che Simenon aveva ideato. Non scordiamci poi che Cervi si portava dietro l'immagine di quel sindaco comunista campagnolo della serie cinematografica Don Camillo e l'onorevole Peppone, produzione italo-francese degli anni '50 con Fernandel che aveva reso molto popolare l'attore sia in Italia che in Francia (tra l'altro alcuni di questi film furono diretti da Julien Duvivier che era stato il regista di un paio di film tratti dai romanzi di Simenon: 'La tete d'un homme' 1933 e 'Panique' 1947). Insomma, sia pur cinematografiche, Cervi poteva vantare nell'immaginario collettivo delle ascendenze campagnole, come quelle che Simenon aveva immaginato per Maigret, figlio di un gestore di un fondo agricolo. 
E dove finiscono le analogie, subentra la consumata maestria dell'attore. Cervi non aveva mai fumato la pipa. Eppure con qualche lezione di mastro-pipai romani, divenne sullo schermo un fumatore di pipa credibilissimo. E questo non è un particolare da poco visto che di quest'oggetto Simenon ne aveva fatto uno dei segni più distintivi del suo commissario.
E poi non bisogna scordare che per la sceneggiatura furono chiamati nomi anche come Diego Fabbri e Romildo Craveri
Burbero al punto giusto, a volte confidenziale, raramente collerico, brusco e paternalistico con i suoi ispettori, Cervi incarna naturalmente gli stati d'animo del comissario. Ma Cervi era a suo modo pigro cosa che gli permetteva i interpretare alla perfezione quelle fasi dell'indagine in cui Maigret non fà altro che guardarsi intorno, fumare la pipa e impregnarsi dell'atmosfera che lo circonda. E poi all'attore Maigret piaceva: "...il fatto è che nella mia lunga carriera non mi sono mai innamorato di un personaggio  come di questo - disse al giornalista Angelo Gangarossa - Io a Maigret voglio un bene dell'anima. Mi piace tutto di lui, anche quello che mangia e che beve. Forse Maigret è un  oriundo emiliano...".   

mercoledì 19 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. UN NOIR DOVE ANCHE LA NEVE E' SPORCA


Dopo circa un anno di lavoro, nel gennaio del 1953 la fatica del regista Luis Saslavsky è terminata. Si tratta del film tratto da un romanzo di Georges Simenon, La Neige ètait sale (Presses de La Cité - 1948 preceduta da una pre-pubblicazione sul giornale 'La Presse' con il titolo di Monsieur Holst). E' una storia davvero noir, con personaggi loschi come il protagonista Franck Friedmayer più altri brutti ceffi che lo contornano, e dalle vicende che affondano nella peggior abiezione umana. Simenon la scrive in America a solo tre anni dalla sua fuga dalla Francia e quindi a pochi anni dalla fine della guerra. E infatti questà è una vicenda che si sviluppa proprio in quegli anni, in un paese europeo sotto il giogo di truppe occupanti (il romanzo rimane nel vago sia sull'identità della nazione che degli invasori, ma tra le righe si capisce che può essere o il Belgio o l'Olanda e che gli oppressori non possono essere che i nazisti).
Il film che era pronto per uscire nelle sale francesi nel marzo del 1953, incappa in una serie di problemi con la censura. Infatti la Commissione di Controllo ritiene che ci siano troppi cattivi francesi con comportamenti apertamente contrari alla morale, soprattutto trattando temi che avevano a che fare con il periodo dell'occupazione i cui tragici ricordi erano allora ancora ben vivi. Nonostante la proposta di cambiare l'ambientazione (e quindi paese e nazionalità) il visto venne ancora rifiutato. Saslavsky dovette operare dei tagli su pressione del produttore e fare precedere il film dalla dicitura: "La neve era sporca" ha il solo lo scopo di approfondire una anomala e angosciosa vicenda rigorosamente riferita a singoli casi.
A queste condizioni il film ottiene il visto nel gennaio del 1954 e il 19 febbraio (cioè esattamente 60 anni fa') esce nelle sale.
Il romanzo di Simenon ebbe un sucesso di pubblico e di critica e segnò un momento significativo nel processo di maturazione romanzesca dell'autore. Anche perchè la sua intenzione era di decontestualizzarlo e renderlo più universale possibile. E infatti a tale proposito Simenon scrive  "...nel mio libro non c'è riferimento ai tedeschi. La mia intenzione era che anche gli occupanti fossero più neutri possibile, con lo scopo di conferire un carattere più generale al romanzo...". Queste parle vengono scritte a Frédéric Dard (lo scrittore che diede vita al commissario San Antonio) che collaborava con lui ad una riduzione teatrale del romanzo che diverrà poi una pièce in tre atti, messa in scena da Raymond Rouleau nel dicembre del 1950 al teatro dell'Opera di Parigi. 
Tra l'altro il romanzo fu scritto dopo nemmeno sei mesi dalla morte del fratello di Georges, Christian, arruolato nella Legione Straniera, mentre combatteva nel golfo del Tonkino come abbiamo parlato più diffusamente in un nostro precedente post Quanto può essere sporca la neve? e che vi consigliamo di leggere.
Tornando al film di Saslavsky, va registrato anche un notevole successo, soprattutto tra la critica che anche negli Usa fu favorevole tanto che, ad esempio, Neewsweek lo defnì addirittura "un capolavoro".

martedì 18 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. L'ULTIMO ROMANZO CONOSCIUTO

Ottobre 1971. Georges Simenon vive ancora nella grande villa di Epalinges con la sua nuova compagna Teresa Sburelin. L'enorme casa che aveva fatto costruire appostamente per la grande famiglia Simenon è ormai vuota. La moglie Denyse è ormai da tempo fuori dal cerchio magico dei Simenon. Il figlio Marc è a Parigi dove lavora per la televisione e il cinema, A Parigi vive anche la figlia, Marie-Jo, con tutti i suoi non pochi problemi esistenziali e psicologici. John è invece negli Usa dove segue i propri studi in legge. Solo Pierre, ancora tredicenne, va a scuola. Tutto quello che Simenon aveva pensato in quella casa in funzione dei figli, della moglie, della servitù è ormai inutile e inutilizzato.
Sono appena dieci mesi che è morta la madre Henriette, quattro mesi prima ha terminato la stesura di Maigret et l'indicateur che sarà pubblicato di lì ad una ventina di giorni.
Inizia a pensare di lasciare quel mausoleo d'Eaplinges che ormai sente estraneo, quasi ostile, cosa che avverà dopo un anno circa. Simenon si sente a suo agio, anche se il rapporto con Teresa gli è di grande aiuto e di conforto in questo periodo che non è certo dei migliori. La scrittura però sembra non risentire di questa fase negativa. Nel '71 mantiene il suo regolare ritmo, quattro titoli scritti, due romans-durs e due Maigret: Maigret et l'homme tout seul (7 febbraio), La cage de verre (17 marzo), Maigret et l'indicateur (11 giugno), Les Innocents (11 ottobre).
E proprio Les innocents, ancora inedito in Italia, è l'ultimo suo roman-dur. Simenon non è poi così vecchio, ha sessantotto anni, ma ma da questo momento in poi arriveranno dei colpi che lasceranno segni indelebili. Nel 1972 la decisone di porre fine alla sua carriera di scrittore con l'incidente di Victor, il romanzo di cui non riesce a scrivere una riga. Nel 1978 il suicidio della sua amata figlia Marie-Jo. Nel 1984 sarà operato per un tumore al cervello che gli causerà una paralisi.
Quindi Les innocents chiude la sua avventura di romanziere (anche se per la prcisione il suo ultimo romanzo è della serie del commmissario: Maigret et M. Charles - 12 febbraio '72).
Questo ultimo romanzo di Simenon non è considerato tra i suoi migliori. Non possiamo dire che possa essere considerato una sorta di testamento, perchè mentre lo scriveva non immaginava che sarebbe stato l'ultimo.
E' la storia di un uomo felice, buon lavoro, brava moglie innamorata, figli ormai grandi... ma è un romanzo non solo sul destino che come al solito ci mette il suo inesorabile zampino, ma anche di come per tutta una vita le cose possano sembrare in un modo ed essere invece sempre state il contrario.
Infatti la moglie del protagonista muore casuamente in un incidente, investita da un camion.
Il fattaccio accade in un luogo della città dove la moglie in realtà non avrebbe dovuto essere. Questo dà il via ad una serie di rivelazioni e scoperte. La donna per vent'anni devota moglie, in realtà aveva una relazioni con il socio in affari del marito da ben diciotto anni. Ma questo non basta. C'è il dubbio che i figli non siano i suoi, ma del socio. Tutta la vita del protagonista si rivolta come in un incubo, l'uomo perde i punti di riferimenti di un'intera esistenza tutto sommato tranquilla e felice. E ancora una volta Simenon ci racconta di come la nostra vita sia appesa ad un filo che solo il destino decide se deve rimanere intatto oppure spezzarsi e sprofondarci nel baratro. E per di sottolinea ancora una volta di come i rapporti umani siano fallaci, spesso scorrano dietro a delle maschere che non ci fanno penetrare la realtà delle cose, delle relazioni, dell'animo di chi ci circonda, coniunge o amante che sia, familiari, amici, colleghi...  Insomma grandi ideali e debolezze, comporamenti meschini e grandi passioni che s'intrecciano in un unico inestricabile groviglio che solo il destino può dipanare, spesso con un doloroso taglio netto che riesce a sciogliere come succede con il mitico nodo gordiano (il cui solo modo di scioglierlo era quello di aprirlo a metà con un colpo di spada).

