venerdì 1 luglio 2011

SIMENON. DENYSE IL DECLINO E LA SEPARAZIONE

1950. Ora Denyse non è solo ufficialmente madame Simenon, ma anche madre di suo secondo figlio e con un ruolo maggiore nel lavoro del marito, molto aldilà delle semplici mansioni di segretaria.
Accompagna il marito in uno dei suoi viaggi in Francia, nel marzo del 1952. Qui Simenon viene accolto trionfalmente dai media e dal mondo degli intellettuali, giornalisi e fotografi lo inseguono, si tengono ricevimenti in suo onore conpersonaggi, tra gli altri, del calibro dell'editore Fayard figlio, l'attore Fernandel, il suo grande amico Pierre Lazareff direttore di France-Soir, scrittori come Marcel Pagnol, il suo vecchio editore Gston Gallimard, il regista Hery Decoin e il suo grande amico e grande attore Jean Gabin.
Denyse soffre di questo brillare di Simenon, di essere sempre in secondo piano e in privato le capita anche di piangere anche se in pubblico conserva, come scrisse il giornalista americano Brendan Gill: "...perfettamente il suo ruolo di giovane moglie, defilata, fissando il suo signore e maestro con uno sguardo d'ammirazione e un'aria sottomessa...".
Ma le cose dopo qualche anno cambiano. Sul piano lavorativo Denyse é sempre più invadente, e non sempre per il meglio.
Ad esempio riportiamo l'impressione di Kurt Wolff, l'editore americano di Simenon che ha trattato con lei questioni finanziarie per conto del marito. Condizioni stravaganti, tendenza a monoplizzare le trattative per ore senza trovare una soluzione, fare diventare degli aspetti secondari delle questioni di principio.
Quando i Simenon rinetrano in Europa la situazione peggiora. Il ruolo di Denyse in Svizzera non é così importante come in America. Ora il lavoro é aumentato e la supervisione sui contratti, i rapporti con gli editori, la cessione dei diritti passa ad un vero e proprio ufficio gestito da Joyce Aitken. Questocoincide con un rivolgere verso sè stessa tutta l'attenzione che fino allora Denyse aveva rivolto al marito. Il suo eq uilibrio mentale comincia ad accusare degli alti e bassi, è talvolta vittima di amnesie e la sua propensione all'alcol sta diventando una vera e propria dipendenza. Iniziano anche i primi sintomi di una vera ossessione nei confronti della pulizia, tanto da pulire e disinfettare la stanza in cui erano scesi con il marito, il George V di Parigi! Parallelamente aumenta anche la sua voglia di comandare, di dirigere di essere lei a decidere, ma questa smania di essere indispensabile, infallibile, insostituibile è un traguardo illusorio, e non poterlo raggiungere è fonte di continue frustrazioni. La situazione peggiora e dal '62 Denyse inizierà a frequentare cliniche e case di cura. La prima é Les Rives de Prangines a un trentina di chilometri da Losanna, dove cura le sue nevrosi e il suo etilismo. Quando torna a casa, si trova nella villa d'Epaliges che Simenon ha fatto costruire secondo i propri gusti e a misura delle proprie esigenze. Denyse vi si sente spaesata ed estranea, i suoi comportamenti convincono sempre più  Georges che lei sia scossa da turbe mentali, manie di grandezza, schizofrenia, un'ossesione compulsiva per la pulizia e l'igiene. E purtroppo le sue supposizioni vengono confortate da vari specialisti via via consultati... Ormai Denyse non ha più nessuna attrattiva su di lui e dopo il '64 la situazione precipita. Di lì a poco lei rientrerà in clinica  e dal '66 rimarrà permanentemente nella villa Sans Souci.
Ormai Simenon è definitivamente rassegnato. E d'altronde le parole del dottor Durand che ha seguito il calvario dall'inizio non lasciano dubbi: "...Siamo tutti convinti che nulla potrà risolvere lo stato di vostra moglie... Le abbiamo già annunciato che non c'è più motivo di curarla qui in clinica, ad un condizione però: non potrà vivevere nè con voi, né con i suoi figli, che avrà diritto di vedere bevemente di quando in quando, finchè essi non siano diventati adulti...e...sì, lei ha accettato... Per quanto vi riguarda potreste anche decidere di riprenderla in casa, se aveste voglia di suicidarvi...".
E' la fine. Una pena e una liberazione per Simenon che comunque aveva vissuto con lei momenti esaltanti e di vera passione. Ma ormai c'è l'indiffernza, il rancore e addirittura l'odio. Il desiderio di vendetta  Denyse lo mette in atto pubblicando un libro, scritto con un gosth-writer, Un oiseau pour le chat (1978) che mette in piazza la loro vita, i vizi privati e la presunta crudele condotta di Georges. Il libro non vale granché, ma lo scandalo mediatico parte e si alimenta di mezze verità e falsità. Sua figlia, quella fragile e instabile Marie-Jo che di lì a poco si suiciderà, legge il libro e prega il padre di non rispondere a quelle provocazioni. Lui non lo fa, ma il settimanale Elle pubblica una sua vecchia intervista che, con qualche ritocco, sembra una risposta al libro della moglie. La figlia prediletta da Simenon ne soffre e il suo già compromesso equilibrio, non regge. Dopo una telefonata al padre in cui pretende e ottiene che lui le dica esplicitamente "Ti amo", si suiciderà. Dietro questo tragico suicidio c'è anche un'oscura vicenda tra un periodo e l'altro di degenza della madre. Una situazione incestuosa tra Denyse e Marie-Jo durante una vacanza da cui la figlia uscirà traumatizzata. Ecco come la descrive la ragazza in una registrazione: "Tu mi hai sempre detto, quando avevo unidici anni, che non sarei stata più capace, non sarei stata mai capace nella mia vita di essere una vera femmina davanti ad un uomo, perché conserverò sempre la tua immagine,l'imagine del tuo sesso aperto davanti a me, davanti ai miei occhi, l'immagine delle tue dita che che cercano il piacere. ..".
La morte della figlia alimenta ancora le accuse reciproche e l'acredine tra i due coniugi... Già, perchè Denyse rimarrà fino alla morte madame Simenon. Lui si rifiuta di divorziare, la legge svizzera lo obbligherebbe a sborsare cifre colossali.

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