lunedì 6 maggio 2013

SIMENON, D'ORRICO, LE PAGELLE E UN "10" A VITA

Vogliamo segnalarlo a tutti quelli che se la siano persa. Si tratta della consueta rubrica tenuta da Antonio D'Orrico, "La Pagella" che appare regolarmente sulle pagine del supplemento del Corriere della Sera della domenica, La Lettura. Ogni volta dà un voto ad un libro in classifica. Questa volta il libro votato è La Locanda degi annegati. Il voto assegnato è inconsueto: 10 a vita.
L'articolo s'intitola: Contro i racconti? Leggete Maigret. E si appunta sulla supposta repulsione degli italiani per questo genere letterario. E, se così fosse, per convincerli del contrario, consiglia di leggere questi racconti che Simenon ha scritto con protagonista il suo famoso commissario.
Non staremo qui a riportarvi tutto quello che dice D'Orrico (il link lo trovate qui a fianco nella rassegna stampa).
Ovviamente siamo pienamente d'accordo con lui. Quello che vorremmo far notare ancora una volta é che questi racconti (come anche quelli della prima raccolta "Rue Pigalle") sono stati scritti nel giugno del 1933. Cioè stiamo parlando di ottant'ann fa'. Lo sappiamo che non dobbiamo convincere chi legge Simenon-Simenon della bravura del romanziere. Ciononostante avvertiamo l'esigenza di sottolineare ancora una volta la rarità (e non vogliamo dire l'unicità) di un autore i cui scritti, dopo tanti anni, vanno in classifica anche se come in questo caso è passato quasi un secolo. Potenza del genere poliziesco? Direi di no, visto che mostri sacri, più o meno a lui contemporanei, come Agatha Christie con i suoi pur popolarissimi Poirot e miss Marple, non riesce a far altrettanto. Ma questo vale anche per lo Sherlock Holmes di Conan Doyle, o per il Sam Spade di Hammett o per il Philip Marlowe di Raymond Chandler, i padri del hard boiled. Non sono best-seller e non sono long-seller.
Simenon non solo è tutte e due le cose insieme, ma diremmo ben di più. Era un romanziere con un capacità narrativa capace di andare al nocciolo di problemi umani, gli stessi che ritroviamo assai simili dopo decenni e decenni. E poi il suo stile asciutto, concreto, essenziale, a nostro avviso, ne fà ancora oggi non solo una lettura piacevole, ma un esempio di scrittura tutt'ora molto valida.
Insomma, anche se non ci piace dare pagelle, come non possiamo essere d'accordo con il 10 a vita, di D'Orrico?

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

la frase citata nell'articolo è tratta dalla vecchia signora di bayeux,giusto?