lunedì 17 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. I 40 ANNI DI GINO CERVI: IL "MAIGRET D'ITALIE"

Gino Cervi attore di teatro, di cinema e di televisione, eclettico protagonista davanti alla cinepresa, alla telecamera e sulle tavole del palcoscenico, ha attraversato il '900, lasciando la sua indelebile impronta in Italia e non solo.
Tra gli innumerevoli personaggi, più popolari e più sofisticati, interpretati con la nonchalance dei grandi, non possiamo non ricordare il suo grande Maigret televisivo della metà degli anni '60.
C'è un anniversario che lo accomuna a Simenon, il creatore del personaggio che lui ha poi portato sul piccolo e sul grande schermo. Infatti quest'anno sono i 25 anni dalla scomparsa dello scrittore, ma cadono anche i 40 dalla morte di Cervi. Simenon-Simenon ha intenzione di dedicare all'attore una serie di post durante l'anno a lui, alla sua vita e alla sua interpretazione di Maigret che ha un posto privilegiato nel cuore di tutti gli italiani di una certa generazione (ma forse non solo). Parleremo di come Simenon giudicava il Maigret di Cervi, parleremo delle affinità tra l'uomo Cervi e il personaggio inventato da Simenon, ricorderemo anche l'incredibile carriera artistica di Cervi che per la quantità di ruoli interpretati e la capacità di unire l'alto e il basso della cultura recitativa, ci riporta un po' a quello che Simenon ha realizzato nella letteratura.
Insomma il 2014 come un anno da segnare per tutti gli appasionati di Simenon e di Maigret.

domenica 16 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. FRATELLI RICO IN CLASSIFICA... DALLA CARTA AL DIGITALE

il libro in un'edizione francese e la locandina del film del 1958
Altra settimana di permanenza nelle classifiche dei libri più venduti per l'ultimo romanzo di Simenon edito dall'Adelphi, I fratelli Rico. Dopo il debutto della settimana scorsa, dobbiamo registrare per questo titolo un passo in avanti.
Infatti se tiene la sua posizione, la 4a, sulla classifica dell'inserto TuttoLibri de La Stampa di ieri rispetto alla settimana scorsa, per la "Narrativava straniera", altrove vediamo invece dei progressi. Infatti guadagna un posto sul supplemento di oggi, La Lettura del Corriere della Sera, passando dal 6° al 7° posto dei titoli stranieri. Anche sulla classifica di RCult de La Repubblica di oggi
I fratelli Rico avanza di una posizione, piazzandosi al 6° posto.
Nelle vendite on-line, osserviamo invece uno scivolone di diversi posti sulla piattaforma di Internet Book Shop, dove lo troviamo nella 17a posizione della sua Top 100. Anche su Feltrinelli.it "i fratelli" scendono di qualche gradino fermandosi al 7°. Per Wuz/Il libro in rete torviamo il titolo simenoniano al 19° posto nella classifica dei libri più venduti a febbraio. Infine registriamo un 31° posto per la classifica di Amazon.
"I fratelli" fanno capolino anche nel versante degli ebook apparendo nella classifica dei libri digitali di Rizzoli Libreria dove lo troviamo al 5° posto.

sabato 15 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. GEORGES DA CHIERICHETTO A LIBERTINO

Delle abitudini sessuali di Simenon e del suo bisogno di rapporti pluriquotidiani con donne, anche prostitute, se ne è parlato fin troppo. Anche se non ci fosse stata quella storia delle diecimila donne detta a Fellini, la sua fama di "stallone" sarebbe stata comunque ben solida. Quello su cui vorremmo soffermarci oggi è la metamorfosi che lo portò ad essere da un enfant de choeur, cioè un bambino ingenuo e uno di quelli che serviva messa, a un uomo in aperto dissenso con la chiesa e dai costumi così liberi.
Il piccolo Georges questo era, un enfant de choeur, d'altronde la rigida religiosità della madre, che in casa faceva il bello e il brutto tempo, non avrebbe concesso deviazioni in merito. E non tanto solo per convinzione, ma soprattutto per quello che temeva di più, il giudizio della gente. La rispettabilità e la condotta irreprensibile erano uno scudo nei confronti dei commenti dei conoscenti e dei vicini. La situazione economica della famiglia Simenon non era delle più floride, anche a causa, sosteneva Henriette Brull, dell'incapacità del marito di farsi strada nel lavoro. Désiré, impiegato in una società di assicurazione, aveva rinunciato a nuovi incarichi che potevano essere rischiosi, ma che avrebbero anche potuto fargli guadagnare molto di più. La dignità della famiglia, dipendeva, secondo lei, anche dai soldi, da come potevano vestirsi nei giorni di festa, dal tipo di spesa che poteva fare presso i negozi alimentari. La gente guardava e giudicava. E la madre non tollerava che si dicesse alcunché sul loro conto. E ovviamente in questo quadro la frequentazione della chiesa, anche da parte di Georges, era un tassello della dignità della famiglia.
Quando e come Simenon "passò la linea"?
Successe intorno ai quindici anni, quando iniziò a manifestare insofferenza per la scuola, per l'autorità, ma anche per l'educazione religiosa. E' il momento della scoperta delle donne e del crollo di quei tabù sul sesso che la sua educazione cattolica gli aveva sempre imposto. Un vecchio Simenon ricorderà: "...Io volevo fottere e la chiesa mi diceva che mi sarei  dannato. Allora mi sono sbarazzato di tutto... La verità era solo questa: all'origine c'era un no netto in contrapposizione alla sedicente morale sessuale del cattolicesimo..." (H. Guillemin -1989). D'altronde Simenon non fece mai mistero di giudicare "impraticabili, irragionevoli e assurde" le pretese della chiesa cattolica sul comportamento sessuale.
D'altronde in Quand j'étais vieux (1961) Simenon esplicita con poche e semplici parole il suo atteggiamento: "...considero tutte le pratiche sessuali come naturali e belle...". E ciò pone fine ad ogni altra discussione.

venerdì 14 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. 25 ANNI SENZA SIMENON, MA...

Come avevamo ricordato in un post dei primi di quest'anno, nel 2014 ricorre il 25° dalla scomparsa di Simenon. Nel corso di quest'anno pubblicheremo una serie di post, contrassegnati dal logo qui a sinistra. Con questi interventi vogliamo ricordare e documentare soprattutto le reazioni, le testimonianze e gli avvenimenti che seguirono questa perdita: quello che scrissero i giornali, ciò che dissero letterati, critici, amici, quello che fu realizzato per ricordare la sua figura. L'abbiamo intitolata "25 anni senza Simenon, ma..." dove quel "ma" sta indicare come, comunque, lo scrittore, con i suoi romanzi, il suo Maigret e il ricordo della sua vita, ci sia stato sempre accanto e lo sarà ancora per lunghissimo tempo. E' un tributo che Simenon-Simenon realizzerà con una serie di interventi che dureranno tutto l'anno.


