sabato 12 novembre 2011

SIMENON DETTO TRA NOI... ITALIANI

Georges Simenon in una sua visita a Milano (qui ai Navigli)
Come abbiamo detto Simenon iniziò ad essere tradotto in italiano sin dal 1932 grazie all'accordo con Arnoldo Mondadori. La casa editrice milanese pubblicò tutto alcuni romanzi popolari, tutti i Maigret e quasi tutti i romanzi. Prima le inchieste del commissario, poi tutto il resto, passò all'Adelphi che diventò la sua editrice esclusiva per il nostro paese.
La saggistica e i pastiche letterari che furono scritti sul romanziere, arrivarono anni dopo. A quel che ci risulta la prima pubblicazione fu quella di Fetrinelli del 1962 che nella collana La Biblioteca Ideale, diretta da Oreste del Buono, editava la traduzione di un saggio francese scritto da Bernard de Fallois per Gallimard. Il titolo italiano era Simenon ed inizia con una rassegna di foto di Simenon in una delle quali cui lo scrittore, seduto su una pachina intorno ad un albero, sembre spiare una giovane coppia che conversa accanto a lui. Sotto una didascalia commenta "... Più la gente vive normalmente, più la gente s'abbandona indifesa alla vita,  e più attrae Simenon. Questi due innamorati ignorano che molto probabilente riappariranno in un romanzo. Simenon non li spia, lì ascolta e li comprende...". Non ci risulta che dopo il Simenon di Feltrinelli  ci siano stati altri saggi publicati. Facciamo così un salto di oltre trent'anni per trovare una prefazione all'Età del romanzo (Lucarini - 1990), uno scritto simenoniano tra quelli classificati autobiografici, apparso in un numero speciale della rivista Confluences (Lione - 1943) dedicato appunto ai problemi del romanzo.  Qui Giovanni Bogliolo, allora Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Urbino, compila una prefazione in cui afferma, tra l'altro "... individuare in mezzo ai risentimenti, alle idiosincrasie, ai paradossi, alle provocazioni un'operazione estetica, tra impressionista e realista piccolo-borghese, e di seguire di libro in libro (e non tutti sono identici come una certa grisaille lascia intendere a prima vista) il delinearsi di un preciso progetto letterario, quello di 'andare il più lontano possibile nella conosenza dell'uomo...". Nella ormai famosa rassegna "collezionistica", ricchissima di informazioni e di un ricercato apparato iconografico, Simenon in Italia di Biggio & Derchi (Edizioni Cinque Terre del 1998), i due autori raccontano in una nota d'apertura "...Eravamo bambini quando invece di 'andare a letto dopo Carosello' sentivamo ripetere dai nostri genitori 'Stasera tutti zitti, c'è Maigret in TV''e, se capivamo poco della vicenda giallia, tanto ci restava invece delle atmosfere, della voce di Cervi della sua pipa... E ci è restato tanto che, da ragazzi e poi da adulti, che abbiamo cominciato a desiderare di leggerli tutti quei romanzi di Maigret.... E ancora più tardi a scoprire che esisteva un Simenon senza Maigret, che ci sembrava a volte troppo simile al precedente, a volte tropo diverso, a volte banale, a volte complicato, ma che sempre ci ha lasciato pensierosi o addirittura comossi...". 
Passati un paio d'anni esce per Stampa Alternativa un libricino, nella collana i Margini, Pronto intervento e i nuovi misteri di Parigi, qui è Jacopo de Michelis che introduce questa traduzione di una serie di articoli raccolti sotto il titolo di Police Secours (leggi il post del 17 settembre Simenon. Police secours... dalla carta alla realtà)  in  cui sottolinea "... ad interessarlo tra i piccoli e i grandi casi di cronaca che descrive... non sono tanto i criminali professionisti, gli ambienti della malavita organizzata, quanto piuttosto i delitti dei dilettanti, i drammi di ordinaria disperazione e miseria che coinvolgono le persone comuni, quelle 'petits gens' che sono state sempre al centro della sua narrativa, delitti di cui indaga e analizza le cause sociali ed economiche...".  
