lunedì 14 novembre 2011

SIMENON, QUAL E' LA PARIGI DI MAIGRET?

Una veduta di Parigi nel  1930 - L'ippodromo
La Parigi degli anni '30-'40? Sì. Diciamocelo, è quella in cui, nel nostro immaginario collettivo, vediamo muoversi Maigret, anche se ad esempio la serie televisiva inglese (con Rupert Davies  dal '60 al '63) e quella italiana (ma poi vedremo anche quelle francesi) presentavano un'ambientazione in periodi contemporanei ai nostri. Anche Gino Cervi, del resto aveva debuttato sulla Rai con il suo Maigret nel '64, quando Simenon era ancora in piena attività. L'ultima inchiesta che scrisse fu infatti Maigret et Monsieur Charles nel 1972.  E quindi la Parigi in cui si muove Maigret parte sì dagli anni '30 con i tram con la piattaforma aperta (dove il commissario fumava la sua amata pipa... beato lui!) ma arriva poi  agli anni '70 e in casa Maigret troviamo la televisione e sotto, in boulvard Richard Lenoir, é parcheggiata la loro autovettura (che per altro era la moglie a guidare). Insomma Simenon nei quarant'anni in cui scrisse le inchieste adottò una serie di cambiamenti, forse i medesimi che viveva lui stesso e i suoi lettori.
Non poteva o non gli era congeniale rimanere inchiodato ad un'epoca... L'unica cosa che un po' lo irritava è che anche il commissario invecchiava, ma molto, molto più lentamente di lui.
Nel 1930 a Parigi iniziavano ad installare i primi semafori perchè era ormai una metropoli di circa cinque milioni di abitanti (dove la metrò funzionava gia da trent'anni!), mentre negli anni '70 si superavano oramai gli otto milioni.  Era la città in cui nel '30  si era appena costruito uno stadio per il tennis, il Roland-Garros e negli anni '70 si demolivano simboli storici come il famosissimo mercato de Les Halles. Insomma la vità era cambiata non poco e per di più di mezzo c'era stata la seconda guerra mondiale con gli orrori del nazismo, poi l'immigrazione dalle colonie...
Invece Maigret e le sue storie tutto sommato non sono cambiate granchè, o forse sì, ma quasi non ce se ne accorge.
Parigi 1930 - Un tratto della metro aerea
In quei quarant'anni il mondo si era rivoluzionato, le tecniche scientifiche d'indagine si era raffinate e i mezzi per combattere la malavita e risolvere i casi erano molto più sofisticati. Maigret, però, continuava con il suo metodo, anche a rischio di apparire antiquato, sorpassato, ormai buono per la pensione. E che la sua Pairigi, e i parigini, fossero enormemente cambiati, non pesa sulle sue inchieste. Forse è lo stesso motivo per cui i giapponesi lontani anni luce per cultura e mentalità da Simenon, ne apprezzano i romanzi, i Maigret e hanno prodotto addirittura una serie televisiva dedicata a lui. E' evidentemente un personaggio che va dritto al cuore degli uomini, al di là del tempo e dello spazio. E alla Parigi di Simenon succede lo stesso.
Anche i francesi si abituarono con due serie televisive, prima quella con Jean Richard dal '67 al '90 e poi con quella con Bruno Cremer dal 1991 al 2005, a vedere sul piccolo schermo una Parigi contemporanea, con le strade piene di traffico, telefoni moderni, e un Maigret senza lo "chapeau melon" e il pesante cappotto dal collo di velluto. Immutabili come la sua pipa, solo Quai des Orfévres (che però tra un po' non sarà più la sede della polizia giudiziaria), la Senna che scorre sotto le sue finestre, la Tour Eifel...

1 commento:

andrea franco ha detto...

Per me la parigi di maigret rimane quellla degli anni trenta,cosi come la francia della provincia dello stesso periodo in cui sono ambientate alcune inchieste