E iniziamo subito con la pubblicazione della prima pagina de Le Figaro del 7 settembre 1989, che apre con la notizia della scomparsa dello scrittore e che annuncia una serie di articoli di commemorazione, dedicati al romanziere. Il fondo è affidato a
Jean D'Ormesson, giornalista e scrittore, che di quel quotidiano era stato anche direttore, con un titolo estremamente significativo "Maigret, c'est nous".
Nel riquadro sotto la vignetta di Jacques Faizant, dove Simenon è raffigurato come una stella nel cielo, e intitolata La stella polare,
c'è il sommario dell'omaggio degli scrittori: Angelo Rinaldi, Patrick Modiano, Leo Malét, Roger Stéphane, Alain Pyrefitte, Jean-Marie Rouart...
E poi le testimonianze di nomi della cultura vicini all'universo simenoniano: Bernard de Fallois, Daniel Gélin, Jean Delannoy, Pierre-Granier-Deferre.
Ancora. Ci sono interventi ed articoli di critici e studiosi, tra cui quello che sarà uno dei suoi più qualificati biografi, Pierre Assouline.
Nel suo fondo, D'Ormesson  scrive tra l'altro: "... Simenon non s'è accontentato di creare un eroe popolare: si è confuso con lui. Il commissario Maigret era Simenon lui stesso, ma aldilà di Simenon con la sua pipa, con le sue manie, i suoi problemi quotidani, egli era ciascuno di noi. E noi entriamo con lui nelle sue inchieste che sono forse delle inchieste poliziesche, ma anche e soprattutto delle inchieste romanzesche sul cuore del nostro tempo...".

giovedì 13 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. EBAY: TRA COLLEZIONISTI E...RISPARMIATORI.


ll post che abbiamo pubblicato qualche giorno fa' a proposito della classifica che Ebay Italia ha redatto a proposito degli autori più richiesti, ha suscitato un certo dibattito, soprattutto sulle motivazioni che noi abbiamo ipotizzato per l'inserimento al secondo posto delle preferenze per Simenon, un autore cronologicamente datato, ma subito dopo Stephen King e prima di Andrea Camilleri (il primo e il terzo autori ancora vivi e in attività)
Sostenevamo che, se sulla vendita on-line di libri Simenon occupava un posto così rilevante, occorreva farsi delle domande e chiedersi se l'universo dei suoi lettori, così come ce lo si immagina comunemente, non andasse rivisto.
Un intervento di un nostro affezionato lettore, Guido, ci faceva notare che "... l'equivalenza vendite Simenon su Ebay = pubblico giovanile non vale per Simenon, in quanto chi compra su Ebay Simenon non è tanto il popolo dei lettori, ma, molto di più, il foltissimo gruppo dei "collezionisti"! Questa mia tesi è dimostrata dal fatto che sino a qualche anno fa alcuni fra i libri più rari di Simenon hanno strappato proprio su ebay dei prezzi incredibili, da libreria antiquaria..."
Concordava con lui anche una delle colonne di Simenon-Simenon, Andrea Franco, che ribadiva come: "...l'utenza di Ebay è, per cio che riguarda Simenon, molto rappresentata dai collezionisti o da lettori/collezionisti...".
In effetti va considerato che i libri ricercati su Ebay sono comunque "libri usati" o "libri antichi", se vogliamo usare la classificazione.."ebayana"...
Chiaro che questo, soprattutto sui libri cosiddetti d'antiquariato, o le edizioni rare, è un territorio di caccia soprattutto per i collezionisti. Ma non solo.
Per fare qualche verifica siamo andato a vedere l'offerta di Ebay sia sul sito italiano e, ovviamamente anche su quello francese.
Bene l'offerta di Simenon è vastissima. Nella sezione Libri/Narrativa del sito italiano alla voce Grandi Autori ci sono 2054 offerte per Simenon, 1222 per King e 570 per Camilleri (Simenon è comunque quello dei sedici grandi autori selezionati da Ebay a godere del più alto numero di offerte, il secondo è appunto Stephen King, poi segue Salgari con poco più di 1000. Dei grandi mostri sacri del giallo la Christie si ferma a meno di 1000 e Conan Doyle è di poco sotto i 250) . Innanzitutto queste sono le offerte e non le richieste. In secondo luogo qui abbiamo un po' di tutto ci sono edizioni rare, volumi recenti o un po' più vecchi a pochi euro. Il più caro é un edizione del 1963 di Presses de La Cité in versione francese de Les anneaux de Bicetre con dedica autografa d Simenon: offerta a 2000 euro. Il più economico un'inchiesta di Maigret "Il porto delle nebbie" in edizione Fabbri del 2003: 1,50 euro.
Quindi chi ci dice che proprio un pubblico giovane, per avere un Simenon ad un paio di euro (è anche vero che poi ce ne vogliono altrettanti per la spedizione), non possa andare su Ebay? Certo chi compara Les anneaux de Bicetre a 2000 euro è un collezionista incallito, magari più interessato alla dedica di pugno di Simenon che non al volume.
Ma, come dicevamo, abbiamo dato un sbirciata anche all'Ebay francese, che è organizzato in modo un po' diverso da quello italiano. Abbiamo infatti una divisione tra Libri antichi prima del 1900 e quelli tra il 1900 e il 1960. Non ci sono i cosidetti libri usati. Ma c'è un divisione per alcuni generi, ad esempio Romans/Littérature o Policiers, tanto per rimanere negli ambiti che ci interessano. Digitando Simenon tra i policiers troviamo 1978 offerte. La più costosa, 950 euro, è un copia di La folle d'Itteville, un fototesto di Simenon corrdato da un centinaio di foto di Germaine Krull, edito da Jacques Haumont nel 1931. Il più economico è un Affaire Saint-Fiacre in edizione Pocket presentata a... 25 centsesimi di euro.
Se passiamo alla sezione Romans e Littérature, vediamo che il più caro è un'edizione di Pedigree del 1948, non censurata per i tipi di Presses de La Cité, offerta: 120 euro.  Tra i più economici troviamo Memoires intimes, suivi du livre de Marie-Jo del 1981 ad 1 euro (un libro di un migliaio di pagine).
Quindi tornando al nostro pubblico simenoniano che gira per Ebay, qui in Italia e altrove, c'è sicuramente qualcuno che cerca la perla rara, ma la maggior parte prova ad acquistare libri a prezzo super-contenuto (e non abbiamo tenuto conti dei blocchi che sono ancor più vantaggiosi), anche di recentissimi Adelphi.
Qualcuno obbietterà che non è come andarli a cercare nelle bancarelle di vecchi libri (anche se lì non si trovano praticamente più), ma Ebay è molto efficiente, pratico, veloce... insomma a noi sembra più adeguato ad un pubblico più giovane che ad un più adulto...
Ricordiamo che qui abbiamo sempre parlato di offerte e non di richieste, ma quando c'è tanta offerta... vuol dire che la richiesta è sostenuta. Comunque l'ambito del collezionismo dei "Simenon" è molto interessante e chi ha una competenza specifica... è pregato di farsi vivo con un bel... post!

mercoledì 12 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. GEORGES NASCE OGGI... O DOMANI?

Oggi 12 febbraio è il giorno della nascita, nell'anno 1903, di Georges Jospeph Christian Simenon, così come viene scritto all'anagrafe di Liegi. Potremmo dire che Georges non sia nemmeno nato, che la sua vita, come succederà poi, soprattutto nell'infanzia e nell'adolescenza, viene condizionata dalla madre.
Infatti questa data è quella dichiarata da Henriette Brull, la genenitrice del futuro romanziere. La realtà è che il piccolo è nato pochi minuti dopo la mezzanotte e quindi nel giorno venerdì 13. Quella donna di 23 anni, religiosa sì, rigidamente protestante, ma altrettanto superstiziosa, non poteva accettare che il suo primogento fosse nato così malamente: di venerdì e per di più il 13.
Così succede che la stupidità della gente fà un uomo più vecchio di un giorno.
Il padre di Georges, Désiré Simenon, 26 anni, era un buono, troppo buono, soccombente di fronte alla carattere forte e dominante della moglie e su questa, e successivamente su altre questioni più importanti, non seppe mai imporsi A Henriette.
Lui impiegato in una società d'assicurazioni, lei commessa in un grande magazzino, la loro prima casa, quella dove nasce Georges, è al secondo piano del 26 di rue Léopold. Dopo tre anni arriverà un fratellino, Christian Francois Maurice Joseph, che completerà la famiglia. Chistian sarà il prediletto di mamma Henriette che non ne farà mistero e che farà di tutto per creare un rapporto molto problematico con Georges, una frizione che durerà praticamente tutta la vita. (quando Simenon corse nel '69 al capezzale di Henriette morente, questa gli chiese: "Che sei venuto a fare?").
Quando nacque Georges, Liegi era una città di circa 160.000 abitanti, che si preparava ad ospitare l'Esposizione Universale del 1905, ma che al Simenon che cresceva andava sempre più stretta, anche dopo essere entrato giovanissmo nella redazione de La Gazette de Liège. La sua passione per la scrittura, il suo sogno di diventare un giorno un romanziere dovevano avere orizzonti più larghi e scenari più cosmopoliti. Era scritto quindi che non avrebbe vissuto a Lieigi nemmeno vent'anni e infatti il 10 dicembre 1922 partì per Parigi, imbarcandosi per la grande avventura. 

martedì 11 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET: PERSONAGGIO DENTRO O FUORI IL '900?



