sabato 9 luglio 2011

SIMENON SI RICORDA...

Copia di Je me souviens con dedica di Simenon
Abbiamo già accennato al fatto che nel '40, quando abitava A Fontney-le-Comte, a Simenon, in seguito ad una diagnosi sbagliata, fu pronosticato una fine prossima, due o tre anni, a causa del cuore malato e a patto che non si stancasse, smettesse di scrivere, fumare, bere, fare sesso... altrimenti la fine si sarebbe fatta più prossima. E questo portò ad una serie di conseguenze per le quali vi rimandiamo al post del 9 gennaio Paura di morire o fiuto per la comunicazione?.  A parte tutte le altre vicende annesse e connesse, vere o immaginate, una conseguenza tangibile di quell'episodio fu uno dei suoi primi libri autobiografici. Proprio ottant'anni fa', nell'estate del '41 Simenon finì la prima stesura di Je me souviens... che nelle sue intenzioni serviva a lasciare al figlio Marc, nato da appena un anno, qualcosa che gli ricordasse il padre, le sue ascendenze, com'era, cosa aveva fatto.
E' un libro particolare. Niente a che vedere con quelli scritti di otto/dieci giorni in état de roman. Qui ci fu una prima stesura che richiese circa sei mesi (dicembre '40-giugno '41) poi il libro rimase a "decantare" fino al '45, quando nel gennaio, a Sables d'Olonne, Simenon ne fece una revisione e a fine anno Presses de La Cité lo pubblicò. Ma poi ci fu una seconda edizione rivisitata nel '61.
Anche la lunghezza è particolare, sono in tutto diciotto capitoli (diciannove nella seconda edizione) dove l'intento è quello di ricreare il suo mondo, quello della sua adolescenza, la storia delle famiglie del padre e della madre, i momenti drammatici della guerra. I nomi non sono quelli veri e una nota di Simenon ci tiene a sottolinearlo. Ma poi nell'edizione del '61 torneranno a coincidere con quelli reali. Qualcuno ha addirittura azzardato che in questa opera ci siano delle vicende che potrebbero essere una sorta di messaggi in codice... ma poi per chi? La realtà che nel libro si sente la pressione di qualcuno che vuole  trasmettere al figlio tutto un mondo che lui non potrà raccontargli e che lo fa pressato dal (vero o presunto) timore di morire (anche se i tempi di stesura e di pubblicazione tutta questa fretta non la confermerebbero). Comunque si tratta di una tappa importante per le opere biografiche di Simenon che passeranno per Pedigree (1943), poi per i Dictées arrivando infine a Mémoires intimes (1981).
Particolare da sottolineare, il titolo fu scelto dall'editore, Sven Nielsen e Simenon non digerì mai del tutto la cosa. Ma d'altronde si trattava come abbiamo detto di un'opera fuori-serie, cioè basara su canoni diversi dalla sua letteratura: siamo in bilico tra una vera confessione e una ricostruzione romanzata del suo passato familiare. Je me souviens vive una genesi travagliata, la lunga gestazione, l'oblio per quattro anni, passaggi sopressi e poi ripristinati e infine una nuova edizione del '61. Altro che romanzi scritti d'istinto sotto l'impulso dell'ispirazione! E anche l'attenzione alla lingua e allo stile è ben altra cosa. E lo dice proprio Simenon, in  una nota scritta in occasione della seconda edizione.
"...Non si tratta in effetti di un'opera letteraria, ma di una specie di documento. Lo stile è piuttosto quello parlato, familiare, di un padre che si rivolge al figlio e non lo stile scritto di un romanziere. Sopprimere le ripetizioni, evitare i luoghi comuni, gli errori? Bisognerebbe riscrivere tutto e ho paura che un tale trattamento toglierebbe a queste pagine la loro spontaneità...".

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