Arriviamo ad un pastiche edito nel 2002 dalla Città del Sole, nella collana la Bottega dell'Inutile,  e scritto da Maira Ielo, Elogio della signora Maigret -Come servire il marito e vivere felice. In questo Maigret raccontato con gli occhi di M.me Louise Maigret si riflette anche la vita del suo creatore che in un postfazione avanza la considerazione che Teresa Sburelin, fosse l'incarnazione della signora Maigret, che personificava tutte quelle caratteristiche di devozione, dolcezza, premura, attenzione che la signora Louise aveva per il suo Jules. Allo stesso modo Teresa si prese cura di Georges come solo M.me Maigret avrebbe potuto fare. Altro ritratto di Maigret visto con gli occhi della moglie viene pubblicato nel 2004 dalle edizioni e/o, nella collana Vite Narrate, Mio marito Maigret -il racconto di un amore speciale di Barbara Notaro Dietrich, al suo esordio editoriale, che ad un certo punto fa dire a M.me Maigret "...il mestiere che aveva semrpe avuto voglia di fare non esisteva in astratto. Non era così automatico come se lo era immaginato. Jules credeva, e ha continuato ad esserne persuaso, che molte persone non erano 'al posto giusto'. Lui desiderava solo rimettercele. Per questo si è sempre considerato un riparatore di destini, più che un uomo di legge....".
 E veniamo a Simenon l'uomo nudo  (L'Ancora - 2004) una raccolta di tre saggi di autori per diversi  Gianni da Campo un dei simenonologi più accreditati in Italia,  Claudio G. Fava critico cinemagrafico, con la passione per il cinema francese e cultore dei film tratti dai romanzi di Simenon e Goffredo Fofi altro critito letterario e cinematografico appassionato dei suoi romans-durs. Proprio da Campo, dando del tu al 'suo' Simenon  fa notare che "...Eri diventato 'il caso Siemenon' che tutti discutevano e che tutti volevano inserire in un preciso genere letterario, per salvaguardare i propri schemi, di cui nessuno comprendeva le segrete motivazioni, tu per primo. Non eri Proust, che ancora non avevi letto, eppure anche nella tua memoria riecheggiave una mutilazione costante che ti portava a esplorare la condizione degli uomini. Senza saperlo, costruivi anche tu, come Balzac, una 'comédie humaine' ignorando schemi precostituiti; senza sperlo, affrontavi tematiche sartriane e camusiane pur non invischiandoti mai in concetti filosofici e ignorando ogni velleitarismo intellettuale. Eri Georges simenon che qualcuno osava accostare a Sartre, Camus, Balzac, Dostoevskij. Eri atteso al varco, all'uscita di ogni tua opera: alcuni speravano inciampassi nella corsa, altri invece che rivelassi zone ancora più oscure dove si ritrovavano puntalmente....".
Per ultimo ci siamo lasciti una chicca, un'edizione di ridotta tiratura, non in commercio, pubblicata sempre nel 2004 da Oedipus, grazie all'iniziativa dell'Università di Salerno: Intervista a Trockij. Una vera rarità, uscita nel 1933 su Paris-Soir. Nella postfazione Fabrizio Denunzio, dottore di ricerca in Scienze delle Comunicazione del citato ateneo, spiega così l'eccezionalità dell'intervista "...Diciamo che il rivoluzionario russo riconosce nel giovane autore di romazi gialli un operatore culturale molto dotato di un modo industriale di produzione letteraria utilizzato per la soddisfazione delle necessità immaginarie dei lettori...".
I titoli pubblicati dal sottoscritto li conoscete perchè citati qui, nella colonna di destra. Può darsi che un giorno ne parleremo...

1 commento:

andrea franco ha detto...

tra tutti i titoli citati mi sentirei di consigliare, a chi non l'avesse ancora letto,"pronto intervento"un piccolo libro in cui per ogni capitolo vengono indicati i fatti criminosi di un arrondissement di parigi.si potrà notare che alcune idee di maigret nascono proprio da questa ispirazione