Maigret è un personaggio de XX secolo, innegabilmente: il suo modo di vestire, i suoi gusti culinari, le sue abitudini, tutto questo fà pensare in effetti ad un uomo ben ancorato alla propria epoca, quella in cui il creatore l'ha ideato. Simenon concepisce Maigret alla fine delgli anni folli, all'alba della grande crisi che scuoterà l'Europa. Il suo personaggio si muove in una Parigi dell'ante-guerra, quella stessa che ha conosciuto Simenon. Per parecchio tempo l'autore descriverà proprio quel mondo e i romanzi di Maigret vi si susseguono, anche se la maggior parte non sono datati specificamente in quell'epoca. Durante tutto il periodo americano, il romanziere evoca la nostalgia della Parigi degli anni '30 nella serie dei Maigret e occorrerà aspettare il suo ritorno in Europa perché, poco a poco, Maigret evolva verso un ambiente più contemporaneo e perché Simenon gli trasmetta le proprie reazioni di fronte ad un mondo che sta cambiando, quello degli anni '50 e poi dei '60, con l'evoluzione dei costumi, i cambiamenti sociali, il progresso scientifico e tecnologico. Maigret scopre le donne in pantaloni, la televisione, la sua Parigi invasa dalle automobili e bloccata negli ingorghi, e diventa via via un commissario sempre più nostalgico, soprattutto nella ultima parte del corpus maigrettiano.
Insomma Maigret è un uomo del suo tempo, un uomo del XX secolo, di un periodo tra due guerre che hanno lasciato delle tracce indelebili. Ma... Ma allo stesso tempo la parte essenziale del personaggio, il suo essere profondo la sua sensibiltà per l'uomo, tutto questo ne fà un personaggio senza tempo, che appartiene a tutte le epoche e a nessuna, e che riesce ancora a parlare ai nostri contemporanei: i suoi interrogativi sul destino dell'Uomo, la sua straordinaria facoltà di farsì tutt'uno con l'ambiente, e anche con il tempo che fà, la sua nostalgia dell'infanzia passata, i piccoli piaceri che è capace si assaporare da un raggio di sole, da un buon bicchiere di vino bianco fresco o dal sorriso di M.me Maigret... tutto questo parla ai lettori di quasiasi epoca. E senza dubbio è per questo che dopo aver conosciuto un immeddiato successo, questo dura ancor oggi a distanza di tanti anni,  in un'epoca così differente da quella in cui è stato creato.
Quest'anno saranno 85 anni che Simenon ha abbozzato il suo primo Maigret, Pietr Le Letton, e 85 anni più tardi quel commissario continua a vivere nella gente con passione, capace di trasmettere al lettore la propria passione e questo succederà per molti anni ancora... Murielle Wenger

lunedì 10 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. IL SALTO DEI FRATELLI RICO

L'ultimo romanzo di Simenon in cartaceo e in ebook
Ad un paio di settimane dal lancio, l'ultimo romanzo di Georges Simenon ha fatto il suo conuseto balzo approdando nelle classifiche dei libri più venduti. E' il primo romanzo simenoniano uscito in Italia nel 2014, dopo un lungo digiuno, e, come al solito, fà la sua bella figura nelle classifiche.
Iniziamo questo aggiornamento con quella pubblicata di TuttoLibri de La Stampa di sabato scorso dove "I fratelli Rico" ha debuttato, conquistandosi la 4a posizione nella sezione "Letteratura Straniera". Invece ieri sul supplemento La Lettura del Corriere della Sera il settore della "Narrativa straniera" vedeva apparire il titolo simenoniano al 7° posto. Nella stessa posizione e nella medesima sezione ritroviamo l'esordiente romanzo anche nella classifica dell'inserto RCult de La Repubblica di ieri.
Passando a scorrere le vendite dei libri sul web si trovano, sulla piattaforma di IBS dei 100 titoli più venduti, "I fratelli Rico" all'11° posto, mentre la sezione  vendita on-line della Feltrinelli.it lo colloca addirittura al 4° posto nella propria Top 100.

domenica 9 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. ... TRA I PIU' RICHIESTI SU EBAY

Ebay, il colosso delle vendite on-line ha fatto un consuntivo del 2013 per quanto riguarda il nostro Paese.
Ecco i tre generi più acquistati. Al primo posto si piazza la telefonia. Il secondo viene conquistato dal settore informatico. Terza arriva la musica con i relativi accessori. Seguono nell'ordine Bellezza & Salute, Gardening, Gastronomia, Abbigliamento, scarpe & accessori, Articoli per Animali, Prodotti per l'Infanzia e Accessori per la Cucina.
Tra i primi dieci quindi niente libri.
Però di Libri se ne parla E quando si va a avedere quali sono stati nel 2013 i primi tre autori più richiesti l'elenco è presto fatto: 1) Stephen King - 2) Georges Simenon - 3) Andrea Camilleri.
Stephen King non è una sorpresa, il suo è un pubblico prevalentemente giovanile, tecnoclogico, notevolemente esperto degli acquisti on-line, il suo nome occupa logicamente il primo posto (bravura a parte!)
Il terzo posto di Camilleri, che ha sicuramente un pubblico più adulto di quello di King, forse potrebbe essere giustificato anche dalla grande popolarità che gli hanno procurato i recenti sceneggiati Rai. E poi anche lui è davvero bravo.
Ma del secondo posto di Simenon, cosa vogliamo dire?
Intanto che è una sorpresa. Non ci saremmo aspettati di trovarlo così in alto tra gli scrittori più acquistati su internet. E non in una classifica stilata da Ebay.
Credo che a questo punto dovremmo rivedere le nostre consolidate convinzioni sulle caratteristiche del corpus dei lettori (almeno quelli italiani) di Simenon.
O c'è stata una crescita nella digitalizzazione degli italiani più maturi... o una nuova generazione giovane e..."vergine" ha scoperto Simenon, e Maigret L'ha fatto indipendentemente dai vecchi sceneggiati Rai con Gino Cervi, ma anche di queli della tv francese (trasmessi dalle nostre reti) con Jean Richard prima e Buno Cremer poi. Una generazione che conosce i ruoli simenoniani di Jean Gabin solo quando coltiva una passione cinefila.
Insomma rimane il fatto che chi oggi ha 20/30 anni, nato quindi tra il 1994 e il 1984, ha probabilmente dei genitori nati nella prima metà degli anni '60 e che potrebbero essere stati dei lettori di Simenon... quindi i loro figli potrebbero aver trovato in casa i romanzi dello scrittore.
Ma queste sono congetture. Ad esempio non conosciamo quale siano le vendite degli ebook, ma sappiamo che Adelphi ha pubblicato in digitale ben 130 titoli di Simenon tra romanzi e Maigret. Anche da quelle parti debbono essersi accorti che, inseme alle mutate abitudini di lettura degli italiani, i lettori di Simenon hanno subìto una metamorfosi, e soprattutto devono essere ringiovaniti.
Per quel che vale, anche noi di Simenon-Simenon (che non pensavamo di aver nessun valore statistico) ci ritroviamo migliaia di lettori giovani (ce lo conferma anche la nostra pagina corrispondente su Facebook) ed iniziamo a pensare che, anche nel nostro piccolo, il database di cui disponiamo abbia una sua validità, corroborato per altro da una serie di segnali che ci provengono da altri contesti.
Voi cosa ne pensate?

sabato 8 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. MISSIONI SEGRETE A ODESSA... DELL'"AGENTE" GEORGES...?

