giovedì 6 febbraio 2014

SIMENON SIMENON. RIVOLUZIONARIO IN UN SECOLO RIVOLUZIONARIO?

Conservatore. Questo è il primo appellativo che potrebbe venir in mente pensando a Simenon, non tanto nella sua concezione politica (il romanziere non si è mai occupato attivamente di politica, anzi più volte ha avuto modo di affermare la sua scarsa considerazione della politica e di chi la praticava). Conservatore forse nella sua visione sociale o nel suo modo di vivere? Eppure un giudizio del genere rischerebbe di non essere del tutto veritiero, oltre che parzialmente ingeneroso.
Intanto va considerato che Simenon ha vissuto nel secolo delle rivoluzioni. Tra le altre potremmo ricordare per le arti figurative, l'astrattismo, il cubismo e il futurismo. Oppure la dodecafonia e il jazz nel campo musicale. Ma anche nel settore delle scienze sociali, l'affacciarsi di discipline come la psicoanalisi e la sociologia. E ovviamante la politica. Le tesi marxiste del secolo precedente trovano applicazione nel sociale e quindi assistiamo a rivoluzioni come quella comunista nella Russia nei primi del secolo, ma nel '900 vanno ricordate anche le contestazioni giovanili della metà degli anni '60, partite da Berkley negli Usa e che, traversando l'oceano, sbarcarono nel '68 a Parigi propagandosi poi in tutta l'Europa occidentale.
In un secolo così movimentato, crediamo che Simenon cercasse di crearsi un proprio spazio in cui praticare in santa pace la passione per la scrittura, vivere al sicuro con la famiglia, e perpetrare  le proprie abitudini e il consueto standard di vita. Beh da questo punto di vista possiamo considerarlo un conservatore... E, siccome non esiste un'oasi felice, questo potrebbe essere motivo che concorre a spiegare il suo continuo peregrinare da un posto all'altro, alla ricerca, appunto, del luogo pù adatto alla propria traquillità, alla conservazione delle proprie abitudini e dei propri canoni di vita. Come quando nel '32 lasciò Parigi per la Vandea, nel '45 la Francia per gli Stati Uniti, nel '55 gli Usa per la Svizzera.
Ma attenzione da altri punti di vista, il romanziere non era certo un conservatore... Le sue abitudini sessuali, ad esempio. Eppure era nato e cresciuto in una famiglia protestante dove una madre bacchettona e rigida non avrebbe mai nemmeno concepito l'esuberante vita sessuale che Simenon praticò nella sua vita.
Dal punto di vista letterario, quando ancora non era famoso, si buttò nell'avventura Maigret, cosa che tutti gli editori gli sconsigliavano. Puntò tutto su un personaggio che sovvertiva ogni regola dei polizieschi di successo, mettendo in scena un funzionario statale, né giovane, né fascinoso, un borghese sposato, di mezz'età.
Ma anche la sua convinzione "comprendere e non giudicare" messa in bocca al suo commissario, è a ben pensarci più rivoluzionaria di quel che sembrerebbe a prima vista. Anche perchè da questa deriva la sua concezione di giustizia, dove a suo avviso i magistrati non avevrebbero preparazione e strumenti per giudicare gli imputati. Arrivò infatti a ipotizzare che nei tribunali al posto dei giudici dovessero sedere gli psichiatri o gli psicanalisti! Altro che conservatore!
Abbiamo toccato alcuni punti, più evidenti e di maggiore visibilità, ma la questione di un Simenon conservatore o progressista, se non proprio rivoluzionario, andrebbe sviscerata con maggior respiro e approfondendo di più.
Ma per quanto atipco, quotidiano e monotematico, Simenon-Simenon rimane un blog i cui post debbono avere una serie di requisiti: essere leggibili, sintetici, interessanti, orginali, comprensibili a tutti....
Noi ci proviamo.

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