lunedì 17 gennaio 2011

SIMENON. IL TRIONFALE RITORNO IN EUROPA

Trionfale. E' il termine appropriato. Quando nel febbraio del '54 annucia alla moglie Denyse che arebbero lasciato l'America, lei gli chiede se sarà un viaggio lungo e lui le risponde "Per sempre". La decisone é presa e il mese dopo sono imbarcati sul transatlatico Ile de France. Si ripete un po' quello che era successo un paio di anni prima. Anche allora sbarcarono in Francia a Le Havre. Sulla banchina del porto decine di giornalisti e fotografi lo attendevano. Appena lo vedono si accalcano ai piedi della passerella. Simenon è costretto ad improvvisare una specie di conferenza stampa nel salone del porto per rispondere alle domande dei cronisti. Dietro una piccola folla che scandisce ripetutamente il suo nome "Si-me-non, Si-me-non, Si-me-non... Poi tra i flash, i giornalisti che vogliono fare ancora domande e la folla che li costringe a farsi largo a fatica, riescono a prendere il treno per Parigi.  E non è finita. Alla stazione di Saint-Lazare altra gente, tra cui Sven Nielsen, il suo editore e alcuni di quelli precedenti come Gallimard e Fayard. All'Hotel Claridge, quello che  dà su gli Champs Elysées, dove sono scesi, il suo editore gli ha preparato un un incontro a sorpresa  con un centinaio di persone della parigi della cultura e dello spettacolo: da Marcel Pagnol a Fernandel, da Jean Cocteau a Pierre Lazareff,  da Jean Gabin ad Achard. E poi c'è anche la radio che trasmette dal Claridge interviste e commenti. E tra interviste radiofoniche, cene e ricevimenti organizzati per Simenon passano i primi due giorni, con una Denyse che manifesta delle crisi di inferiorità nei confronti del marito che tutti cercano e tutti vogliono e della sua popolarità che lì, nella vecchia Europa, é molto più tangibile che in America.
Nel '54 arriva la decisone definitiva. Con l'America Simenon ha chiuso. Ormai é consapevole che il suo il ritorno "in patria" sarà molto ben accetto. Sa che il mondo della cultura francese si sente come se un pezzo prezioso mancasse alla propria collezione, da molto, troppo tempo. Anche perchè nei dieci anni americani la fama e l'autorevolezza di Simenon è cresciuta non poco.  Ma questa volta anche se si tratterà di un rientro vero, si svolgerà quasi in incognito, senza comunicati ufficiai alla stampa. Sbarca sempre a Le Havre con al seguito una Dodge station wagon, dove carica famiglia e 17 bauli di bagaglio, ma stavolta senza clamori o mondanità raggiunge Parigi.
Ma perché Simenon lascia gli Stati Uniti? Secondo Pierre Assouline è per fuggire da una situazione che ormai vedeva il rapporto con la seconda moglie deteriorarsi, ed un uomo come lui, cui piaceva essere vincente, è diponibile a qualsiasi mossa pur di nascondere i propri fallimenti. Così, a sé e agli altri, questo clamoroso rientro in Francia, improvviso e inaspettato provocava un forte elemento di distrazione dai problemi della coppia.
Simenon invece racconta che ad un certo punto, come gli era capitato altre volte nella vita, si era sentito estraneo a quell'ambiente che l'aveva accolto per dieci anni. Via. La decisione, forse covata nella sua mente, forse nel suo subconscio da tempo, viene allo scoperto così all'improvviso e altrettanto improvvisa è la decisione. Ma quando cerca di darsi una risposta, in Mémoires intimes, Simenon scrive  "Perchè partire?",  "Non lo so", "Per dove?",  "Lo ignoro". "Credo che il mio destino sia di andare sempre in cerca di qualcosa. Ma di che cosa?".

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