 Il nostro Andrea Franco è intervenuto con una sua precisazione sul "Dossier Odessa? Pipe, Viaggi Segreti... nella Russia di Stalin?". Ecco quello che ci scrive: 
"Il viaggio ad Odessa e Batumi documentato è quello compiuto nel 1933 da cui nacque la serie di articoli riuniti sotto un grande reportage "Peuples qu'ont faim", pubblicati nel 1934 sul quotidiano 'Le Jour'. In questi articoli effettivamente Simenon nomina una certa Sonia che gli fa da guida turistica/angelo custode (da notare le somiglianze con il romanzo "Les Gens d'en Face", dello stesso periodo e con la medesima ambientazione, quella dell'attuale Georgia)".
Anche lui quindi dà importanza al viaggio del '33, quello fatto con la prima  moglie Tigy e alla fine del quale intervistò Trotsky. E a questo proposito, in merito alle osservazioni che abbiamo fatto ieri su questo primo "viaggio segreto", dobbiamo una precisazione. In effetti, contrariamente a quanto riportato da Armando Torno, su quanto scritto dalla giornalista ungherese Maria Stavrova, l'intervista di Trotsky avenne "dopo" la sua tappa ad Odessa. Quale che fosse l'autorità civile o militare che avesse invitato Simenon nella città sovietica, avrebbe quindi potuto anche non sapere che lo scrittore avrebbe di lì a poco intervistato il politico fuggiasco... ma. Ma se riportiamo la vicenda sotto l'ambito delle operazioni messe in piedi dalle centrali spionistche della C.E.K.A. o della G.R.U. (altra precisazione: il K.G.B. non poteva entrarci allora, visto che fu istituito solo nel 1953), quasi sicuramente potevano essere al corrente dell'incontro Simenon-Trotsky... E allora, ad esempio, perchè non farlo pedinare?....
Ma forse corriamo un po' troppo sull'onda delle suggestioni che il vecchio articolo ci ha risvegliato. Un Simenon dalla doppia vita, letterato e spia... per l'Urss, pergiunta! Ipotesi affascinante che porterebbe alla scoperta di tutto un mondo in un personaggio come Simenon, di cui oggi crediamo, più o meno, di sapere tutto... Ma, come abbiamo detto e spiegato ieri, è un'ipotesi suggestiva, ma che non ci convince.    

venerdì 7 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. UN.... DOSSIER ODESSA? PIPE, VIAGGI SEGRETI... NELLA RUSSIA DI STALIN?

"...Nel 2003 sulla Izvestija, Aleksej Tepliakov sparava a zero su Simenon con un articolo intitolato «Scheletri nello scaffale di papà Maigret». Si parlava apertamente del fatto che «tutto quanto ci rivelò di lui stesso è una assoluta bugia», che durante l'occupazione trascorse anni d'oro, che cercò di far carriera a Vichy (...), che si procurò un certificato di «arianità» grazie ai buoni uffici di un amico nazista e cose simili. Tepliakov si domandava, in sostanza, perché il collaborazionista non ebbe alcuna conseguenza (oggi questo contributo, in russo, è anche segnalato in: www.nnews.ru)...".
Questo è quanto riporta in una corrispondenza da Mosca, Armando Torno sul Corriere della Sera dell'11 gennaio 2006. Non abbiamo potuto verificare il contributo sul sito russo citato, che non è dotato un motore di ricerca, ma che soprattutto dal 2007 è stato boccato (censura?).
Ma continuiamo a leggere quello che rivelava Torno.   
"... Secondo sospetto. In un altro articolo, apparso sul supplemento del 'Trud' [un quotidiano bulgaro, nei cui archivi telematici non c'è però traccia di questo supplemento - *nota di simenon-simenon] dell'ottobre 2004, firmato da Maria Stavrova, uscì un inventario dei viaggi compiuti da Simenon in Urss. Grazie a una «soffiata» degli ex servizi sovietici, l'articolista poté documentarne almeno tre: quello «ufficiale» del 1933, dopo aver fatto a Prinkipo la celebre intervista a Trotzkij, di cui scriverà un reportage critico; uno incognito nel 1965, un altro analogo nel 1978. Tutti a Odessa....".
Cerchiamo di vedere se queste date sono compatibili con le nostre informazioni.
1933: intervista a Trotsky nello stretto del Bosforo. E' un scoop mondiale per Paris-Soir. Trotsky, lo si sa, era in fuga da Stalin e dalla sua promessa di morte e supponiamo che l'articolo di Simenon non debba certo aver fatto piacere al regime sovietico di quegli anni.
E non va dimenticato che le posizioni di Trotsky vennero così ben riportate da Simenon, che anni dopo l'esule russo, quando era in nascosto in Messico, nel bisogno di fare una comunicato che avesse risonanza mondiale, cercò qualcuno di cui si fidava e cioè proprio il "reporter" Simenon.
Certo è tecnicamente possibile che lo scrittore prima di tornare in Europa facesse un salto in Urss (che all'epoca arrivava fino all'altra sponda, quella nord, del Mar Nero). La distanza quindi per arrivare ad Odessa era compatibile con un viaggio da tener segreto. Ci sono però due osservazioni da fare in proposito, un pro e una contro.
Da un parte la grande curiosità di Simenon, avrebbe potuto spingerlo a passare quella sorta di cortina di ferro e scoprire come era davvero questo comunismo, che in Occidente era quasi da tutti dipinto come un regime mostruoso, liberticida e affossatore della democrazia. D'altra parte però entrare nell'Urss allora non era come andare in Costa Azzurra. Occorreva essere invitati dallo stato sovietico e ci doveva essere un motivo ben preciso, dei percorsi burocratici rigidi e complessi. Certo, se qui siamo nell'ambito degli spy-games, come sostiene Torno e la sua collega bulgara Stavrova, tutto sarebbe stato possibile. Ma perchè il regime di Stalin avrebbe dovuto invitare il giornalista occidentale che aveva dato voce a quel dissidente di Trotsky, su cui peraltro pendeva un condanna a morte? Forse qualcuno pensava di poter sapere da Simenon dove si nascondeva Trotsky e/o dove fosse diretto?
E qui un'altra notazione. Simenon aveva moltissime qualità, ma non crediamo affatto che fosse dotato di quello spirito d'avventura e di quel gusto del rischio necessari per andarsi a mettere nelle mani dei russi, visto soprattutto il suo status di "amico di Trotsky", per di più in un epoca in cui, con gran facilità, lì morivano o sparivano misteriosamente milioni di persone. E questo Simenon non poteva non saperlo.
Ma continuiamo con le parole di Torno del 2006.
"... È inevitabile, a questo punto, sapere su quali documenti si basano tali affermazioni. Bene: nell'archivio dell'ex-Kgb della regione di Odessa (ora Ucraina, la responsabile è Anna Poltoratzkaja) c'è appunto un fascicolo dedicato a Simenon. Vi sono i tre viaggi con molti particolari. Nel 1933 si ricorda, tra l' altro, che scese all'Hotel Londra... che i servizi segreti... gli misero "a disposizione un'automobile di lusso", una Lincoln per l'esattezza. Nei giorni di permanenza, Georges incontra più volte Sonia, da lui definita "il mio angelo custode", registrata nell'archivio come spia. Parte poi per Batumi, la città in cui fece carriera politica Stalin e nella quale vivevano allora numerosi suoi sodali, a bordo della nave russa Gruzia...".
Poi Torno continua con la sua dimostrazione, prendendo a testimonianza i ricordi della prima moglie di Simenon, Tigy, che fece quel viaggio con lui e che lo cita nel suo libro Souvenir (Gallimard -2004). In realtà è una testimonianza che dice ben poco visto che dedica a tutto quel tour e ai relativi avvenimenti appena sette righe... (e per inciso l'intervista a Trotsky fu realizzata alla fine del tour eon all'inizio)
E il viaggio del 1965? L'articolista non porta nessuna prova, non cita nemmeno la prolifica Stavrova. A quell'epoca Simenon, dopo dieci anni d'America, era tornato in Europa e viveva in Svizzera nella sua villa di Epalinges, nei pressi di Losanna. Era ormai separato dalla seconda moglie, Denyse, terminava in quell'anno il romanzo Le Petit Saint, si apprestava ad andare in Olanda dove era stata eretta una statua in suo onore, con un'inaugurazione alla presenza di molti degli attori che in tutto il mondo avevano interpretato Maigret in varie serie televisive. Nelle biografie di Assouline, di Marnham non cè traccia di tale viaggio. In quella di Eskin, si cita una crociera di famiglia nel 1965 (Simenon, la moglie Denyse e figli) per visitare Sicilia, Grecia e Turchia. Ma grazie al ricco apparato di note del curatore Gianni da Campo, apprendiamo che si tratta di un viaggio tra il 23 luglio e il 7 agosto (sul Franca C.) tappe: Venezia-Napoli-Sicilia-Atene-Instanbul-Odessa-Soci). Qui c'è quindi la conferma del viaggio ad Odessa... ma non sembra proprio una missione "in incognito"... oppure la famiglia potrebbe essere stata usata come diversivo?
E nel '78? Simenon ha 75 anni ed è molto provato. E' l'anno in cui a maggio si è suicidata la sua unica figlia, Marie-Jo, da anni lo scrittore aveva smesso di scrivere, è malato (si era rotto il collo del femore nel '74) e stanco. Non solo è improbabile che si sia sobbarcato un viaggio da Losanna a Odessa. E poi nessun biografo ne fà il minimo cenno...
Bastano le annotazoni in un archivio del KGB di oltre trentacinque anni fa' per rendere credibile questa storia?
Torno, continua e cita anche dei regali che Simenon avrebbe fatto a Odessa (a chi? al sindaco, al commissario politico, al rettore dell'Università?...): libri con dediche e una pipa. E su questa pipa regalata si sviluppa un'altra storia. Perchè?
Era una pipa russa, fabbricata a Sanpietroburgo, allora ancora Stalingrado, che però in un biglietto d'accompagnamento scritto da Simenon viene definita la pipa di Maigret... Ma questo potrebbe appartenere solo a quel apparato di convenevoli che si approntano in queste occasioni.
Quello che è interessante, afferma Torno, ma senza svelarci la fonte, è che quella pipa non era un oggetto comune. Era stata infatti realizzata dal "maestro Aleksej Borisovic Fëdorov", a detta sua, il miglior mastro pipaio che l'Unione Sovietica abbia potuto vantare. Fonti anonime confermerebbero che è una pipa preziosa, costruita per conto del Comitato centrale del Pcus di Leningrado, destinate a Stalin, probabimente una per lui e le altre due per dei regali. Ma non regali qualsiasi. Infatti il mastro pipaio russo ci racconta Torno "... Aleksej Borisovic Fëdorov, che conformava le creazioni al viso del fumatore, chiese almeno la fotografia dei destinatari. Uno - della cui pipa si sono perse le tracce - dovette essere un membro del Politburo; l'altro il maestro Aleksej lo riconobbe quando una funzionaria del Kgb, Lora Schreiber, gli portò la foto: era Simenon...".
La pipa fu dunque regalata da Stalin a Simenon. E perchè? Forse che i due si conoscevano... oltre che di fama?. A questo punto Armando Torno va al Museo di Stato di Storia di Mosca, nella Piazza Rossa, dove oltre al guardaroba competo di Stalin c'è la "pipa gemella". Va lì per incontrare il professor Viktor Gajduk (docente all' Università, già membro dell' Accademia delle Scienze dell' Urss).
Gajduk che all'Archivio di Stato Russo per la Storia Sociale aveva trovato "... una serie di documenti inediti contenenti i giudizi di Stalin sui film stranieri, che si faceva proiettare privatamente al Cremlino. Qui possiamo citare per esteso la fonte, dal momento che tra qualche mese tali carte saranno edite. È: «Fondo Stalin» 558, fascicolo 11, documento 828, pagine 57-60. Contiene parole di ammirazione del dittatore per il metodo di Simenon. Furono probabilmente le prime, proferite durante la proiezione del 7 novembre 1934: si trattava del film, tratto da Maigret, La tête d' un homme (Francia 1933, regia di Julien Duvivier)....".
Una segreta passione del Dittatore per il metodo Simenon?... ma forse voleva intendere il metodo Maigret... Che questo possa essere il motivo di un omaggio (la pipa), ci potrebbe anche stare, ma che questo giustifichi viaggi e/o incontri segreti a Odessa (ma con chi poi?) ci sembra molto più inverosmile.
Ma Torno non demorde. E apre un'altra strada che parte da una corrispondenza "... conservata all'Archivio Centrale per la Letteratura di Mosca, tra Simenon e Tatiana Leshenko-Sukhomlina, spia e traduttrice. Una donna che ebbe almeno una decina di matrimoni, con miliardari americani, artisti, giornalisti et similia. Di certo si infilò nel letto di Braque, di Picasso, di Cocteau, del ricchissimo magnate filocomunista Hammer, di uno zio di Churchill (sir Lesly) e, naturalmente, del padre di Maigret....".
E cosa si trova in questo carteggio che salta fuori ancora dagli archivi sovietici?
Altre strabilanti scoperte: Simenon sapeva il russo!
Come se questo fosse un tassello che completa il puzzle fin ora costruito. Di certo qualche parola russa o slava Simenon poteva saperla, visto che da ragazzino, a Bruxelles, viveva in una casa di cui la madre, per ragioni economiche, affittava stanze a studenti stranieri che provenivano spesso dall'est. E si sa, a quell'età i ragazzini sono come spugne, e può darsi che qualche parola, qualche frase gli fosse rimasta impressa anche da adulto. Ma da qui a dimostrare che sapesse parlare in russo...
Armando Torno finisce la sua indagine, che comunque dobbiamo riconoscere alla fine articolata e approfondita, anche se a noi pare non sempre attendibile,  citando gli articoli di una rivista russo-americana, Vestnik, su cui nel luglio 2003 (quindi a quattordici anni dalla scomparsa di Simenon) era pubblicato un articolo di un famoso slavista, Edward Rosentahl, che aveva conosciuto il romanziere e che tra l'altro riferiva di un presunta stima dello scrittore per il mondo comunista e sovietico... mah!
Anche qui, che Simenon fosse anticapitalista è indubbio, almeno nella tarda età, ma comunsta... Lui dice, anzi scrive in uno dei suoi Dictées (De la cave au grenier - 1975) "...Io sono anticapitalista e non me ne vergogno. E credo di averlo già detto...".
Ma molti interrogativi rimangono senza risposta...

