giovedì 17 novembre 2011

SIMENON: ATTUALITA' DELL'EPOPEA DEI FALLITI

Negli anni successivi alla crisi del 1929 di Wall Street, i problemi economici arrivarono anche in Europa. Con un scarto di tempo maggiore di quanto non sia avvenuto in questi ultimi anni, ma anche allora le economie del nuovo e del vecchio erano legate talmente che la crisi americana non poteva avere conseguenze serie nei paesi europei. E ovviamente anche in Francia, proprio quando c'era Simenon.
Abbiamo ricordato questo avvenimento economico perché, a nostro avviso, spiega in buona parte il motivo delle critiche che spesso sono state mosse ai suoi romanzi. Cioè quello di parlare troppo spesso di poveri falliti, di povera gente o gente comune caduta, per un motivo o per l'altro, in disgrazia.  L'altra motivazione riguarda invece la sua infanzia. Simenon viene da una famiglia non povera, ma molto modesta che poi scivolerà nella povertà quando il padre si ammalerà e non sarà più in grado di lavorare. Evento che costringerà il futuro scrittore a lasciare la scuola ad appena quindici anni e tentare di lavorare da apprendista in una pasticceria prima e come commesso in una libreria poi.
L'esperienza a Liegi e l'osservazione della gente che vedeva intorno a lui erano insieme un forte condizionamento e una constatazione quotidiana delle conseguenze di una situazione economica che colpiva duramente.
Simenon, personalemente, in quei primi anni trenta era già benestante. Era partita con gran successo la sua serie dei Maigret, ormai faceva parte della scuderia degli autori Gallimard. Insomma era approdato a quella letteratura che gli consentiva di scrivere i suoi romanzi come gli paerva e piaceva, non più su commissione e non più legato a quelle regole cui doveva sottostare un "giallo" pur atipico come il suo Maigret. Ora era libero di scrivere quello che voleva, quello che lo ispirava, seguendo solo quel famoso état de roman che s'impossessava di lui per una decina di giorni e guidava la sua mente e la sua mano.
A questo punto come poteva sottrarsi a quello che l'aveva marchiato nell'adolescenza e a quello che vedeva attorno a sé?
Non ci pare affatto strano che in gran parte dei romanzi di Simenon (ma anche in alcuni Maigret) i protagonisti siano dei falliti o che si parli del famoso passaggio della linea dove rispettabili e benestanti cittadini cadono in disgrazia.
Ma bisogna far attenzione a non generalizzare, anche se la sua letteratura non si può definire di quelle a lieto fine. Questo gli serviva anche per a mettere a nudo l'uomo, quando nella sua discesa nell'inferno non si preoccupava di tenere un contegno, di coprirsi con una maschera e darsi un tono. I protagonisti dei romanzi simenoniani non si pongono problemi filosofici, ma la loro storia e il loro comportamento li pongono ai lettori. Il bene, il male, il destino che colpisce senza distinzioni e che non fa sconti a nessuno, la legge e la giustizia che molto spesso non coincidono (ed ecco il Maigret riparatore di destini) le ingiustizie sociali. Non fa nemeno della sociologia, non va a scavare il perché e il come si sono verificate certe situazione che poi spingono o provocano certi comportamenti dell'uomo.  A lui interessa l'uomo in sé e su di ui concenra la sua attenzione e la sua narrazione. Insomma Simenon racconta, ma racconta realtà, non favole e la realtà è nuda e cruda. In più lo fa con uno stile scarno ed essenziale.
Non è questa la grandezza di Simenon che ancora oggi lo rende attuale e ce lo fà ancora apprezzare?

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