domenica 9 gennaio 2011

SIMENON, PAURA DI MORIRE O FIUTO PER LA COMUNICAZIONE?

Siamo nel giugno del 1940. Simenon con tutta la famiglia si trova nella fattoria di Pont Neuf, nella foresta di Mervent-Vouvant al centro della Francia, in un zona boscosa e scarsamente popolata, insomma una zona fuori mano, adatta a non farsi notare nell'anno in cui la Francia capitola, firma l'armistizio e quando si insedia il governo di Vichy capeggiato da Pétain. Simenon giocando con il figlio Marc nel bosco subisce un forte trauma al petto e quindi decide di fare una visita di controllo.Il medico che gli effettua la radiografia,sentenzia che Simenon è affetto da una patologia cardiaca che gli darà circa due anni di vita. Questo medico di Fontenay-Le-Comte gli ordina di smetterla con l'alcol, il tabacco, la scrittura, gli vieta di fare l'amore... Insomma la morte civile, per un iperattivo come Simenon non ancora quarantenne. il pensiero va subito al padre, ammalatosi a poco più di quarant'anni e morto a quarantaquattro.  Simenon decide di scrivere l'autobiografico Je me souviens. L'intento ufficiale è quello di lasciare quacosa di sè al proprio figlio, ma in realtà è per lui una sorta di bilancio, con la fine che vede appropinquarsi inesorabilmente. Si tratta di una resa "Mi è stato ordinato di evitare qualsiasi sforzo. Io non ho protestato mai - rivendicava Simenon - Come disobbedire al destino?".
E invece tre anni dopo, facendosi visitare dal migliore radiologo di Parigi, come racconta il romanziere in Mémories intimes, viene a sapere che non solo il suo cuore è perfettamente normale, ma anche che il medico di Fontanay-Le-Comte era un gran buffone.
Insomma anni di attesa della morte... Mah, qualcuno non ne è proprio convinto. Anzi è portato a credere che in realtà le cose siano andate in modo diverso e che lo scrittore molto attento anche alla comunicazione in senso lato, abbia sfruttato abilmente l'occasione. Infatti il solito Pierre Assouline, ben informato e sempre alla ricerca di conferme o di smentite ci presenta il fatto sotto un altro aspetto. Tra le due viste passarono in realtà due settimane e non due anni. Ha raccolto la testimonianza di Tigy, allora sua moglie, ma anche quella di Boule. Disse infatti la sua femme de chambre "Dopo quindici giorni aveva ripreso la sua vita normale..." . Insomma ancora un volta Simenon sfrutta tutti gli avvenimenti della sua vita per volgerli in una continua comunicazione sulla sua persona, sulle sue opere, come vedremo farlo per il lancio di Maigret o per la disastrosa fine del suo secondo matrimonio. Simenon sapeva manovrare le leve della comunicazione che riguardava la propria vita, anche quella più privata. Aveva intuito prima di tanti altri l'importanza della propria immagine, non tanto per la promozione del libro, ma per la costruzione della figura dell'autore e della sua visibilità.

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