• La corrispondenza da Mosca: Armando Torno - Spunta l'indizio di una pipa nel giallo russo di Simenon - Corriere della Sera - 11/01/2006

giovedì 6 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. RIVOLUZIONARIO IN UN SECOLO RIVOLUZIONARIO?

Conservatore. Questo è il primo appellativo che potrebbe venir in mente pensando a Simenon, non tanto nella sua concezione politica (il romanziere non si è mai occupato attivamente di politica, anzi più volte ha avuto modo di affermare la sua scarsa considerazione della politica e di chi la praticava). Conservatore forse nella sua visione sociale o nel suo modo di vivere? Eppure un giudizio del genere rischerebbe di non essere del tutto veritiero, oltre che parzialmente ingeneroso.
Intanto va considerato che Simenon ha vissuto nel secolo delle rivoluzioni. Tra le altre potremmo ricordare per le arti figurative, l'astrattismo, il cubismo e il futurismo. Oppure la dodecafonia e il jazz nel campo musicale. Ma anche nel settore delle scienze sociali, l'affacciarsi di discipline come la psicoanalisi e la sociologia. E ovviamante la politica. Le tesi marxiste del secolo precedente trovano applicazione nel sociale e quindi assistiamo a rivoluzioni come quella comunista nella Russia nei primi del secolo, ma nel '900 vanno ricordate anche le contestazioni giovanili della metà degli anni '60, partite da Berkley negli Usa e che, traversando l'oceano, sbarcarono nel '68 a Parigi propagandosi poi in tutta l'Europa occidentale.
In un secolo così movimentato, crediamo che Simenon cercasse di crearsi un proprio spazio in cui praticare in santa pace la passione per la scrittura, vivere al sicuro con la famiglia, e perpetrare  le proprie abitudini e il consueto standard di vita. Beh da questo punto di vista possiamo considerarlo un conservatore... E, siccome non esiste un'oasi felice, questo potrebbe essere motivo che concorre a spiegare il suo continuo peregrinare da un posto all'altro, alla ricerca, appunto, del luogo pù adatto alla propria traquillità, alla conservazione delle proprie abitudini e dei propri canoni di vita. Come quando nel '32 lasciò Parigi per la Vandea, nel '45 la Francia per gli Stati Uniti, nel '55 gli Usa per la Svizzera.
Ma attenzione da altri punti di vista, il romanziere non era certo un conservatore... Le sue abitudini sessuali, ad esempio. Eppure era nato e cresciuto in una famiglia protestante dove una madre bacchettona e rigida non avrebbe mai nemmeno concepito l'esuberante vita sessuale che Simenon praticò nella sua vita.
Dal punto di vista letterario, quando ancora non era famoso, si buttò nell'avventura Maigret, cosa che tutti gli editori gli sconsigliavano. Puntò tutto su un personaggio che sovvertiva ogni regola dei polizieschi di successo, mettendo in scena un funzionario statale, né giovane, né fascinoso, un borghese sposato, di mezz'età.
Ma anche la sua convinzione "comprendere e non giudicare" messa in bocca al suo commissario, è a ben pensarci più rivoluzionaria di quel che sembrerebbe a prima vista. Anche perchè da questa deriva la sua concezione di giustizia, dove a suo avviso i magistrati non avevrebbero preparazione e strumenti per giudicare gli imputati. Arrivò infatti a ipotizzare che nei tribunali al posto dei giudici dovessero sedere gli psichiatri o gli psicanalisti! Altro che conservatore!
Abbiamo toccato alcuni punti, più evidenti e di maggiore visibilità, ma la questione di un Simenon conservatore o progressista, se non proprio rivoluzionario, andrebbe sviscerata con maggior respiro e approfondendo di più.
Ma per quanto atipco, quotidiano e monotematico, Simenon-Simenon rimane un blog i cui post debbono avere una serie di requisiti: essere leggibili, sintetici, interessanti, orginali, comprensibili a tutti....
Noi ci proviamo.

