venerdì 26 ottobre 2018

SIMENON SIMENON. IL "NON GIUDICARE" DEL ROMANZIERE E DEL COMMISSARIO

La convinzione di Simenon si riflette sul suo personaggio, ma in quale modo,con quali forme?

SIMENON SIMENON. LE "NE PAS JUGER" DU ROMANCIER ET DU COMMISSAIRE
La conviction de Simenon se reflète dans son personnage, mais de quelle façon, sous quelles formes ?
SIMENON SIMENON. THE “NOT TO JUDGE” OF THE NOVELIST AND THE CHIEF INSPECTOR
Simenon’s conviction reflects in his character, but in what fashion and in what forms?



L'attitudine di Simenon ad osservare, in qualche caso addirittura a "spiare", la gente con i suoi discorsi, le sue interazioni, il suo abbigliamento, il modo di comportarsi, la maniera di reagire... ci riporta l'immagine di attento spettatore di ciò che gli succedeva attorno, quando era a casa, quando viaggiava, oppure se soggiornava in un paese straniero.
Il "non giudicare" dello scrittore vede le sue radici in questa predisposizione a scrutare gli altri, che non è un guardare fine a sé stesso, ma si rivela uno strumento per capire le persone. La sua osservazione è una sorta di esplorazione del prossimo, che tende a scavare sotto la superficie, per comprendere ragioni, meccanismi e stati psicologici che fanno agire le persone. 
Questo evidentemente interessava Simenon: capire perché le cose erano andate in un modo invece che in un altro o perché quella persona avesse assunto un certo comportamento invece di uno differente. Certo il destino poi metteva la sua mano tra le umane cose e le spostava in una direzione o nell'altra, senza una spiegazione, senza un motivo, senza un perché. Ma questo era evidentemente insondabile e quando il caso (chiamatelo pure fato, destino, fatalità, imprevisto, accidente...) ci metteva il naso, era un'altra occasione per astenersi dal giudicare.
Dallo scrittore al personaggio il passo è breve e, questa esigenza di capire, Simenon la trasmette in toto al suo Maigret.
Anche il massiccio commissario quando è sul luogo del delitto o al cospetto del sospettato di turno, oltre a non avere preconcetti (infatti risponde spesso: "Non penso niente") rimane taciturno. Osserva, ascolta, ma per il momento non elabora. E' come se registrasse e filmasse tutto (Simenon dice che s'impregna dell'ambiente circostante), poi verrà l'intuizione (sempre l'autore ha più volte affermato "Maigret non è intelligente, è intuitivo"). Ma quando la comprensione del caso è ormai maturata, il commissario non se la sente di giudicare, a causa di una sorta di empatia con il colpevole, perché si rende che non sempre è del tutto responsabile... forse torniamo a quella mano del destino che nei romans durs fa oltrepassare i protagonisti la famosa "linea" e li spinge in fondo al loro destino e qui li mette sulla strada del delitto. 
"... Caro giudice, se vedesse veramente cosa c'é nel cuore degli uomini, rimarrebbe con un palmo di naso - fa dire Simenon al suo Maigret - Perché un poliziotto può mettere le manette ai polsi di un assassina e nello stesso tempo di provare una grande compassione per lei, persino simpatia...
E così il "comprendere e non giudicare" ha la sua piena applicazione nei romanzi come nelle inchieste del commissario. Anzi Maigret si spinge ancora più in là perché, qualche volta si intromette tra la mano del destino e quella della giustizia e forza un po' le cose per "ripararle"... anche se si tratta del destino.
"... È stato in uno di miei Maigret che ho coniato l'espressione "riparatore dei destini" -spiega lo scrittore - attribuendo al mio commissario la stessa confusa aspirazione che nutrivo io..."
"Confusa aspirazione", così la chiama Simenon, forse perché consapevole di quanto nel mondo del commissario Maigret questo sogno fosse possibile, ma nella realtà che lui raccontava nei romans, non certo realizzabile. (m.t.) 

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