mercoledì 5 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. UN COMMISSARIO FRANCESE A BARCELLONA

Vogliano segnalare che In questa settimana a Barcellona si sta svolgendo la "Semana de Novela Negra de Barcelona 2014" (30 gennaio - 8 febbraio) che é iniziata con un omaggio a Simenon proprio all'inaugurazione, con due appuntamenti: l'incontro "Si més no, Simenon. Mecanografía y radiografia negras    en  Georges Simenon"  e  la conferenza "Simenon, el narrador de historias". 
Il tutto si è svolto nella biblioteca Jaume Fuster dove per altro è stata allestita una mostra Cuando menos, Simenon che aprirà i battenti alla fine del mese e resterà aperta fino a maggio.
La Semana de Novela Negra de Barcelona BCNegra 2014 homenajea así al autor belga.

Ver más en: http://www.20minutos.es/noticia/2047945/0/cartas-ineditas-simenon/exposicion/bcnegra-libros/#xtor=AD-15&xts=467263
La Semana de Novela Negra de Barcelona BCNegra 2014 homenajea así al autor belga.

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La Semana de Novela Negra de Barcelona BCNegra 2014 homenajea así al autor belga.

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La Semana de Novela Negra de Barcelona BCNegra 2014 homenajea así al autor belga.

Ver más en: http://www.20minutos.es/noticia/2047945/0/cartas-ineditas-simenon/exposicion/bcnegra-libros/#xtor=AD-15&xts=467263
Nell'esposizione sono state mostrate anche alcune lettere inedite, tratte da un carteggio tra Georges Simenon e il suo primo editore spagnolo, Ferran Canyameres, che stipulò il contratto con il romanzioere in Francia, nel castello de La Richardière a Marsilly, presso  La Rochelle, dove scrittore  si era sistemato fin dall'aprile del 1932.

martedì 4 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. GELOSIA DEL ROMAZIERE PER MAIGRET?

In merito al post di ieri, sul lancio di Maigret, vorrei sottoporre due osservazioni. Innanzitutto Simenon al momento de le Bal Anthropométrique probabilmente cercava soprattutto di far conoscere sè stesso, farsi un nome, ma non far conoscere alla stessa maniera il suo personaggio. Poi le cose vanno come vanno e si può dire che è stata la notorietà di Maigret che ha "trainato" quella di Simenon e forse proprio per questo il romanziere finì per trovare ingombrante questo personaggio che "gli rubava la scena"... Si può addirittura immaginare un po' di gelosia nei suoi confronti...
E, in seconda istanza, il successo immedato delle inchieste del commissaro Maigret testimonia in tutti i casi un fatto: è il lettore ha (quasi) sempre ragione nelle proprie scelte in rapporto alla critica letteraria. Insomma i lettori del 1931 non non si sono fatti influenzare dagli articoli dei giornali per formarsi una propria opinione. Già, perché se dopo quelle acide recesioni, la gente si fosse convinta che quel Bal Anthropométrique non era altro che un
colpo di scena che andava dimenticato, può essere che Maigret (e Simenon...)
avrebbe visto la sua carriera letteraria sbriciolarsi... Fortunamente la qualità dei testi di Simenon fece sì che i lettori comprendessero lo straordinario fascino di questo personaggio fuori delle regole... Ma se i testi fossero stati mediocri, non ci sarebbe stato nessun exploit mediatico tipo Bal Anthropométrique che avrebbe potuto salvarlo... Insomma: a febbraio, la Boule Blanche per farsi conoscere da tutta Parigi e per mettersi in mostra e provare al mondo che tutto questo per Maigret valeva la pena. Murielle Wenger

lunedì 3 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. PRIMA E DOPO LE BAL ANTHROPOMETRIQUE... E MAIGRET?

Venerdi 20 febbraio 1931. Ore 24.00, boite martiniquaise de La Boule Blanche, 33 rue Vavin. Luogo, giorno e ora della nascita pubblica del personaggio del "commissario Maigret".
Simenon ha vinto la sua personale battaglia con vari editori che gli avevano rifutato perfino l'dea di pubblicare quel Maigret che mancava di tutti i requisiti come personaggio che potesse avere successo tra gli appassionati di quel genere. Di mezz'età, grasso, grigio funzionario statale, sposato con una casalinga e di orgini campagnole...non se ne parlava nemmeno.
La risposta era sempre la stessa. Non poteva funzionare.
Come ultima spiaggia, Simenon si rivolge all'editore con cui al momento lavora di più nell'abito della letteratura popolare, soprattutto con romanzi brevi, Arthème Fayard. Con lui però la musica non cambia. Anche lui non crede nell'originalità del personaggio, concorda con i suoi colleghi editori sulle inesistenti possibilità di successo e cerca di scoraggiare quell'autore che, peraltro, lo fa guadagnare molto bene con la sua iper-produzione di romanzetti popolari.
E' ormai storia che la testardaggine di Simenon, strapperà a Fayard un sì e riescirà addirittura ad organizzare una presentazione come desiderava. Non una grigia conferenza stampa per quattro giornalisti delle pagine letterarie dei quotidiani, ma una grande festa per tutta la Parigi che conta, evento di cui i grandi settimanali dovevano parlare in termini entusiastici.
Fino al 19 febbraio esistevano quella ventina di pseudonimi con cui erano pubblicati innumerevoli romanzi di letteratura popolare, dal 21 febbraio la gente imparò a conoscere un solo nome, Georges Simenon, che difficilmente avrebbe poi potuto dimenticare.
I giornali dell'epoca commentarono in modo differente il lancio e questo originale romanzo poliziesco seriale.
Prima della fatidica serata L'oeil du Paris del 14 febbraio informava che si trattava de "... l'enigmatico Simenon non è altro che uno scrittore - quelli dei romanzi popolari sui giornali - che s'è fatto conoscere in questo genere con il nome di Georges Sim...". L'articolista conclude questa presentazione rispolverando la vecchia storia del romanzo scritto nella gabbia di vetro "... fu solo grazie all'indignazione che il progetto provocò nel mondo delle lettere, che vi rinunciò. Oggi ha trovato di nuovo il modo di abbindolare i propri ingenui lettori..." dimostrando uno sprezzante giudizio abbastanza rappresentivo di quello in genere diffuso tra la critica letteraria. Anche dal più famoso, e non meno "impegnato", Canard Enchainé, giunsero nei giorni dopo critiche feroci. Arrivò ad affermare che se le Bal Anthropométrique non avesse avuto successo, Simenon sarebbe stato capace di fare il giro del bacino delle Tuileries, camminando sulle mani e scrivendo allo stesso tempo un romanzo.
"Le Bal Anthropométrique, cette nuit, a remis à la mode 'L'apache' parisien.
Questo il titolo dedicato da Paris-midi del 21 febbraio. Come si vede nessun accenno al lancio letterario. Nemmeno nel sommario che era quasi un sottotitolo: "Mille personalità in un fazzoletto". Scorrendo l'articolo occorre leggere una trentina di righe per sapere che tutta quella mondanità era stata messa su per presentare una nuova serie di romanzi polizieschi.
Un'altra celebre testata Le Candide, del 26 febbraio, titola "M.Gallet, décédé, riceve...". Sovrattitolo: "Une nuit bien parisienne".
Anche in questo caso, come su Paris-Midi, gran parte dell'articolo è un cronaca mondana della serata, anche se qui nel titolo e già nelle prime righe si parla della presentazione dei primi due titoli di questa nuova serie poliziesca (M.Gallet décédé  e Le Pendu de Saint-Pholien).
La cosa curiosa che nessuno, nel bene o nel male parla del commissario Maigret.
La notizia è l'evento mondano, poi il nome nuovo (la firma George Simenon è un esordio) poi il fatto che si tratta di una serie poliziesca. Ma tutto finisce qui.
Questo anche perchè i primi editi da Fayard, non avevano il nome di Maigret nei loro titoli. Si potrebbe parlare di "effetto boomerang"... si fa di tutto per uscire dai canoni della comunicazione letteraria e ci si riesce così bene che alla fine nessuno parla del protagonista principale, quello che da spessore e originalità alla serie e che ne sarà l'elemento di successo?
Potrebbe essere vista com una defaillance nella strategia di marketing che Simenon aveva in testa. Ma poi, siccome sono i risultati che contano, e visto soprattutto il successo immediato... aveva ancora ragione lui.

domenica 2 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET INDAGA... MA CHE MESE E'? /2

(segue da ieri) - Continuiamo con la seconda parte dell'indagine di Murielle Wenger che esamina i titoli di Maigret per determinare i mesi in cui si svolgono le indagini. Questa seconda è la parte più difficile. E' quella in cui il mese non è menzionato in nessuna parte del romanzo e quindi la nostra Murielle ha dovuto tirar fuori tutte le sue doti di investigatrice per dedurre dai dettagli e da certi particolari di che mese si tratta. Buona lettura, dunque, e osservate bene l'interessante grafico che scaturisce da questa ricerca... ovviamente anche questo by Murielle.

 
L'ombra cinese - All'inizio del romanzo, l'autore descrive Place des Vosges , con gli "...alberi senza foglie...", che può indicare sia un tardo autunno che l'inizio dell'inverno. Un po' più avanti, sempre in questo capitolo, il portiere dice a Maigret : "Siamo al 30 ... ". Ma il 30 di quale mese? Nel secondo capitolo, il Direttore dei Laboratori spiega che si tratta "... di un giorno prima della scadenza..." e infine, nel quarto capitolo, Maigret apprende che un certo personaggio era andato in banca, come era sua consuetudine, alla vigilia della fine di ogni mese. Se il 30 è un giorno prima di fine mese, potremmo essere nel mese di ottobre che ha 31 giorni. C'è un altro indizio va nella stessa direzione: nel nono capitolo, quando Maigret assiste al funerale di Couchet, Simenon descrive " ... era freddo. Un tempo di Toussaint... " (cioè Ognissanti, quindi ai primi di novembre, la sepoltura avrà luogo diversi giorni dopo l'inizio dell'indagine) . Dobbiamo arrivare al decimo e penultimo capitolo per scovare un altro indizio, che supporta con decisione l'ipotesi di "ottobre". E' il documento che Maigret strappa dalla mano della signora Martin, in cui vi è scritto: "... consultazione del 18 novembre...".
Resta inteso che la signora Martin è andata a consultare gli avvocati, a proposito dell'eredità del Couche, dopo la morte di suo figlio Ruggero. Questo ci permette di dedurre che l'azione inizia 30 ottobre e prosegue nel mese di novembre.

Maigret a New York - E' un romanzo in cui è più difficile determinare il mese, perché le informazioni nel testo sono vaghe. Comunque, apprendiamo nel quarto capitolo che il vecchio Angelino trascorreva le sue giornate invernali seduto su una sedia nel negozio di suo figlio e camminava con una sciarpa, ma senza un cappotto invernale. Possiamo quindi dedurre che questa volta l'indagine si svolga in inverno. Tuttavia, nel settimo capitolo, Maigret è svegliato da un "sole
veramente primaverile" e nel nono capitolo, quando chiede al telefono a Daumale se c'è sole in Francia, quello risponde, "... La primavera è precoce qui in Francia...". Domanda: tardo inverno o inizio primavera? Penso che possiamo ipotizzare, senza troppo margine  d'errore, che la vicenda debba svolgersi nel mese di febbraio. In altri romanzi Simenon descrive spesso febbraio come un mese di transizione tra la fine dell'inverno e l' l'annuncio della primavera (ecco l'esempio di due romanzi che si svolgono nel mese di febbraio: "Les caves du Majestic": "...C'era il sole sul molo, un piccolo assaggio di primavera nell'aria..." . E poi "Maigret et son mort": "... era febbraio. il tempo era mite, soleggiato, a volte con una soffice nuvola di nevischio che inumidiva il cielo. [ ... ] le strade cominciavano a sentire la primavera..." ).

Maigret dal Coroner - Secondo le indicazioni del testo, l'indagine avviene chiaramente in estate, ma in che mese? Due indizi ci possono aiutare a determinarlo: primo, durante il processo si è chiesto ai soldati accusati di raccontare ciò che è accaduto la sera del 27 luglio. Il processo - e quindi l'inchiesta di Maigret - è quindi precedente a tale data. Tuttavia, un secondo indice ci permetterà di indentificare un intervallo approssimativo: nel terzo capitolo si dice che gli affari correnti sono trattati durante la sospensione di una seduta, tra le altre cose, una questione di assegni scoperti viene rimandata per il 7 agosto. E' evidente che l'inchiesta del coroner ha luogo diversi giorni dopo la morte di Bessy Mitchell (27 luglio), perché nel frattempo ci sarà voluto un po' di tempo per le indagini. Possiamo quindi supporre che l'inchiesta di Maigret avvenga ai primi di agosto.


Maigret Picratt - In questo romanzo è molto difficile determinare il mese del sondaggio, perché gli indici sono praticamente assenti dal testo. Sappiamo che è inverno fà freddo, piove e nevica. Si è appreso che la cuoca Moncoeur Rosalie ha visto poche settimane prima, cioè "nel mezzo dell'inverno", Oscar Latérade". Supponendo che febbraio di solito nei romanzi di Simenon è descritto come un mese di bel tempo e come il presagio della primavera, neve e pioggia indicano che questo romanzo si svolge a dicembre o addirittura a gennaio. 

Maigret in affitto - Maigret a scuola - Maigret e il ministro -  In questi romanzi, non c'è specificato nel testo nessun mese, ma siccome l'autore ci dà diversi informazioni sui primi segni della primavera, come succede, con descrizioni simili, in altri romanzi, si avvalora l'ipotesi che l'inchiesta è in corso a marzo. 

• Maigret e la spilungona -  All'inizio del romanzo, il testo ci racconta del caldo che fà a Parigi, dove aleggia una "atmosfera di vacanza". D'altronde l'ispettore Javier è già tornato dalle sue vacanze, prese nel mese di giugno, l'inchiesta quindi e deve presumibilmente svolgersi o a luglio o ad agosto. Nel testo non c'è nessun'altra indicazione abbastanza precisa per indicarci di quale di questi due mesi s tratti .

Maigret e la brava gente - L'autore non  specifica il mese in cui si svolge la vicenda, ma comunque insiste ripetutamente sul fatto che si tratti del periodo in cui vanno terminando le vacanze estive. Alcune frasi farebbero pensare alla fine di agosto: "...Se molti parigini erano tornati, altri erano invece in partenza..." , "Parigi ha continuato a sentire l'atmosfera delle vacanze... ". E ancora "...un quarto dei parigini erano ancora in vacanza sulle spiagge o nelle campagne... ". Altri indizi invece fanno propendere di più per i primi di settembre: "... Parigi non era più vuota come ad agosto..." oppure "...Maigret e Lapointe attraversavano tutto il Jardin du Luxembourg e gli studenti sulle panchine di ferro, erano immersi nello studio dei loro corsi...". Lemoine e altri studiosi propendono quindi per un'inchiesta che si svolga all'inizio di settembre, ma io, da parte mia, lascerei aperto il dubbio tra la fine agosto e l'inizio settembre.
E, una volta considerato tutto questo, possiamo tradurre il tutto in un originale grafico, una sorta di calendario delle indagini di Maigret !